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SESTO, S’È MAI CHIESTO SERIAMENTE, IL PERCHÉ SONO STATE CHIUSE LE SUE FABBRICHE?

Il pieno impiego: una volta, venivano tutti a lavorare da noi! Poi, di botto, il deserto!

| di Mario Carmelo Guerrisi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Sono trascorsi appena trent’anni e sembra già un secolo, da quando dal pieno impiego, ci troviamo oggi, a mendicare un posto di lavoro altrove, quale che sia. E fa specie, che quasi mai nessuno, si sia interrogato in modo serio, per approfondire il vero motivo per il quale ci siamo ridotti a vivacchiare. D’accordo, diciamo pure che la città non è proprio morta di fame e tanto per non smentire la sua fama di resistenza, ecco che più arzilli che mai, lo dimostrano, a grande maggioranza, gli anziani pensionati, sostenendo con il loro reddito, l’incerta esistenza di figli e nipoti.

Ritornando a noi, invece, ci corre l’obbligo di tramandare ai posteri, una motivazione per quanto, purtroppo, c’è caduto sulle spalle, rilegandoci a casa in pantofole. Una situazione, che potrebbe essere ritenuta ancora accettabile, ma fino a un certo punto, perché, quando la maggior parte di noi anziani, passerà a “Miglior vita”, per chi rimarrà in vita, saranno dolori e forse, altro.

1995 Ultima colata d’acciaio della grande Falck. E prima ancora, quasi alla chetichella, altre aziende che hanno fatto la storia di questa città, hanno chiuso i battenti, per trasferire altrove, la produzione. Viene il nodo alla gola, solo a raccontare questa storia, figurarsi invece, come l’hanno presa, operai, maestranze e impiegati di allora, trovandosi improvvisamente, in mezzo a una strada. Circa quaranta mila persone, che dovevano reinventarsi un futuro. Anche qui, va detto, che a tantissime persone, non è andata proprio male, perché il Ministero del Lavoro e Regione Lombardia, allora all’altezza della situazione e su impulso sindacale, hanno saputo e potuto ricollocare la gran maggioranza di quelli rimasti senza occupazione, o con sussidi oppure facendole assumere nei grandi Servizi Pubblici: Ferrovie, Poste, Sanità, Scuole ed Enti Locali.

I MOTIVI DI TANTO SCONQUASSO?

Va ricordato a tale proposito, il grido di dolore del Dottor Alberto Falck, quando qualche settimana prima della chiusura, ha dichiarato: “E’ ormai impossibile andare avanti con la produzione dell’acciaio qui da noi, avendo costi di produzione insostenibili, mentre altri, in Italia, per un motivo e per un altro, ricevono incentivi statali e dunque sostanzialmente concorrenziali”. Che cosa avveniva allora, realmente? Accadeva, che per garantire occupazione al Centro e al Sud, lo Stato Italiano aiutasse le imprese del settore d’acciaio, con sostanziosi incentivi e con leggi speciali: Piombino, Bagnoli e Taranto, in pratica, andavano avanti con questi aiuti, a discapito delle imprese private, a cui toccava arrancare. Fu così, che con il consenso sindacale e delle forze politiche, si era creato in Italia, un tale scompenso, al quale, le aziende, rispondevano con le chiusure.

Va inoltre ricordato, che, sempre per lo stesso motivo occupazionale, gli stessi sindacati, nei contratti nazionali, avevano imposto alle aziende che il 2/3% dei guadagni aziendali, andavano riservati alla creazione di posti di lavoro al Centro e al Sud d’Italia. Ed ecco dunque, giustificati, i numerosi trasferimenti di produzioni dal Nord verso altre regioni italiane: tanto, che per incamerare incentivi e facilitazioni, è stato un fuggi fuggi delle imprese, in quasi tutti i settori strategici, dall’acciaio, all’auto, al ferroviario, al farmaceutico, al tessile e fino alle apparecchiature Radio/TV e così via. Vistoso, il trasferimento produttivo della FIAT verso altri paesi e possibilmente, tutto continua ancora oggi, con i prodotti agricoli e ortofrutticoli.

Ovviamente, cambiando in peggio la situazione del lavoro, per trovare un impiego oggi, tocca sudare le classiche sette camicie e alla fine, per non fare il disoccupato a vita, tocca accettare qualsiasi lavoro, a volte anche schifoso e per i giovani poi, è ancora peggio! Questa è la vita, anzi, “Così è se vi pare”, diversamente, si tira a campare alla meno, peggio, facendo gli oziosi o sperando nella paghetta del nonno!

Mario Carmelo Guerrisi

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