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" LA MATEMATICA FELICITA' " di Francesco Ruffino

La storia che riusciresti a confidare solo un domani, dividendo un tavolino e moltiplicando i bicchieri.

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BIOGRAFIA 

Francesco Ruffino è un autore di testi pubblicitari che, in circa un ventennio, ha ideato headline, body-copy e script per aziende ed enti di quasi ogni tipo. Fra gli slogan da lui creati: Basterà per 365 bicchieri felici, per l’Anice Unico Tutone; Il check-up alla Sanità, per la rassegna fieristica Medisan, Andare in bianco per il proprio piacere, per gli abiti da sposa De Simone. Dopo un libro d’interesse naturalistico, Tante meraviglie in una: Guida al Parco Nazionale dell’Aspromonte, pubblicato dall’Ente Parco, ha firmato il suo primo romanzo: La matematica felicità, dallo stile narrativo che ben risente della creatività insita nella scrittura pubblicitaria. Fra breve esordirà come autore della parte letteraria di sei brani del nuovo CD di Renato Scozzari, un compositore che, dopo un paio di album per sola orchestra, ha deciso di mettere a frutto anche le proprie qualità vocali.

PRESENTAZIONE

Caro Lettore,

Bastano poche righe del romanzo per inquadrarne i personaggi principali, il tecnico del suono Rob Italiano e il professor Matteo Filangieri (un matematico in cerca di una sperimentazione, sul campo, delle proprie teorie). Bastano poi poche pagine per sospettare che la prima impressione che ci si è fatta della trama potrebbe anche venire smentita; ma l’altalena del dubbio, fra ciò che è e ciò che solo sembra, continua a oscillare fino alla conclusione del libro.

Gli straordinari logaritmi e i calcoli matematici ideati dal professore per migliorare la vita di Rob a livello affettivo, professionale ed economico funzionano davvero? Delia, la ragazza che Rob frequenta grazie proprio al professore e che, nel corso della storia, appare come una persona sempre diversa, che tipo di donna è realmente? In sala di registrazione, l’habitat lavorativo di Rob, chi gli rema contro sul serio? A rischio di perdere la testa, nonché la vita, il giovane cercherà spiegazioni della propria incredibile storia attraverso l’analisi di ogni suo aspetto. Un percorso che lo condurrà alla fine a una più consapevole percezione di sé e dei suoi desideri.

Buona lettura...

LA MATEMATICA FELICITA'

PROLOGO 

Sembrava un sabato mattina da archiviare senza titolo. E invece, stavo per imbattermi in qualcosa che avrebbe non solo deciso il mio tempo dalle undici a mezzogiorno, ma cambiato la mia vita per sempre. Sono gli incontri che deviano il nostro cammino: di solito l’impatto con una persona, ma anche con un libro, un film o una canzone soltanto. E più ci emoziona e scuote con una ventata d’aria fresca, più ci trascina in un vortice. Opporre la forza di volontà serve solo a procurarci ferite, mentre siamo a ogni modo catapultati in una dimensione esaltante e pericolosa. Tutto ciò io lo sapevo. Ma, come la maggior parte degli esseri umani, ignoravo che in questo correre dietro alla vita potesse entrarci poco il caso e parecchio la matematica; che complessi algoritmi e altrettanto articolati calcoli statistici riuscissero a produrre quale soluzione il nostro destino o, comunque, quello verso cui faremmo bene a orientarci. Ancora adesso, quasi non ci credo. Ero consapevole, anche prima di quel sabato, dell’importanza della matematica. Non solo per via che quantifica a ognuno di noi il guadagno e la spesa, il lavoro e l’ozio, la luce e il buio, il suono e il silenzio; ma perché il raziocinio che ci guida è tante volte figlio di rigorose leggi matematiche che inconsciamente osserviamo.

Perfino coloro che da studenti hanno odiato questa disciplina conducono un’esistenza spesso influenzata dal classico “due più due fa sempre quattro” o “invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia”. Ma, all’ampliarsi delle conoscenze in materia, si concretizza l’eccezionale occasione di guardare alla vita e coglierne aspetti nascosti: verità invisibili a chi non è dotato di arguta mente matematica. I grandi maestri della dottrina che fu professata da Euclide e Gauss sono poco inclini a perversioni di massa come, ad esempio, il senso del possesso nei rapporti sentimentali, l’intolleranza nei confronti di chi è nato più a sud o verso gli uomini con i capelli lunghi: un vero matematico non dimentica mai che ci sono diverse strade che portano alla soluzione.

