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Primo ciclo di incontri con "verdi e brillanti, capacità cognitive nelle piante" a cura del Professor Stefano Mancuso, allo Spazio Contemporaneo “Carlo Talamucci”

| di Chiara Mura
| Categoria: Cultura | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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“Non c’è essere vivente!” continuava a ripetere Robinson Crusoe, approdato sull’isola deserta.

Per il grande Linneo non poteva esistere alcuna pianta carnivora, e così la poi famosa Dionaea venne dal botanico e naturalista svedese paragonata alla Mimosa pudica e il suo movimento di chiusura e intrappolamento di insetti associato al movimento riflesso. “Ma io noto che si chiude non appena l’insetto gli passa davanti” contesta John Ellis. Linneo non demorde. Si tratterà di insetti stanchi. Impossibile questa ipotesi per Ellis, che ha utilizzato solo insetti giovani.

Anche il grande Linneo fu succube del Plant Blindness quando cercò di negare in tutti i modi alla pianta la capacità di predazione e di movimento attivo, approdando nell’incredibile ipotesi di insetti suicidi piuttosto che riconoscere nella pianta capacità riferite solo all’animale.

Le piante da sempre sono organismi sottostimati nella percezione dell’uomo e questo a causa di basi fisiologiche.

Anche nelle incisioni rupestri mancano le illustrazioni di vegetali.

Circa cinque anni fa il professor Stefano Mancuso con alcuni colleghi psicologi americani sottoposero alcuni studenti americani ad un test che prevedeva la visione di quattro immagini per un numero limitato di tempo. Sebbene nelle foto le piante coprono la maggior parte dell’intera area, il 94% di studenti le ha escluse nella descrizione delle immagini. Il 6% che ha notato la presenza copiosa di piante è costituito principalmente da donne, raccoglitrici nell’era dell’inizio dell’uomo sulla Terra.

Il Plant Blindness è legato al cervello, in quanto ha una capacità di calcolo molto ridotta. Dell’1,5 GB di informazioni che al secondo l’apparato visivo riceve dal mondo esterno, solo 300 byte riescono ad essere elaborati dal cervello.

Il cervello umano ha infatti la capacità di filtrare via ciò che non serve. E le piante non costituiscono un pericolo per l’uomo in quanto non lo attaccano; per ciò l’essere umano non deve proteggersi da esse.

Riconoscere che l’uomo ha una scarsa attenzione nei confronti delle piante risulta particolarmente significativo se si considera che il 99,7% della biomassa è fatta di piante.

La nostra concezione della natura, pertanto, risulta non essere tanto diversa da quella rinascimentale. Un disegno del 1536 dal titolo indicativo di Ordine della natura è un chiaro testimone della staticità percettiva nei riguardi del mondo vegetale.

Partendo dall’assunto che le piante non posso muoversi per scappare da possibili predatori, è immediato attribuirgli una sensibilità nettamente maggiore rispetto agli animali per la propria salvaguardia che non presupponga la fuga come modalità di difesa.

Sentono in netto anticipo rispetto agli animali i cambiamenti che avvengono all’esterno; più di 20 parametri chimici/fisici vengono sentiti dalle radici; hanno la capacità di sentire, avvertire la presenza di patogeni.

Dunque, le piante sono esseri intelligenti?

La loro impossibilità di spostamento gli causerebbe una morte sicura per predazione. Per risolvere questo problema interviene l’evoluzione per consentire la sopravvivenza; nella pianta abbiamo l’assenza di organi singoli con lo svolgimento di particolari funzioni. Le stesse funzioni di singoli organi che troviamo nell’animale, la pianta le ha distribuite sull’intero corpo.

Ragionano senza avere un cervello.

Le piante non sono dunque individui. Individum è infatti qualcosa di non divisibile. Le piante, invece, hanno strutture modulari ripetute. Sono più simili a colonie di una stessa specie di insetto, piuttosto che ad un unico organismo pluricellulare.

Le piante si muovono, con una velocità che va dai microsecondi alle grandi unità di tempo. Il movimento più veloce in natura appartiene alle piante: è l’apertura con esplosione del polline.

La pianta possiede movimenti sia passivi che attivi. I primi sono legati alla composizione materiale della pianta, la cui applicazione nel campo della tecnologia potrebbe essere importantissimo. Ad esempio il seme dell’Erodium gira in funzione dell’umidità infilandosi nel terreno. Per questo movimento non è richiesta nessun’applicazione interna di energia. Se si scoprisse il reale funzionamento, si potrebbero costruire delle sonde automatiche da inviare sui pianeti. I movimenti attivi, richiedente fonte di energia interna, sono ad esempio quelli che portano la Dionaea ad aprirsi e a chiudersi, acchiappando e mangiando insetti, per l’approvvigionamento di azoto mediante animali. Dunque, caro Linneo, anche le piante possono portare un animale ad essere preda.

Tutte le piante si muovono.

