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HOPPERIANA. SOCIAL DISTANCING BEFORE COVID-19

Dreaming of Art

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Dal primo Dicembre, fino al 28 febbraio, su Photology Online Gallery si possono vedere le opere fotografiche di Luca Campigotto, Gregory Crewdson, Franco Fontana e Richard Tuschman, protagonisti della mostra “HOPPERIANA - Social Distancing Before Covid-19” visibile in modalità virtuale su Photology Online Gallery (http://www.photology.com/photology-online-gallery).

Ispirati dalle opere pittoriche di Edward Hopper, i fotografi in mostra vogliono narrare la malinconia e la solitudine di un’intera civiltà che, giunta al massimo del suo sviluppo tecnologico ed economico, è stata costretta dagli eventi a porre un freno al suo inarrestabile avanzamento e a fermarsi per una riflessione introspettiva: un racconto visivo della contemporaneità e delle sue atmosfere solitarie e pacate. A guardare oggi i lavori di Hopper, maestro del realismo americano della prima metà del Novecento, ci si rende conto di quanto siano più che mai attuali quelle sue atmosfere tanto struggenti quanto poetiche. Hopper riesce a comunicare un forte senso di inquietudine che si riflette negli sguardi di donne e uomini sospesi dalla malinconia e in attesa di qualcosa. Esattamente come siamo tutti noi adesso, tra voglia di andare avanti, incomunicabilità e solitudine.

Ma ciò che più affascina nei quadri di Hopper è il taglio fotografico delle sue inquadrature, laddove luci a volte taglienti e fredde, altre soffuse e morbide, definiscono composizioni geometrizzanti in cui gli elementi scenici si stagliano come su un grande palco davanti a una platea vuota. Un occhio fotografico che lo ha portato a divenire un’imprescindibile icona dell’arte contemporanea e ispirazione per moltissimi artisti, tra cui molti fotografi.
 
Ognuno degli autori in mostra adotta il filtro visivo del pittore e lo rielabora in maniera personale. Così come nei dipinti di Hopper, nei lavori dei quattro autori regna il silenzio: la scena è spesso deserta, di rado è presente più di una figura umana, e quando ciò accade tra i soggetti sembra emergere una drammatica estraneità e incomunicabilità. I fotografi costruiscono i propri set ricreando lo stesso pathos che è presente nei lavori di Hopper. Le figure femminili ad esempio sono rappresentate assorte nei propri pensieri, con lo sguardo distaccato e fisso nel vuoto. Eteree e inaccessibili, rappresentano quella società in cui oggi è difficile trovare il proprio posto, come se la stessa società si fosse posata sul presente di ognuno di noi.

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