I Capitolo

“Scusi, mi scusi…” udii fra il caos che ogni mattina arriva puntuale alla stazione Termini a Roma. Avevo appena accompagnato a un treno mia madre. Mi voltai verso la voce, per accorgermi di un uomo sui sessanta passati che si rivolgeva proprio a me. Con occhialetti da professore e barba incolta da studente, cartella impeccabile e giacca spiegazzata, fare gentile e sguardo assassino, si avvicinò e mi chiese se poteva rubarmi due minuti. “Per la verità ho fretta” mi schermii. Incalzò serio: “Ascolti, so bene che all’ottantacinque per cento è infastidito, visto che non sono una bella donna”. Sorrise. “…e che al settantotto per cento non è propenso a credere in ciò che vorrei dirle, ma io devo provarci lo stesso: la posta in gioco è troppo alta. Ci sediamo in quel bar per il tempo di un caffè? So di avere solo il nove per cento di possibilità che accetti” concluse, cercando un’espressione simpatica. Se voleva colpirmi con quei valori percentuali, c’era riuscito; ma da qui a sedermi con lui…! Infilò la mano sinistra nella tasca della giacca, per trarne il biglietto da porgermi. “Sono Matteo Filangieri, docente di analisi matematica presso La Sapienza.” “Perché vuole parlare con me?” “Perché cercavo giusto lei.” Sostenni il peso di una pausa gravosa, fino a quando non l’alleviò: “O meglio, qualcuno come lei fra i trenta e i quaranta, che avesse un aspetto e dei modi sì eleganti ma anche non comuni, e che mostrasse dunque un’inclinazione a esplorare terreni dove la gente comune non va”.

Sorrise di nuovo. “Era un complimento?” domandai con sospetto. Si fece serio. “Vede, al contrario della vita, la scienza della matematica è esatta. E tutti i miei studi degli ultimi vent’anni sono stati rivolti a metterla al servizio proprio della vita per rendere esatta anche questa. Lei può aiutarmi a capire se si è trattato di anni spesi bene. E, qualora così fosse, i vantaggi sarebbero incommensurabili.” “Tipo?” “L’occasione concreta e unica di avverare i desideri. Che cos’ha da perdere ad ascoltarmi, a parte pochi minuti?” Forse perché aveva il physique du rôle del Genio della lampada, fui tentato di cedere alla curiosità. E alla fine così fu: “Va bene, ma solo per il tempo di un caffè”. Si mise comodo, pose la cartella sulle gambe e mi diede l’idea del bambino che ha ottenuto il giocattolo. Cominciò a srotolare pensieri con fervore: “Illustrando le leggi che collegano le grandezze, la matematica ci suggerisce in che termini ogni cosa sia in relazione con un’altra. Sta a noi recepire e mettere a frutto nel quotidiano”. “La matematica come filosofia?” Non rispondeva mai “sì” o “no”, ma sempre esprimendo un concetto, spesso in apparenza non pertinente. “Ricorda i numeri primi? Quelli molto particolari perché non sono divisibili con altri numeri, escluso l’uno? Bene, anche nella vita ci sono individui particolari che per questo sono primi o, per meglio dire, hanno modo di esserlo facendo tesoro proprio della parte di sé che non possono dividere con altri, se non giusto con qualcuno.

Osservandola, ho riconosciuto in lei i tratti del numero primo, che non va reputato solo e triste, ma speciale e vincente.” Scherzai affinché il mio compiacimento non trapelasse: “In effetti, negli ultimi tempi non riesco a dividermi fra tutte le rotture che mi capitano”. Non capii se scherzò pure lui: “Visto come la matematica aiuta a valutare l’esistenza e le situazioni? Ah, se i politici fossero altrettanto razionali, deduttivi e rigorosi! Non svuoterebbero le tasche dei cittadini perfino nei rari casi in cui cercano di salvaguardarle. La matematica può dare una mano a compiere scelte logiche, a vivere meglio, a realizzarsi. A lei che manca per essere felice?”.

Provai a esagerare: “Allora… una donna intelligente e sensibile, ironica e allegra, bella e sexy, che ci sia sempre quando ne ho voglia e che mi capisca le volte che desidero starmene in disparte. Poi opportunità di lavoro che consentano al mio talento di emergere, se di talento m’è lecito sperare di avere. E quel benessere economico che mi faccia togliere sei costosi capricci l’anno senza sentirmi in colpa. Penso che basti, considerato che la salute per adesso l’ho”.

Vidi nella sua espressione una risolutezza sconcertante. “Io posso darle tutto questo, se si fida e continuerà a farlo per il tempo necessario.” Mi sforzai di non crederci per evitare delusioni. “Due caffè, grazie!” ordinò alla bionda e stufa cameriera, poi mi chiese: “Di che cosa si occupa?”. “Sono un sound engineer, tecnico di registrazione audio.” “Avrei detto che fosse un artista. In un certo senso, mi sono avvicinato.” Iniziò a rivolgersi in modo confidenziale: “Comunque sono contento che lavori nella musica, perché questa e la matematica hanno molto in comune. Note e pause seguono sul pentagramma rigide leggi aritmetiche; e le partiture, proprio come i calcoli, possono sempre essere eseguite a ritroso. Senza dimenticare che si deve a Pitagora il primo tentativo di scala musicale, e che quella a cui facciamo riferimento oggi per stabilire gli intervalli fra le note è un insieme matematicamente simmetrico. Sono sicuro che sei predisposto a seguirmi dove intendo portarti”. “Dove?” Al solito, non rispose in maniera diretta: “Prima ti ho sentito fantasticare di una donna intelligente, bella eccetera eccetera. Dimmi il nome di una così con cui hai scambiato almeno quattro parole”. Non ci riflettei molto, accennando un sorriso. “Delia Rossetti: viso e capelli mediterranei; forme rotonde e femminili; voce melodiosa, senza mai una stonatura dialettale; personalità magnetica, ma anche sfuggente… Bella e maledetta, insomma.”

