IL PAPA IN CILE

SIAMO TUTTI STRANIERI

| di Gloria Janet Perilla
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Il Santo Padre Francesco ha visitato un Cile dove la fede cattolica è in declino e un Perù più devoto. Arrivato in Cile con una lunga lista di denunce. Il suo arrivo è stato preceduto da proteste, attacchi alle chiese e molte critiche. Un sondaggio di Latinobarómetro non solo ha mostrato che ha avuto il punteggio più basso nella regione tra i cileni, ma che era lì dove la Chiesa cattolica ha perso più fedeli. Il motivo? I recenti scandali di abusi sessuali nel clero e la mancanza di azione da parte del Vaticano che avrebbe coperto i crimini sessuali di Feranando Karadima, il sacerdote accusato di abusi.

Ma ha parlato con i Mapuche, una popolazione indigena originaria del Cile centrale e meridionale e del Sud dell’Argentina. Si tratta dell'unico tra i popoli nativi del Sud America sopravvissuto alla colonizzazione europea.

Papa Francesco li ha incontrati, salutandoli nella loro lingua aprendo la celebrazione svoltasi nell'aeroporto militare di Temeuco. Il Pontefice ha ripreso i versi di un canto indigeno: “Arauco ha un dolore che non posso tacere, sono ingiustizie di secoli che tutti vedono commettere”. Ha detto il Pontefice "Più che promuovere, i processi di unità e di riconciliazione, si finiscono per minacciarli, in questa travagliata regione del sud del Cile la violenza chiama violenza, la difesa della cultura del riconoscimento reciproco non può essere costruita sulla base della violenza e della distruzione che finisce per prendere sulla vita umana, non si può chiedere il riconoscimento annichilendo l'altro".

"Offriamo questa celebrazione a tutti coloro che hanno sofferto e sono morti e per i quali portano sulle spalle il peso di tante ingiustizie", ha detto alle vittime della dittatura di Augusto Pinochet. E rispondendo alle accuse contro il Clero ha detto "Il giorno in cui mi porteranno una prova contro il vescovo Barros, parlerò, non c'è una sola prova contro, tutto è calunnia", ha detto il Santo Padre Bergoglio su Juan Barros e rispondendo che le accuse di aver coperto gli abusi sessuali contro i minori commessi dal sacerdote Fernando Karadima "sono calunnie" affermando "Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che provo per il danno irreparabile causato ai bambini dai ministri della Chiesa", ha detto nel palazzo di La Moneda.

Gloria Janet Perilla

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