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"STATUE D'ACQUA" di Marina Agostinacchio

Illustrazioni di Elena Candeo

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BIOGRAFIA AUTRICE

Marina Agostinacchio vive a Padova, dove è nata nel 1957 e si è laureata con una tesi sugli scritti letterari di Antonio Banfi. Dal 1983 insegna Lettere nella scuola. Nel 2002 è stata tra i vincitori del premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito. Sul n. 178 (Dicembre 2003) di “Poesia”, la rivista di Nicola Crocetti, è uscito Elegia, un poemetto dedicato al padre. Ha pubblicato le seguenti raccolte: Porticati (Book 2006); Azzurro, il melograno (Puntoacapo 2009); Lo sguardo, la gioia (Narcissus Self Publishing 2012); Tra ponte e selciato, con illustrazioni di Paola Munari (Centro Internazionale della Grafica di Venezia 2014).


Elena Candeo, nata nel 1979 a Cologna Veneta, vive e lavora a Padova. Diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2003. Dal 2005 insegna discipline artistiche nella scuola. Tra le sue esposizioni: Visitazioni, personale, a cura di Eva Besazza, 2010, Museo Canova di Possagno (TV); Contaminazioni-Kontaminaktiones, Ex-Macello, Padova e KH Tacheles, Berlino, 2008; De Virile Natura, personale, a cura di Eva Besazza, Castello marchionale di Este (pubblicata su “Anfione e Zeto”, Rivista di architettura e arti, 19, 2007); esposizione permanente al Museo di Arte Contemporanea di Brno, Art Hotel Europa, dall’aprile 2011 (catalogo della mostra Welcome a cura di Penzo+Fiore, Confine).


PRESENTAZIONE

Caro Lettore,

la scrittura fiorisce spesso da un’intenzione, a volte da situazioni occasionali; quando, comunque, il seme si deposita per opera di un vento sapiente sul fondo di una terra incline ad accoglierlo, a sentirne precocemente il sibilo della crescita, si alza, germoglio di un cielo stellato.

Statue d’acqua nasce dallo sguardo levato verso la volta celeste, per caso, durante un esercizio fisico nell’acqua. La congiuntura favorevole di un tramonto che lascia il passo alla luna è “galeotta” per l’inebriarsi di un pensiero e per il suo trovare voce nella parola.

Corpi si muovono in una vasca sovrastante a quella di nuotatrici ignare di un germe che feconda improvviso nell’immaginazione.

Ma chi sono le statue d’acqua? Forse simulacri di noi vivi, o piuttosto lo specchio di ciò che saremo, riflesso-ferita, vita … cesura o sutura tra noi e loro?

Certo è che le statue, le teste danzanti, si muovono a ritmo, in un inno: cifra, segno, preghiera, urna del sacro, alfa e omega di noi viandanti che in quell’hybris acqueo (hybris nell’accezione odierna, nell’interpretazione di spazio contaminato, posto tra cielo e acqua) diveniamo lì fiore, lì sogno e gemma di spiga.

Nuotiamo, noi insieme alle esili assenti … Frase e parola riposa; traballa/ogni suono. Loro, le statue potrebbero essere anche: Angeli forse di strana fattura/d’incerta memoria, sogno, dolore,/chiusi in un tempo che sferza un divieto.

Una sentenza finale tuttavia s’intravede nella pagina che in continue volute semantiche di lemma - climax fa anticamera, come in attesa nei morsi dell’acqua.


STATUE D'ACQUA di Marina Agostinacchio

STATUE D’ACQUA

Corpi,  giù, in fondo, liquide sagome

 e cosmo. Un inno, le teste danzanti,

il volto, il cerchio, quell’arco sull’acqua.

Corpi che ignari si aggirano a schiere

sul bordo di vasche e spruzzi sottesi.

Statue  si fanno  respiro, sibilo, poi

suono. Nocciὸlo, nonterra, esistenza.

Nonterra, esistenza, nocciὸlo. Suono...


RICHIUDE LE ALI

Richiude le ali, le braccia, se fiore;

fan l’arco, seta e velluto che imbruna.

Velluto e seta visione perla-alba.

Silenzio, tuono lassù nella vasca,

è solo un gemito d’archi qui sotto.

Un tempo, un transito. Un nodo. Segnali

d’incomprensibile dono. Nel bianco

un filo di goccia e d’aria dipana.


IN CULLE ONDA

In culle onda-tulle danzano donne.

Incerto profumo d’ampolla e rosa

percorsa. Via impropria. Rarità

rarefatta di pensiero e parola.

Di nero che sfuma sul bordo-faro.

Di attesa che s’apra o scenda un sipario.

Qui, solo qui, la parola fa germe.

Il senso, un racconto, un cosmo che è micro.


FRASE E PAROLA

Frase e parola riposa; traballa

ogni suono. Fantasma lungo il blu

la voce della vena, dell’inchiostro,

un grappolo, dissociata ferita

nell’ibrido corpo, silenzio e grida.

Un verso ridotto a pura energia

l’incavo che presto è l’ugola d’oro,

arpeggio che è seta e drappo sonoro.


OMBRE

Ombre ripetono a sagome il verso,

di transito e vive. Noi cartapesta

d’ugola il suono, canto, intonazione,

il rito che ha scaglie di vibrazione…

noi dentro al giorno, noi nel raggio tondo.

La bolla nell’aria lontana qui

intatta, dentro al migrare del giorno.


STATUA PIEGATA

Statua piegata e a ritroso, ritmando

tamburi nel vuoto di anelli e di acqua;

lì fiore, lì sogno e gemma di spiga.

Il cerchio fa il volto, e un giro le braccia.

Nel buio schermo sono orbite accese

che arma la sera di vento, di canto.

Fluiscono corpi in reti e drappeggi,

intarsio di nulla e presa di grano.


VENTRE SONTUOSO

Il ventre sontuoso dell’acqua di sere

fumose e contratte in lampi d’argenti

qui ora appare, dove la mongolfiera

o la vela, linëa con linëa,

misura il passaggio degli azzurrini.

Qui appare sopita la mente, odore

di terra sfalciata. Odore felice;

rivolta le faglie di carne e di ali.


STATUE D'ACQUA di Marina Agostinacchio - Illustrazioni di Elena Candeo - Centro Internazionale della Grafica di Venezia

Foto in  ordine di apparizione  corrispondenti alla  poesia

Caro Lettore, arrivederci al prossimo appuntamento letterario.

 

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