LA SCIENZA DELLA FELICITA' - IL PERDONO

“PERDONARE E’ LIBERARE UN PRIGIONIERO E SCOPRIRE CHE QUEL PRIGIONIERO ERI TU”

| di Raffaella Lamastra
| Categoria: Cucina In
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LA SCIENZA DELLA FELICITA’

“PERDONARE E’ LIBERARE UN PRIGIONIERO E SCOPRIRE CHE QUEL PRIGIONIERO ERI TU”

Il perdono è una pratica antichissima, conosciuta fin dalle civiltà più remote, anche se comunemente lo si associa alla tradizione religiosa giudaico-cristiana o ad alcune correnti filosofiche.  Fino a pochi decenni fa il perdono era oggetto di riflessione solo da parte di teologi, religiosi e consulenti spirituali, mentre oggi anche la scienza ne studia i benefici fisici e psicologici.

Alcuni scienziati sostengono che è “la chiave per diminuire il rischio dello sviluppo di malattie cardiache e disturbi mentali scatenati dal ricordo ossessivo di che cosa ci ha fatto male”, mentre in psicologia lo si reputa uno dei mezzi più efficaci a disposizione dell’individuo per superare il senso di colpa, il risentimento, il senso del peccato e garantire l’equilibrio e il benessere psichico.

A religiosi, teologi e ricercatori spirituali si è aggiunta una lunga lista di psichiatri, psicoterapeuti e consulenti psicologici, tutti concordi nel considerare il perdono uno strumento terapeutico di straordinario contributo (efficacia, validità) in moltissimi casi tra i quali abusi sessuali, aborti, malattie terminali, relazioni in crisi, dipendenza dalle droghe. 

Persino in alcuni ambiti delle neuroscienze sono state evidenziate le aree cerebrali attraverso cui il perdono agisce,  mostrando gli effetti positivi che ha sul comportamento umano.  Sembra dunque che perdonare faccia bene: la scienza lo raccomanda per il benessere e l’equilibrio, la religione per purificarsi dal peccato e liberarsi dal male.

Ma è questo il senso autentico del perdono?  Perché perdonare?  Per stare meglio, per fare terapia, per liberarsi dal dolore e purificarsi dal peccato, per recuperare una relazione o per liberarsi dalle paure?  Oppure c’è qualcosa di più profondo, qualcosa d’infinitamente più importante in questa pratica che accompagna l’essere umano da millenni?

Certo è che nel corso del tempo il senso del perdono autentico e la sua praticità quotidiana sono andate quasi perdute e, in molti contesti,  stravolte.  Spesso si riduce a una terapia o a un atto di penitenza, mentre quello che emerge chiaramente dalla sua comprensione profonda è che il perdono conduce all’esperienza dell’unità originaria del nostro essere, oltre la percezione illusoria dell’esistenza di una realtà separata.

Il perdono ci porta al di là di questa frattura, in un piano di sperimentazione assolutamente nuovo. Non si può perciò definire il perdono semplicemente come una tecnica o un atto puntuale, perché è un vero e proprio processo interiore in cui si attraversano diverse fasi, per raggiungere, o meglio ristabilire, uno stato di unione, dove interiore ed esteriore diventano una cosa sola.

San Tommaso ha scritto: “Il perdono ristabilisce il legame perduto, la comunione turbata”.

E se quel legame di cui parla non fosse con un’altra persona ma fra l’uomo e l’universo?  Se ci osserviamo bene possiamo scoprire che l’origine di tutti i conflitti risiede nella percezione di essere degli individui separati dal resto e il perdono è il processo mediante il quale avviene l’integrazione di questa frattura interiore.

Le varie fasi conducono la persona attraverso un percorso intimo, nel corso del quale diviene consapevole dei propri conflitti e impara a riconoscerli come opportunità per evolversi, come mezzi e non come ostacoli. Man mano che questo avviene tutto ciò che era proiettato verso l’esterno, sia esso un avvenimento, un’emozione o un pensiero, viene spontaneamente ricondotto all’origine interiore e l’individuo riesce ad assumersi la piena responsabilità di ciò che sente, che prova e che fa.

Ecco questi sono i presupposti per accedere a un’esperienza che va al di là dell’aspetto di benessere o di terapia. Infatti una volta che l’essere umano è centrato in se stesso scopre di essere capace di trasformare il dolore, l’odio e il rancore in amore e diventa un alchimista, consapevole che le ombre sono solo il testimone della presenza della luce.

Durante le esperienze di perdono sono emersi cambiamenti straordinari nelle persone, ma soprattutto si è manifestata in ognuna di esse una consapevolezza superiore, tanto che la risoluzione del conflitto o di un problema è diventata solo un effetto collaterale di un’apertura di coscienza molto più ampia.

PERDONARE  significa liberarsi dalla sofferenza, dall’odio, dalla rabbia, dal dolore e da tutti i pesi che non consentono di essere pienamente felici.

PERDONARE  significa “dare per eccellenza, dare al massimo” quindi il superlativo di donazione.

PERDONARE significa trasformare il dentro di sé per poter vivere nella pace, nella felicità e nella realizzazione.

PERDONARE = PER DONARE

 

Nel libro “ I 7 passi del perdono - La scienza della felicità” di Daniel Lumera, troverete le tecniche più importanti che esistono su questo processo e le leggi che le governano.

 

 

 

Raffaella Lamastra

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