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OLTRE IL BUIO LA VERITA’ di Tatiana Pieri

ESISTE UNA CHIAVE PER RECUPERARE I RICORDI E RICOSTRUIRE IL PROPRIO PASSATO

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BIOGRAFIA AUTRICE

Tatiana Pieri è nata a Firenze, dove tutt’ora vive. Lavora in uno studio commerciale amministrativo.
Ha due grandi passioni: la danza, a cui ha dedicato molti anni di studio diventando successivamente insegnante e facendo rappresentazioni teatrali, sia come ballerina che come coreografa, la lettura e la scrittura la sua seconda passione,  legge ogni genere, ma i suoi preferiti sono i romanzi rosa.
Oltre il buio la verità” è il suo primo romanzo, un giallo dalle sfumature rosa.

PRESENTAZIONE

Caro Lettore,
svegliarsi una mattina e trovarsi in un luogo sconosciuto, è come credere di continuare a vivere dentro l’incubo di un sogno.
Emily si risveglia nel letto di un elegante camera, non ricorda niente, solo il suo nome. Nel silenzio ascolta la sua paura, fino a quando la voce di un uomo, Antony , le racconta di averla trovata svenuta nel suo giardino la sera precedente. Lui cerca di rassicurarla, ma  Emily ci metterà un po’ a fidarsi di lui.
Ci vorrà del tempo, ci vorranno pazienza e serenità per tutto, anche per ricostruire un intero passato.
Due passi avanti ed uno indietro per cercare di ricordare…
In quella grande  e misteriosa villa, circondata da persone a lei sconosciute, tra una passeggiata nel parco ed una in riva al mare, i fantasmi del passato riaffioreranno .
La lettura è coinvolgente, tra suspense e colpi di scena inaspettati, cammineremo al suo fianco in attesa di una risposta,  in attesa di un suo ricordo.
Non sapere equivale a non vedere.
Emily non vede, dietro di sé è calato il buio e lei ci cammina dentro.
Il buio, sarà per lei, il ritorno alla luce.

(Raffaella Lamastra)

Buona lettura…

OLTRE IL BUIO LA VERITA’

I Capitolo

Era già giorno quando Emily aprì gli occhi. Un raggio di sole illuminava la stanza, rendendola calda e accogliente. Si massaggiò il viso con mani incerte e tremanti, toccandosi ripetutamente gli occhi. Qualche istante dopo, seppur frastornata, era del tutto sveglia in una camera a lei sconosciuta. Spaesata e intimorita, osservò con attenzione quel posto; il suo sguardo andava da una parte all’altra della stanza, cercando bramosamente il minimo indizio che la potesse rassicurare. Provava a capire dove si trovava, ma non riusciva a comprenderlo con esattezza. Tutto l’ambiente era anonimo e sentiva di non appartenervi. Era sola. Lentamente e con fatica si mise a sedere sul letto. Poté notare, guardando con più attenzione dopo il primo attimo di smarrimento, che era senza dubbio una stanza arredata con gusto: il letto dove era sdraiata fino a qualche attimo prima era grande e soffice e le lenzuola profumavano di pulito. Vicino al letto una portafinestra aperta, dalla quale entrava una leggera brezza. Di fronte a essa, un tavolino con uno splendido vaso adorno di fiori freschi e profumati, mentre dalla parte opposta faceva mostra di sé un armadio di fattura antica, abbinato a un comò che riprendeva lo stesso stile con sopra un grande specchio, che rifletteva la sua immagine impaurita. Più si guardava intorno e più era convinta di non essere mai stata lì; niente di ciò che vedeva le era familiare, ne era sicura. Non riusciva a spiegarsi il motivo della sua presenza in quel luogo a lei ignoto. Cercò di scendere dal letto, ma un forte capogiro la costrinse a ripensarci.

“Dove sono? Come sono finita in questo posto e soprattutto cosa mi è successo?”. Se lo chiese sentendo che l’agitazione cominciava a farsi strada nella sua mente. Nel suo cuore. Era sicura che fosse successo qualcosa di spiacevole al punto da essere completamente assorta nei suoi pensieri e non accorgersi che la porta si era schiusa.
“Buongiorno, ti sei svegliata” disse gentilmente una voce maschile sconosciuta dietro di lei che la fece sobbalzare. Si voltò e incontrò lo sguardo di un giovane uomo. D’istinto si rannicchiò nel letto impaurita, non sapeva chi si trovava di fronte. L’uomo era tranquillo e sorridente, cautamente entrò nella stanza cercando di non impressionarla più di quanto già non lo fosse. Quella voce apparteneva a un uomo alto, bruno, un fisico atletico, due occhi scuri e intensi, con un sorriso seducente che metteva in risalto la sua dentatura perfetta. Lui attese che lei dicesse qualcosa prima di parlare di nuovo.
Lei lo guardò con un po’ di apprensione mista a paura la figura che si stava avvicinando, nonostante il suo sesto senso le suggerisse che non aveva intenzione di nuocerle.
“Buongiorno” fu l’unica parola che pronunciò come risposta e con tono esitante. Lo stava osservando, cercando di capire dalla sua espressione cosa stesse realmente succedendo per giustificare la sua presenza in quella stanza a lei estranea. Nonostante la prima impressione fosse positiva, rimaneva diffidente  e intimorita di fronte a quella imponente figura maschile. Non lo aveva mai visto. Né lui, né la camera dove si era svegliata. Ne era certa più che mai. E allora cosa ci faceva lì?

