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I tre segnali di allarme del comportamento deviato verso gli animali

Gli atti che identificano un futuro serial killer

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Dopo l’accaduto della morte del cane Angelo, documentato televisivamente dal programma delle Iene, le riflessioni sugli atti di malvagità nei confronti degli animali sono state sempre più numerose. Quello che risulta inquietante è la stretta connessione che ci può essere tra le componenti che portano ad un comportamento deviato nei confronti degli animali e quelle che identificano un futuro serial killer. La violenza esercitata nei confronti degli animali può essere alimentata da abusi e disturbi mentali presentatisi durante l’infanzia. Questi comportamenti sono identificati come “atti intenzionali di tortura e crudeltà” e sono messi in atto da individui con problematiche sessuali o disturbi psicologici della personalità. Attraverso lo studio del profilo dei serial killer si evidenzia che i primi atti di violenza abbiano proprio inizio durante l’infanzia, con una sequenza di comportamenti che si riscontrano anche negli stupratori e serial killer. Questo significa che tali comportamenti deviati se non corretti nel giusto modo possono portare ad atteggiamenti antisociali e disturbi psicologici gravi, tali da prospettare un futuro serial killer. Non a caso molti stupratori e serial killer spesso nella loro infanzia hanno esercitato il bisogno di far del male proprio sugli animali.  I comportamenti abusanti e violenti sugli animali possono variare, e risultano ben diversi dalla semplice curiosità di un bambino di 3 anni nel tirare la coda ad un gatto, rispetto alle  gravi torture inflitte da un bambino di sei anni su di un gatto, come ad esempio dargli fuoco. Secondo una indagine scolastica del 2014 condotta all’interno delle scuole medie  in molte regioni d’Italia, su di un campione di 1500 studenti, il 14, 4% dei ragazzi preadolescenti ha commesso maltrattamenti sugli animali. Inoltre il 4% ha assistito ad atti potenzialmente cruenti, di cui il 3,7%, condotti da familiari bambini o adolescenti e il 12,2% esercitati esclusivamente da familiari adulti.

Nei serial killer, pertanto si osservano in fase adolescenziale, dei comportamenti comuni che identificano per l’appunto un atteggiamento deviato che potrebbe portare alla crescita di un uomo aggressivo, violento e pericoloso. Tra questi ricordiamo:

  1. La triade dell’omicidio o di McDonald. Cosi denominata in quanto si presenta mediante caratteristiche particolari concomitanti tra loro, ovvero l’enuresi persistente, la piromania e la crudeltà verso gli animali. In tale circostanza il serial killer è stato egli stesso una vittima avendo subito da piccolo abusi fisici e mentali dalle figure genitoriali. 
  2. La triade oscura. Gli aspetti preponderanti in questo caso sono il narcisismo, il machiavellismo e la psicopatia. Naturalmente la famiglia è il contesto in cui i bambini apprendono e si sentono sicuri nel relazionarsi con l’ambiente. La presenza di figure genitoriali maltrattanti e abusanti farà di loro dei carnefici futuri.

La crudeltà verso gli animali è un atto macrabo delle personalità non empatiche egoiste e prive di rimorso. Aiutare tali individui significa non sottovalutare già durante l’infanzia alcuni segnali che potrebbero far capire  che da adulto, tale individuo potrebbe esercitare atti violenti verso le persone, come gli omicidi e gli stupri. 

Dott.ssa Rossana De Crescenzo  Psicologa del Lavoro, Formatrice Professionale, Orientatrice Scolastica e Professionale, esperta in Psicopatologia Forense, amministratrice del sito di consulenza on line www.tooup.com; www.eating.bio; www.psychojob.com 

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