Hai iniziato a giocare a calcio grazie a tuo fratello?
Sì, lui giocava nella squadra di paese e anche lui ha sempre fatto il difensore centrale. Mio papà è un grande appassionato e con lui andavo a vedere mio fratello e dai primi anni di asilo ho espresso la volontà di provare a giocare anch’io, anche se vedevo solo maschi e pensavo non si potesse. I miei hanno aperto a questa possibilità e ho fatto i primi provini e ho iniziato a giocare.
Per te è un ritorno in Pro Sesto ma prima di venire qui hai fatto tutte le giovanili dell’Inter.
Io ho fatto le giovanili dell’Inter fino alla primavera, l’ultimo anno di primavera ho vinto lo scudetto di categoria e sono venuta subito alla Pro Sesto in prestito.
Tu hai vissuto il passaggio al professionismo del calcio femminile, uno sport che quindi in questi anni ha acquisito credibilità e valore ma che prima non riceveva lo stesso trattamento di quello maschile. C’è stato un momento, quando eri più piccola in cui questo ti ha creato problemi, magari a scuola?
Da bambina no, non sentivo questo gap anche perché giocavo in una squadra in cui venivo rispettata da tutti. A livello scolastico invece ho avuto qualche problema perché il programma per atleti era esteso fino alla Serie B mentre io in quinta superiore ero in Serie C qui alla Pro Sesto. Quindi venivo qui tutti i giorni ad allenarmi ma non mi veniva riconosciuto il diritto allo sport, contrariamente a quanto accadeva nelle giovanili quando, giocando nell’Inter, eravamo sotto FIGC. Poi quando ero piccola ho vissuto il passaggio dell’Inter Femminile da realtà “famigliare” a proprietà FC Internazionale quindi legata alla squadra maschile.
Parlando con Alessia Gentile, ci diceva che quando era all’Inter era chiaro come fosse una società professionistica, anche a livello di organizzazione e di ciò che ti mettono a disposizione. E’ una cosa che manca una volta lasciata una realtà come quella?
Sicuramente trovi meno possibilità economiche, l’Inter è una squadra di Serie A e che ha in più dietro la squadra maschile. Però non mi lamento perché sono stata fortunata nelle esperienze che ho vissuto io. Però sono realtà diverse, prima magari davi per scontate cose che poi non trovi più.
Tra le tue due esperienze in Pro Sesto c’è una parentesi in mezzo.
Esatto, nella mia prima esperienza qui abbiamo vinto la Serie C, tra l’altro in un anno in cui non era quello l’obiettivo perchè la Pro Sesto era una neopromossa dall’Eccellenza ed era stata costruita una squadra per fare bene ma non per vincere. Però ci siamo trovate molto bene con un bel gruppo e un campionato accessibile e abbiamo vinto. L’anno dopo ho fatto una scelta personale e ho scelto di cambiare squadra e sono andata ad Arezzo dove sono rimasta per due anni. La fortuna che ho avuto ad Arezzo è quella di trovare una società strutturata, dove anche in Serie C venivi trattato in modo professionale pur non essendo professioniste. Quell’anno abbiamo vinto la Serie C. Ho fatto l’anno in Serie B lì e poi un altro anno in Serie B al Chievo. Quindi in quegli anni ho dovuto fare dei sacrifici e degli spostamenti che mi hanno permesso di rimanere in Serie B.
Sono sacrifici che rifaresti?
Sì. Sono sacrifici che mi hanno tolto quei classici momenti in famiglia e con gli amici, ho tolto qualcosa allo studio. Ma penso che fosse il momento adatto per farlo.
Dopo il Chievo invece?
Dopo il Chievo sono tornata qui l’anno scorso, abbiamo fatto un buon campionato, siamo arrivate seconde e poi alla fine dell’anno scorso che per me è stato un anno soddisfacente, mi sono trasferita alla Pro Palazzolo.
A gennaio di quest’anno sei tornata qui. Cosa hai ritrovato e cosa invece hai trovato cambiato rispetto alle due esperienze passate in Pro Sesto?
Sicuramente rispetto alla prima l’ambiente è cambiato molto, la considerazione che si ha del Femminile è cresciuta. Anche solo l’aver accesso alla palestra e gli spogliatoi in sede. Dall’anno scorso ho ritrovato la spina dorsale del gruppo dello scorso anno, ed è importante perché l’anno scorso abbiamo fatto un campionato importante, e quindi è rimasta anche quell’esperienza che serve. Il gruppo però si è anche ringiovanito perché sono arrivate anche tante ragazze più giovani, per la prima volta mi trovo a non essere tra le più giovani del gruppo. Anche tutto lo staff è cambiato.
Da quando sei arrivata sono sei vittorie consecutive. Quest’anno non vi siete nascoste, avete parlato di obiettivi come la vittoria della Coppa Italia e cercare di arrivare più in alto possibile in campionato. Questo gruppo ti sembra pronto per questi obiettivi?
Secondo me sì. Poi certamente puoi fare una stagione che rispecchia più o meno il tuo valore, però se sei in una determinata posizione in classifica un motivo c’è. Quindi se noi oggi siamo secondi vuol dire che il gruppo ha qualità e risorse. Valori che non stanno solo nelle undici titolari, ma c’è anche uno staff preparato. Io sono venuta qua apposta, una giocatrice vuole sempre vincere. Stiamo andando bene, anche il passaggio del turno in Coppa è importante, avevamo tutte le carte in regola per vincere ma giocavamo contro una squadra più in alto di noi in classifica, quindi partivamo sfavorite, invece abbiamo dominato e meritato di vincere. Siamo una squadra con qualità
Hai qualche rito scaramantico prima delle partite?
No, non sono una scaramantica… magari tendo ad usare gli stessi indumenti o mangio sempre le stesse cose a pranzo (pasta in bianco e bresaola) ma non un vero e proprio rito o gesto.