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Via Palermo 1: le Suore Orsoline di Verona non denunciano e lasciano aperte le trattative

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Dopo circa due minuti di attesa, al suono di Per Elisa, risponde alla chiamata una referente delle Suore Orsoline, durante il presidio di venerdì 12 settembre in via Palermo, alle h.18:00.

“Buongiorno, la chiamo per la questione degli appartamenti del palazzo di via Palermo 1. Oggi le ho anche inviato una email per riassumere un po’ la questione. A noi, che siamo un movimento di lotta e di diritto alla casa, risulta che in quel palazzo ci siano 4/5 alloggi vuoti e che non sono affittabili. Abbiamo dei contatti abbastanza stretti con alcune famiglie che hanno una emergenza abitativa veramente pressante: parliamo di famiglie con minori a carico, in certi casi anche disabili e, in verità, per morosità colpevole sono stati sfrattati. La prospettiva che hanno è quella di vivere in strada. Allora, abbiamo sollevato un po’ questa cosa perché pensavamo, essendo anche Voi un ordine religioso, ci potesse essere una vicinanza rispetto all’estremo bisogno che hanno queste famiglie. E quindi riteniamo, da parte nostra, l’intenzione di discutere della possibilità di un contratto di locazione perché, in una situazione di emergenza come quella attuale, 4 o 5 appartamenti, che sono pure in vendita ma vuoti, a fronte dell’enorme bisogno che hanno queste famiglie, è una cosa un po’ stridente. Quello che chiediamo è un incontro per trattare serenamente delle possibili condizioni per un contratto regolare di affitto con condizioni che siano vantaggiose per entrambe le parti”. Pablo, del Comitato Popolare per la Qualità della Vita - Nord Milano, introduce la questione alla Suora; durante la spiegazione la stessa è chiaramente in attento ascolto.

Di seguito, l’intera conversazione avvenuta tramite chiamata telefonica:

“Noi abbiamo un amministratore, lì a Milano e, per tutte le cose, dovete fare riferimento a lui”.

“Con l’amministratore non abbiamo ancora un contatto diretto, ma abbiamo iniziato ad informarci e, in verità, lo chiameremo a stretto giro. Ma quello che ci preoccupava sapere è se, da parte della proprietà, ci fosse un interesse a questa possibilità.”

“Noi abbiamo delle necessità. La vendita l’abbiamo deliberata in consiglio perché abbiamo delle necessità. E, quindi…noi dovremo rivedere tutto in consiglio perché non è una cosa che si decide dall’oggi al domani, nè per la vendita nè per gli affitti. È soltanto una cosa deliberata dal consiglio. Dobbiamo rivedere tutto il discorso. Se c’è gente che vuole pagare un affitto, si può rivedere un attimo. Però si tratta anche di vedere…lo pagano l’affitto, sì o no? Pagano un regolare affitto?”

“Certo, li pagano. Da parte nostra, le dico che c’è un interesse a parlarne. Le porto un esempio: un padre lavoratore con 1100 euro di busta paga con tre figli a carico, perché la moglie è morta, dove li porta a dormire questi bambini? È chiaro che lui è disposto a pagare l’affitto, un affitto che non sia di 1000 euro al mese perché, altrimenti, paga l’affitto ma non ha soldi per dare da mangiare ai figli. Questa è un po’ la cosa. Le disponibilità e le intenzioni di concludere la cosa in maniera positiva ci sono.”

“Per il discorso dell’affitto, bisogna sentire l’amministratore. L’amministratore prende atto delle proposte e poi ne ri-discutiamo.”

“Qui in città si sta accendendo un dibattito sulla questione…”

“Sì, ne siamo al corrente. In consiglio abbiamo deciso di non procedere con la denuncia di chi è andato dentro e chi ha tentato di fare il furbo. Andiamo avanti con quello che c’è. Fate le vostre proposte all’amministratore, e sarà poi lui a portarle a noi. Arrivederci”.

La telefonata si conclude dopo circa sei minuti, lasciando aperta la possibilità di incontro tra le diverse parti. Il tentativo di contattare l’amministratore Luigi Mariani, con sedi uffici in Piazza Castello a Milano, ha dato esiti negativi. Lunedì verrà contattato nuovamente per discutere le diverse possibili proposte sulla questione.

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