Il futuro delle ex aree Falck e di conseguenza la città di Sesto San Giovanni sono ormai sotto i riflettori da mesi

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| di Redazione
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Il futuro delle ex aree Falck e di conseguenza la città di Sesto San Giovanni sono ormai sotto i riflettori da mesi

La prima considerazione importante da fare è che Il consiglio comunale su questo tema  si è svolto grazie alla richiesta partita dalla Lista Civica Giovani Sestesi e condivisa e sottoscritta  dai Consiglieri Lamiranda (PDL), Di Stefano (PDL) Franciosi (M5S) e Pennasi (x il PD).  È grave che sindaco e giunta non abbiamo sentito l'esigenza di farlo.

Altrettanto grave è  il fatto che il senatore architetto Renzo Piano, non abbia sentito il bisogno di venire a spiegare  in consiglio comunale  (come fece per la sua presentazione) , i motivi reali che l’hanno spinto a fare dichiarazioni sulla sua rinuncia.

A voler  essere maliziosi sembra che questo abbandono abbia più il sapore di un'uscita concordata che di una rinuncia unilaterale. Sorge quasi il sospetto che lo stesso Sentore Renzo Piano, si sia reso conto dell'insostenibilità e della impossibilità di realizzare complessivamente quanto da lui disegnato. Un progetto con una totale assenza di un disegno urbanistico relazionato alla città costruita. Quello che emerge , è che ci troviamo di fronte ad una proposta che accentuerà il divario tra il vecchio e il nuovo, snaturerà la storia e la cultura di Sesto, periferizzandola a Milano. 

Siamo sulla strada di diventare il decimo municipio di Milano, con l'aggravante che il  capoluogo lombardo tenderà a scaricare su di noi tutte le tensioni urbanistiche. 

Inoltre, il sindaco in campagna elettorale aveva promesso di rivisitare il progetto, proprio sulla quota commerciale, e poi tutto ad un tratto esalta l'ingresso degli arabi e la realizzazione di questo immenso centro  commerciale, spiegando che si tratterà di qualcosa di diverso come è ovvio che sia, altrimenti morirebbe ancor prima di nascere. 

La sinistra in maggioranza, che parla sempre di città del lavoro e della produzione e poi non è stata in grado di  difendere, nessuna presenza produttiva, tantomeno l'ipotizzato centro di ricerca, formazione e produzione di energia alternative. Ma che fine ha fatto l' Hotel Industrielle? E lo spostamento della stazione, nodo centrale per risolvere il problema del collegamento est- ovest? Cosa è rimasto  della città della Ricerca e della Salute?

Le ultime notizie dicono che la ricerca sarà trasferita sull’aree Ex EXPO e che qui rimarrà solo la parte ospedaliera, bene allora siamo seri chiamiamolo polo ospedaliero, che rende meglio. A parer nostro tutto questo scenario, è ulteriormente aggravato dalla totale assenza di una minima progettazione della viabilità, vero e  drammatico problema della città e in particolare già oggi di quella zona. 

Cerchiamo di essere concreti e affrontiamo questo problema, ripensando scelte sbagliate e irrealizzabili, altrimenti ne saremo travolti. 

Forse sta proprio qui il motivo dell'abbandono e della resa di Renzo Piano. 

Si è accorto che la sua creatura l'avrebbe divorato.


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