I Litfiba infiammano il Carroponte di Sesto San Giovanni: pienone per la festa dei 40 anni del disco 17 Re

a Sesto

redazione
08/07/2026
Carroponte
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C’è qualcosa di magico e intrinsecamente industriale nel vedere i Litfiba salire sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni. Quello scheletro di ferro battuto, testimone di un passato operaio, ieri sera si è trasformato nella cattedrale perfetta per il rock sciamanico e graffiante della band fiorentina.

Niente nostalgismo sterile, solo pura energia distorta e fumo rosso.

Il concerto è partito a cento all'ora senza lasciare tempo di respirare. L'attacco è affidato a un brano micidiale che mette subito in chiaro le cose: "17 Re"  è il pezzo ritrovato, la canzone rimasta nel cassetto per 40 anni che fa da apripista per festeggiare il quarto decennale del leggendario disco dei Litfiba. Il pubblico, una miscela generazionale che andava dai cinquantenni della prima ora ai ventenni rapiti dal mito, è esploso in un pogo liberatorio sotto la struttura d'acciaio.

Il concerto è stato un crescendo con la tracklist del disco che viene eseguita seguendo le linee melodiche originali: una sezione centrale da brividi dedicata ai brani storici degli anni '80. I giri di basso che Gianni Maroccolo esegue in 17 Re hanno fatto tremare il suolo.

Piero Pelù è il solito animale da palcoscenico: teatrale, provocatorio, instancabile. Ha dominato la passerella arrampicandosi ovunque possibile, mentre Ghigo Renzulli, immobile e glaciale dietro la sua chitarra, tesseva riff affilati come rasoi.

La precisione e l'eleganza sonora di Antonio Aiazzi alle tastiere e fisarmonica ha reso il tutto magico. Menzione a parte per Luca Martelli che, instancabile dietro piatti, tamburi e rullante, è stato il motore del ritmo incandescente dei Litfiba.

Dopo l'esecuzione delle bellissime "Ferito", "Re del silenzio", "Univers", "Sulla terra" , "Come un dio", la aggressiva "Cane" arriva il gran finale affidato a "Cangaceiro" e il Carroponte è diventato una bolgia unica.

Se qualcuno pensava che gli anni avessero ammorbidito la band, ieri sera ha dovuto ricredersi. La voce di Pelù, pur con le sue graffianti crepe del tempo, graffia ancora dove deve graffiare; la sezione ritmica è un treno in corsa che non accenna a frenare. Lo afferma lo stesso leader della band:"Negli anni 80 in Italia non c'era niente oltre ai Litfiba".

"Il rock non è un genere musicale, è un modo di stare al mondo." — Sembrava questo il messaggio non scritto rimbalzato tra le vecchie travi del Carroponte.

L'acustica del luogo, spesso complessa da gestire all'aperto, ha retto l'urto della distorsione grazie a un mixaggio che ha privilegiato la potenza dei medi e l'impatto della batteria, rendendo ogni pezzo un cazzotto nello stomaco.

I Litfiba ieri sera hanno dimostrato che il loro repertorio non è un pezzo da museo, ma materia viva, pulsante e maledettamente rock. Chi era presente è uscito con le orecchie che fischiavano, le gambe stanche e la certezza che di band così, in Italia, non ne fanno e non ne faranno più. Lacio Drom!

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