“Non ci sei stato a letto, vero?” Tornai a sorridere. “No, l’ho vista quattro o cinque volte in comitiva, un anno e mezzo fa. Per me è poco più di un’immagine, e io per lei… non so. Chissà se si è trasferita a Roma, come sperava di fare prima o poi. È di Ladispoli.” Estrasse dalla cartella un notebook, che mise sul tavolino, accese e connesse a internet. Dopo aver digitato scandendo “Delia Rossetti, Ladispoli”, chiarì lo scopo: “Tutti noi lasciamo tracce sulla rete. E io troverò quelle di Delia, dovessi cercarle oltre l’ennesimo link”. Ma non passarono neanche tre minuti, che lo udii esultare. “Ci sono!” Girò verso di me il portatile, per mostrarmi lo stralcio di un forum del sito Ladispoli Web. Qualcuno chiedeva “ma sei per caso Delia Rossetti?”. Dal link finimmo sul forum. La conversazione, di un paio d’anni prima, era di quelle intime. Un che di stupore accompagnò la mia lettura.

Nausicaa: “Che pensi del sesso anale? Diresti che sia vecchio come il mondo, che non vada praticato o che tutto dipenda?”. Indio: “Non l’ho mai fatto. Credo comunque che fra due persone, se alla base c’è la complicità, sia possibile e lecita quasi ogni cosa. Ora tocca a me: nella ‘sessantanove’ preferisci stare sopra, sotto o su un fianco?”.

Ipotizzato che a prendere il nickname dalla mitologia greca fosse stata proprio la mia afrodite Delia, fui morso da uno strano e fuori luogo sentimento di gelosia o invidia, non per nulla sinonimi l’una dell’altra. Probabilmente mi sarebbe piaciuto che lei trattasse solo con me certi temi, e senza il professore lì a origliare! Allora con un dito sfiorai il touchpad e, picchiettando, feci scorrere il testo sino alla fine. “Mi pare che basti leggerne poche battute per leggerlo tutto.” L’occhio cadde così sulle ultime righe, in cui Indio poneva una domanda che non avrebbe avuto riscontro.

Dici spesso “fantasmagorico”, termine che usa molto una ragazza di Ladispoli che conosco. Ma sei per caso Delia Rossetti?

Matteo Filangieri chiuse il notebook, sorseggiò il caffè ormai tiepido e non ebbe più freno: “Dunque, se auspichi che lei frema d’amore e sia disposta a qualsiasi sacrificio per te, io andrò oltre le tue aspettative, dimostrandoti che posso concretizzare le tue aspirazioni. E, nel contempo, proverò a me stesso di essere in grado di farlo”. Avvertii un brivido d’eccitazione, ma anche di paura, del quale mi vergognai. Rispose al mio silenzio: “Non credi che la felicità sia avere tutto quello che desideri?”. Presi a dare del tu pure io: “Può darsi. In ogni caso, che speri di ottenere in cambio?”. Rise. “Non certo scoparmi Delia, e nemmeno affiancarti nel tuo nuovo lavoro di manager. Mi bastano le soddisfazioni morali e… il trenta per cento di quelle economiche che ricaverai.”

“Ma come conti di procedere?” chiesi preoccupato. “I motori di ricerca sono soltanto il primo, e spesso inutile, modo di scoprire sulla rete gli interessi di una persona. Esistono strumenti più raffinati: quelli che usa la polizia postale, per intenderci. Una volta note le passioni di Delia, e una già la sappiamo, mi servirò del teorema d’approssimazione di Weierstrass. Dopo aver rappresentato, interpolando modelli di statistica inferenziale, la corrispondenza biiettiva che lega i gradi d’entusiasmo della ragazza a diversi stimoli, ne estrapolerò un polinomio che indichi, in termini numerici, le reazioni di lei a varie azioni. A tal punto, potrai conoscere in anticipo i suoi modi d’agire che le tue mosse indurranno, e quindi decidere che cosa dirà e farà al tuo cospetto.” “Alla fine, una bambola gonfiabile!” “Mettila così: tu la renderai felice adottando un comportamento mirato a questo, nel tuo stesso interesse. E che c’è di male a rendere felici gli altri?” Concluse: “Ci aggiorniamo fra due settimane. Scrivi qui nome e numeri di telefono: ti farò avere mie notizie”. Esaudii meccanicamente. Mentre da solo mi allontanavo dal bar, mi domandai se quell’uomo fosse pazzo.

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" LA MATEMATICA FELICITA' " di Francesco Ruffino - Editore You Can Print - www.lamatematicafelicita.it -

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Caro Lettore, arrivederci al prossimo appuntamento letterario.

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