I fagioli compiono lenti movimenti delle foglie, delicati ed elegantissimi se accelerati per renderli accessibili alla vista umana, per trovare la disposizione spaziale migliore per la ricezione della luce.

I girasoli vengono definiti piante sociali. Per poter sopravvivere devono apprendere le regole del vivere sociale fin dall’inizio della loro crescita. Hanno forti esigenze relazionali per la propria sopravvivenza.

Le cure parentali sono una prerogativa degli animali superiori. E alcune piante hanno cure parentali che arrivano fino ai 20 anni.

In alcune piante si possono ritrovare tutti i presupposti per la definizione e l’esistenza di clan. Le radici delle piante adulte svolgono la funzione del patriarca contribuendo alla nutrizione delle piante di neo formazione. Inoltre le piante posseggono la capacità del riconoscimento parentale e in funzione a questo applicano comportamenti cooperativi o competitivi.

Le piante hanno un alto livello di sensibilità.

Sono sensibili alla gravità. Il loro fonotropismo permette di apprezzare alcune frequenze e di provocare repulsione ad altre, sempre in funzione della sopravvivenza.

Le piante producono anche suoni. Ad esempio le radici emettono suoni che, percepiti da quelle vicine, consentono il riconoscimento e la conoscenza spaziale. Sanno dove si trovano.

Hanno consapevolezza.

La Cuscuta ha necessità do trovare, entro 4 giorni, in quanto pianta parassitaria, un’altra pianta da parassitare. E per fare questo riesce a sentire le emissioni volatili lasciate dalle altre piante.

Il fagiolo (sempre lui) non solo riesce a riconoscere un supporto su cui aggrapparsi, ma anticipa anche la posizione che di volta in volta il supporto occupa se questo viene spostato con andamento regolare e ripetitivo, ad esempio circolare. Il fagiolo è molto competitivo. Se si posiziona un palo tra due piante di fagioli, si determina l’instaurarsi di un rapporto competitivo tra le due piante. Da questa competizione si è osservato che il fagiolo non solo ha consapevolezza del palo, ma anche di quello che succede nella pianta vicina; se infatti l’altra pianta arriva al supporto prima della pianta in questione, essa nell’immediatezza dell’accaduto modifica la direzione del proprio movimento.

Sono le radici il luogo più interessante della pianta. Rappresentano l’80% della massa nella maggior parte delle piante. Charles Darwin pubblicò circa 8 libri sulle piante. L’unico libro sperimentale riguarda le piante ed è intitolato Il potere del movimento delle piante. In esso, tre quarti dei movimenti presi in considerazione riguardano le radici.

Ciascun essere vivente ha un polo cognitivo e un polo produttivo. Negli animali si trovano in ubicazioni separate. Nella pianta quello produttivo è costituito dalla componente aerea.

Cosa succede nell’apice radicale? Nella radice sono presenti i potenziali d’azione, gli stessi che funzionano nei neuroni dei cervelli. I potenziali d’azione delle piante sono meno frequenti ma sono spontaneamente generati. Nelle piante c’è una distribuzione cognitiva su tutto il corpo dove nell’uomo abbiamo invece una forte concentrazione nel cervello. La pianta utilizza principalmente vettori chimici per la trasmissione dei segnali. Ma per l’esigenza di una risposa immediata all’informazione ricevuta, la risposta viene elaborata grazie ad un segnale elettrico, più veloce.

La trasmissione dei segnali è localizzata in particolar modo nella massa radicale; viene così esclusa la sola funzione nutritiva delle radici.

La memoria è un altro attributo che è giusto associare alle piante.

Per imparare è necessario avere memoria. Le piante sanno riconoscere se uno stesso stimolo avviene in condizione di pericolo o invece in assenza di esso. Lo studio delle talee ha portato a chiedersi dove si conserva la memoria. La sede della memoria non deve stare principalmente o esclusivamente nel cervello (come anche lo studio sulla Planaria evidenzia).

L’apparato radicale è la parte evolutiva della pianta strutturata per proteggersi dalla predazione. L’apparato radicale, a buona ragione, può essere paragonato alle reti internet, sia in quanto funzione che in quanto struttura. Internet nasce negli anni ’70 per una esplicita richiesta del ministro della difesa. Nasce ARPANET che presupponeva un funzionamento senza l’utilizzo di un coordinamento centrale. È un funzionamento ad organizzazione diffusa.

Se ciò che è solido si diffonde nell’aria come disse Karl Marx, allora il moderno non ha punto centrale. Le piante sono esempio di modernità. È inoltre in corso la Bio-ispezione vegetale che si richiama all’organizzazione decentralizzata delle piante.

La sensibilità delle piante è la caratteristica che più le avvicina all'animale e che più da esso le allontana. La loro è una sensibilità tutta al vegetale. 

Soffrono le piante? Sicuramente non con dolore, grazie alla loro organizzazione. Hanno una sensibilità superiore sia in fatto di quantità e sia di qualità. 

 

Chiara Mura

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