CRISTOFORO COLOMBO E I TEMPLARI IN SUD AMERICA

Rubrica SIAMO TUTTI STRANIERI

| di Gloria Janet Perilla
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Esiste il serio dubbio che i Cavalieri Templari avessero notizia dell’esistenza del continente americano prima della sua “scoperta” da parte di Cristoforo Colombo.
Qualcuno asserisce che essi sarebbero già stati nel nuovo continente prima del navigatore genovese. La principale base navale dei Cavalieri Templari era il porto francese di La Rochelle, situato sull’Atlantico. A cosa serviva ai Templari un porto sull’oceano, così decentrato rispetto ai loro possedimenti, se i loro viaggi erano rivolti verso la Terrasanta? Da qui l’ipotesi che le flotte Templari avessero anche altre destinazioni. Come è noto, le vele delle tre caravelle di Colombo portavano la croce rossa in campo bianco simbolo dei Templari. Forse per farsi riconoscere dagli indigeni che poi lo accolsero con tutti gli onori?

Ritornando a Colombo, c’è da chiedersi: come faceva ad essere così sicuro di trovare terra? Come ha fatto su una rotta mai percorsa ad indovinare i venti, sia all’andata che al ritorno? Come ha fatto a non finire sulle barriere coralline? Sapeva certamente di non essere nelle indie, e continuando, l’equipaggio stanco ed impaurito cercò di rivoltarsi al proprio comandante, Colombo offri la sua testa in cambio di tre giorni di navigazione, ebbene il terzo giorno apparvero le terre di San Salvador..

Sembra proprio che la scoperta dell’America sia dunque avvenuta almeno un secolo prima del viaggio di Colombo, ma che sia stata tenuta segreta per non far scoprire l’ultimo rifugio dei Templari ed il loro tesoro.
Infatti era il 13 ottobre del 1307 quando Filippo IV, detto il bello, emise un mandato di cattura contro tutti i templari che si trovavano sul suolo francese.

Erano in quindicimila circa i cavalieri Templari che si trovavano in Francia in quel momento e molti furono arrestati e molti beni dell’Ordine confiscati. Ma se Filippo pensò di mettere finalmente le mani sul tesoro del Tempio e sulla sua flotta, si sbagliò. Entrambi si erano volatilizzati scomparsi. Oltre alle tante commende europee l’Ordine possedeva dei porti importanti sia nella Francia settentrionale sia nella Francia meridionale, come il porto di Boulogne, di Marsiglia o come quello di Séte che serviva a mantenere i contatti con l’Inghilterra.

Postazioni importanti per il commercio con le regioni mediterranee e il trasporto di pellegrini in Terrasanta. Anche in Spagna e in Italia c’erano dei porti templari. Le navi dell’Ordine erano particolarmente richieste perché fornite di una scorta armata. Un fattore essenziale in un’epoca in cui i poveri pellegrini che partivano per la Terrasanta venivano talvolta venduti dal capitano della nave come schiavi al miglior offerente.
 
Il commercio templare con stoffe, porcellane, vino, vetro e spezie fioriva, portavano armi e uomini e compravano prodotti orientali. E qui entra il gioco soprattutto il porto francese di La Rochelle. Appena emesso l’ordine di cattura, alcuni templari presero il mare, dal porto de la Rochelle, e solo coloro che riuscirono a imbarcarsi nella confusione seguita agli arresti poté salvarsi.

Alcune fonti non confermate, sostengono che tra i tanti tesori posseduti dai templari vi fossero anche mappe antiche e misteriose, avute da società segrete orientali con i quali erano entrati in contatto; in queste mappe vi erano indicate le vie verso nuove terre forse le Americhe.

I primi, quindi, che giunsero in America prima di Colombo furono i Templari.

Il porto di La Rochelle era un punto di partenza strategico per intraprendere navigazioni fuori dall’Europa suppongono che le navi templari potrebbero aver raggiunto il continente americano, quasi duecento anni prima di Colombo.

Questo spiegherebbe la grande quantità di argento che sarebbe provenuto dalle miniere del Messico di cui l’Ordine sempre dispose.

L’idea non è assurda, del resto, l’enorme quantità d’argento che all’improvviso circolò in Europa poteva solo provenire dall’America. 

Quindi, possiamo affermare che Colombo, era in realtà un Cavaliere Templare.

Gloria Janet Perilla

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