La testa le pulsava e si sentiva debole, ma era necessario che rimanesse sveglia e cosciente. L’uomo era ancora in piedi e la guardava, ma senza nessuna intenzione precisa; era come in attesa di un suo gesto, di una sua parola. Questo la rassicurò un po’, ma non la tranquillizzò. Rimaneva sempre vigile, il suo sesto senso poteva anche sbagliarsi.
“Io mi chiamo Antony e tu?”. Gli chiese con un sorriso amichevole, cercando di trasmetterle tranquillità, aveva notato che era agitata. Non si era sbagliato lei era “terribilmente” agitata. Rimase in silenzio qualche istante, come se volesse soppesare la domanda che le aveva appena rivolto. “Io… mi chiamo… Emily… credo… e tu, chi sei?”. Gli chiese a sua volta, ma lui non fece in tempo  a rispondere che lei aveva già ripreso il discorso in tono concitato. “Io non penso di conoscerti, non so come sono arrivata qui e perché. Ricordo che stavo scappando da qualcosa… ma non ricordo cosa”. Trattenne il fiato per alcuni secondi poi parlò di nuovo. “Non ricordo niente se devo essere sincera”. Terminò la frase d’un fiato, come se volesse liberarsi di un peso che la opprimeva.

Ammettere che non ricordava nulla le aveva procurato una profonda sensazione di solitudine e paura. La sua prima domanda attendeva una risposta che sperava l’aiutasse a capire cosa fosse accaduto e il perché di tutta quella strana e incomprensibile situazione, per di più in compagnia di un uomo mai visto prima. Le sembrava tutto molto strano. Sentiva nel profondo che qualcosa di tremendo era successo. Ma cosa?
Antony la osservava attentamente, cercando di capire dalla sua espressione se fingeva oppure no. Era sicuro che fosse sincera, i lineamenti del suo volto erano contriti e decisamente impauriti, difficile fingere quei sentimenti, quell’agitazione, a meno che lei non fosse un’attrice di consumata esperienza,  cosa che lui escludeva con ferma decisione. Non ce la vedeva in quel ruolo. La paura dipinta sul volto di lei era senza ombra di dubbio reale. Lui riprese a parlare, cercando di dare una risposta alle sue domande, per quanto gli fosse possibile, con la speranza che lei potesse trarne beneficio. “Ti ho trovato sulla soglia di casa mia, eri svenuta e c’era un temporale tremendo, ho guardato intorno per vedere se c’era qualcuno con te, ma eri sola. Ho pensato che l’unica cosa saggia da fare era quella di portarti  in  casa, toglierti i vestiti fradici e metterti sotto le coperte al caldo” le spiegò con calma.

L’eco di quelle parole la mise in allarme. Solo allora si accorse, guardandosi bene, che indossava una camicia da uomo, molto grande per la sua taglia. Si coprì istintivamente con il lenzuolo, tirandolo su fin sotto al mento. Quell’atteggiamento lo fece sorridere, aveva l’espressione innocente e vergognosa di una bambina. “Mi hai tolto i vestiti? Come ti sei permesso?!”. Inveì contro di lui diventando paonazza per l’imbarazzo, la sua voce era indiscutibilmente risentita. “Neanche ti conosco! O perlomeno ‘credo’ di non conoscerti”. Fu il suo amaro commento, cercando per quanto possibile di ritrovare un po’  di calma, in fin dei conti l’aveva soccorsa e non aveva approfittato della situazione, era stato corretto, era fermamente sicura di questo. In qualche maniera, il suo corpo le avrebbe inviato segnali senza dubbio inequivocabili in caso contrario.
Lui alzò gli occhi al cielo spazientito, aveva fatto la cosa più naturale del mondo aiutandola in un momento di difficoltà. “Dovevo lasciarti i vestiti zuppi di acqua addosso con il rischio che ti prendessi una polmonite? Devo dire che come ringraziamento è davvero originale!”. Antony rise ironicamente davanti a quelle accuse che gli sembravano ridicole, ma ripensandoci, mettendosi nei suoi panni, non poteva darle torto, nella stessa situazione avrebbe avuto la medesima reazione.

Era affascinato e incuriosito da quella ragazza così esile, i suoi occhi scuri tradivano una paura reale di non sapere niente di quanto potesse esserle accaduto, i suo sorriso dolce era sicuro che fosse il più bello che avesse mai visto. Sentiva verso di lei un sincero istinto di protezione, più volte nell’arco della nottata si era chiesto cosa le fosse capitato, ma non era riuscito a trovare nessun indizio che potesse fare luce su di lei e sull’accaduto.
Rimaneva tutto avvolto in un alone di mistero che comunque era ben deciso avrebbe contribuito a dissipare. Se quanto affermava la ragazza era la verità, lei aveva bisogno del suo aiuto. Non glielo avrebbe negato. In qualche maniera si sentiva responsabile. Nonostante la loro presenza, nella stanza era calato il silenzio. Un silenzio carico di tensione…

* * * 

OLTRE IL BUIO LA VERITA’ di Tatiana Pieri – Editrice Albatros –

Caro Lettore, arrivederci al prossimo appuntamento letterario.

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