-Kolchoz di Emmanuel Carrère
Ci sono stati, nell'infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l'ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell'Académie française; e una struggente dichiarazione d'amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l'omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.
-Le terme dell'Indirizzo di Cristina Cassar Scalia
Non fosse per i problemi che angosciano i suoi amici più cari, Vanina starebbe attraversando un buon periodo; persino la relazione con il pm Paolo Malfitano pare aver raggiunto il giusto equilibrio. È proprio mentre si sta godendo qualche giorno di riposo con lui che, fra le rovine delle terme dell’Indirizzo, un complesso di età imperiale nel centro del capoluogo etneo, viene ritrovato il cadavere semicarbonizzato di un uomo cui hanno sparato un colpo alla testa. I suoi effetti personali sono andati distrutti, solo il viso, miracolosamente scampato alle fiamme, permette alla polizia di riconoscerlo: è un senzatetto che tempo addietro era stato aggredito dagli scagnozzi di un potente clan mafioso. La direzione delle indagini sembra segnata, ma la Guarrasi non è tipo da fermarsi alla prima ipotesi. Con l’aiuto della sua squadra – per l’occasione rinforzata – e dell’immancabile ex commissario Biagio Patanè, comincia a esplorare nuove piste, che si intrecciano a episodi mai del tutto chiariti, fino a ricostruire una storia sorprendente.
-Prima dell'incendio di Emidio Clementi
Estate del 1993. Nella sfarzosa villa dei suoi genitori, temporaneamente assenti, in mezzo alla campagna marchigiana, Livia, una studentessa universitaria, ha invitato un gruppo di amici di Bologna, programmaticamente eccentrici, che frequentano il suo stesso giro di giovani artisti e musicisti, per trascorrere insieme qualche giorno. Nel gruppo spicca Guido, il solo tra loro che, per carisma e fortuna, ha una carriera avviata, quella di attore (è già stato protagonista di alcuni film di registi importanti). Livia prova verso Guido dei sentimenti contraddittori, alcune volte di prossimità e altre di distanza. Ne ammira la risolutezza, l’individualismo spinto all’estremo, l’originalità e anche la bellezza. Guido, in realtà , è un enigma anche per sé stesso. Crede di sapere cosa vuole dalla vita, ma spesso è attraversato da dubbi, in particolare su quel che è l’arte, ovvero il desiderio insopprimibile di esprimersi senza compromessi, allontanandosi dal conformismo e dalle strade già battute. In quella complessa e intricata rete di relazioni, emergono le diverse personalità degli amici, ma soprattutto la fatica di capire la vita e di immaginare il futuro.

