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"Il mio nome è Leponte...Johnny Leponte" di Davide Buzzi

I Capitolo "Vendo lisciva, soda e sapone"

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Caro Lettore,

oggi insieme a Johnny Leponte, faremo un breve viaggio nella Valle di Blenio e con il suo furgone andremo a vendere lisciva, soda e sapone...

Scopriremo l'arte del suo mestiere, ed impareremo a sdrammatizzare le nostre giornate più nere.

                            I Capitolo

           VENDO LISCIVA,SODA E SAPONE

Volete sapere il mestiere che faccio io?Giro la Valle con l'autofurgone e vendo lisciva, soda e sapone.Sì, proprio come quel personaggio di una nota canzone milanese. Mestiere duro il mio, ve lo dico io, ma entusiasmante e sempre a contatto con la gente, soprattutto signore e signorine.

Ogni mattina faccio l'inventario di quanto ho a disposizione sul mio furgoncino, controllo gli aggiornamenti del catalogo e munito di bollettario parto per le strade della Valle di Blenio, per consegnare la merce e raccogliere ordinazioni.

Beh, molta gente crede sia facile vendere questo tipo di prodotti e che Johnny Leponte sia uno che non ha certo i piedi freddi. Uno che sta bene, insomma, dal momento che tutti più o meno hanno bisogno di prodotti per la pulizia della casa e del corpo.

Ma non è proprio così. Pure io mi devo confrontare con i miei bei problemi nella vendita, nel far quadrare i conti a fine mese e nel dare soddisfazione ai miei capi quando mi chiedono conto dello stato della produzione mensile, a volte magari insufficiente.

Certamente ho un bel zoccolo duro di clienti che mi sono fedeli e che non mi abbandonano mai, clienti che regolarmente ogni due o tre mesi mi fanno l'ordinazione di shampi, coloranti naturali per capelli, carta da cucina, detersivo per pavimenti, lisciva per lavatrice e bucato a mano, preservativi - beh, certo... vendo pure quelli - ecc., ma rimane sempre piuttosto difficoltosa la ricerca di acquisizione di nuova clientela.

Comunque conosco qualche tecnica infallibile - sebbene sarebbe meglio dire "quasi infallibile" -, come quella del piede nella porta. Funziona così...

Io mi presento a casa del nuovo potenziale cliente, mi preparo con il mio biglietto da visita nella mano destra, la valigetta di rappresentanza in quella sinistra e suono il campanello. Quando il padrone di casa - più spesso la padrona di casa - apre la porta, io mi presento porgendogli il mio biglietto da visita e lesto infilo un piede fra la porta e la cornice, dicendo: "Vorrei presentarle alcuni nostri prodotti, mi permette di pulirle il salotto con questo nuovissimo detersivo?".

E' fatta! Sono dentro! Almeno quasi sempre. Una volta mi ricordo che la signora che venne ad aprire fu lesta almeno quanto me e, con un: "No, grazie! Non mi serve nulla!" violentemente chiuse la porta prima che il sottoscritto riuscisse a levare il piede di mezzo. Un dolore terribile e una lezione ch'è difficile dimenticare...

Pure i cani, per noi venditori porta a porta, sono un dramma pari a quello che quotidianamente vivono i postini, fra spaventi vari e qualche morso fuori programma. Una volta capitò che, appena uscito dalla casa di una cliente dove avevo appena piazzato alcuni prodotti per la pulizia, mentre stavo salendo sul mio furgone mi accorgo che il cane di casa - un bel pastore tedesco di grandezza rispettabile - stava scavando sotto la ringhiera del giardino per aprirsi una via di fuga. Allora, lasciando la porta del furgone aperta, torno indietro, suono il campanello e quando la padrona di casa riappare sulla soglia le spiego la situazione.

Di corsa scendiamo la scala ma il cane ha già compiuto il misfatto e passando sotto la ringhiera se n'è scappato dal giardino. La signora a quel punto inizia a chiamare il suo animale, fra il preoccupato e l'incazzato. Ma del cane neppure l'aria.

Va beh, in fondo non sono affari miei, penso, e la saluto apprestandomi a risalire sul mio furgone. Nell'istante in cui tocco il volante e poggio il piede sul predellino, un ringhio minaccioso mi fa rizzare i capelli e girare la testa verso l'interno del veicolo. Resto basito ala vista del bel pastore tedesco che se sta lì, sdraiato sui sedili del mio mezzo di trasporto, digrignando i denti e ringhiando minaccioso.

Decisamente ho un problema... Muovendomi con prudenza, piano mi allontano dal furgone e chiamo la signora. "Ah sì" dice lei come nulla fosse, "lo fa spesso. Ho paura che adesso sarà difficile riuscire a farlo scendere".

La tipa sale sul furgone e prendendo il suo bestione per il collare inizia a tirarlo per farlo saltare giù. Niente da fare. Il cane punta le zampe, ringhia, agita la testa ma non si schioda dall'abitacolo.

"Mentre io tiro, lei provi a spingerlo dalla parte del passeggero!" mi grida la signora.

Non è che la cosa mi entusiasmi molto; poggiare le mie mani sul sedere di un grosso cane ringhiante che abusivamente occupa il mio mezzo di lavoro? Ma tant'è, apro la porta del passeggero e inizio a spingere l'animale, sperando che la signora non molli la collottola, che se no sono cavoli amari.

Spingi, tira, chiama, prega, supplica, tira di nuovo e finalmente, dopo un quarto d'ora buono di fatica, il cane decide che è ora di ritornare in giardino. Così fra le scuse e i ringraziamenti della padrona, posso risalire sul mio furgone pieno di peli e bava e ripartire per raggiungere il prossimo cliente.

E così avanti per otto o nove ore al giorno, fra qualche affare e qualche delusione ma sempre pieno di entusiasmo e motivazione.

Quando verso le sette di sera rientro a casa dopo la mia avventurosa giornata lavorativa, spesso capita che la mia splendida dolce metà mi accolga sulla porta, con un bel sorriso e l'acre odore del minestrone che arriva dalla cucina. Mi guarda e, con quel suo modo di piegare la testa, mi sussurra dolcemente: "Allora mio Eroe, com'è andata la giornata?".

"Tutto tranquillo e senza sorprese, come sempre..." le rispondo io, salendo le scale tenendola per mano...

 

Caro Lettore,

in compagnia di Johnny Leponte, le giornate non scorrono mai lente e prive di noia, sù e giù per le strade della Valle di Blenio, alla ricerca di nuovi clienti per riuscire a far quadrare i conti alla fine del mese.

Questo libro è un susseguirsi di giornate cariche di humor, in compagnia di un novello Paperino con le sue avventure-disavventure. 

I mondiali di calcio, la nevicata del secolo, Natale a casa Leponte, la giornata sui pattini, e tante altre giornate...ci aspettano!

Carico di entusiamo e soprattutto con un'irrefrenabile voglia di vivere, davanti ad ogni difficoltà Johnny ci insegna a ridere delle nostre disavventure giornaliere, trasformandole in storielle ironiche da raccontare.

Dopo questo viaggio insieme, Impareremo anche noi a dire sorridendo: "Tutto tranquillo e senza sorprese, come sempre!".

(Raffaella Lamastra)

* * * 

"Il mio nome è Leponte...Johnny Leponte" di Davide Buzzi   Edizioni Albatros

www.facebook.com/johnnyleponte

Arrivederci al prossimo appuntamento letterario.

 

 

 

 

 

 

 

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