L’ECOLOGIA NEI NOSTRI VESTITI

Rubrica ECO LIFE

| di Melissa Malberti
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La scelta di tessuti ecologici per i nostri vestiti è importante per ridurre l’inquinamento causato dall'industria tessile. 

Il settore dell’abbigliamento ha un ruolo cruciale a livello ambientale, è la seconda industria più inquinante al mondo, rappresenta uno dei principali consumatori di acqua a livello globale e incide per circa un decimo sul totale delle emissioni di gas serra presenti nell’atmosfera.
 
Ogni anno vengono prodotti circa ottanta miliardi di nuovi capi e quasi sei milioni di tonnellate di rifiuti tessili in Europa, ma solo un quarto di essi viene riciclato. Inoltre, l’80% dell’impatto ambientale di un prodotto viene stabilito durante la sua progettazione, momento in cui si decidono i materiali di cui sarà costituito. Per questo è fondamentale sensibilizzare la popolazione sull’importanza di scegliere fibre e tessuti ecologici in grado di ridurre l’impatto dell’intero ciclo produttivo. Ciò che rende un tessuto ecologico è il processo produttivo a cui viene sottoposta la fibra.

Ci sono tessuti non rinnovabili (nylon, poliestere, acrilico, lycra…) che comprendono tutte le fibre sintetiche, che purtroppo sono anche le materie prime più utilizzate nell’industria dell’abbigliamento, superando di gran lunga quelle naturali. Esse vengono prodotte in laboratorio con polimeri di plastica o derivati dal petrolio sintetizzati chimicamente. A causa della loro composizione, i tessuti sintetici hanno un bassissimo tasso di biodegradabilità. Tuttavia, il maggiore impatto ambientale di questi materiali è causato dal fatto che derivano da risorse sempre meno reperibili in natura e dal processo produttivo con consumi energetici esorbitanti, elevate emissioni di CO2 e un alto rischio di disperdere sostanze chimiche pericolose durante la lavorazione.

I tessuti derivati da fonti rinnovabili (Cotone, lino, juta, canapa, lana, seta…), nonostante la loro origine naturale, trovano un limite nella capacità produttiva delle terre da coltivare e nell’insufficiente disponibilità di bestiame. Quindi l’alternativa migliore sarebbe quella di scegliere tessuti che possono essere riutilizzati così come sono o riciclati all’interno di un nuovo ciclo produttivo. Nel secondo caso si tratta di materiali che provengono dalla raccolta di abiti dismessi, appartenenti ad altri settori industriali o da scarti ed eccedenze prodotti nei diversi stadi della filiera.

Tra i più diffusi troviamo la lana rigenerata, prodotta partendo da vecchi indumenti o residui tessili, e il cotone riciclato, che presenta però una qualità molto inferiore, obbligando così i produttori a miscelarlo con altre fibre. Quella del riciclo è un’ottima soluzione anche per ridurre i rifiuti di tessuti sintetici che non sono biodegradabili, ma che, una volta rielaborati, riescono a conservare all’incirca la qualità originale, a prescindere da quante volte sono stati rigenerati.

Melissa Malberti

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