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" IN SOSTANZA L'AMORE " di ROSSELLA MAGGIO

Ho scelto me e non lui. La mia vita e non la sua. Soprattutto ho scelto te.

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Caro Lettore,

Sofia racconta quello che per lei è la vera identità dell’amore. Quello vero, quello pulito, quello che da bambina leggeva negli occhi dei suoi genitori, ogni giorno, ogni volta che vedeva chiudersi a chiave, dietro di sé la porta della loro camera da letto. In ogni gesto della sua infanzia, che riceveva da sua madre e da suo padre.

In sostanza l’amore è quello che sogna, che ha sempre sognato e mai ricevuto dall’uomo che diventa suo marito, dall’uomo che gli dona due figli da amare per sempre e che diventano parte del suo amore eterno, del suo amore da vivere ogni giorno.   Ma dentro le mura della sua casa, vive sognando quell’amore che non ha mai conosciuto, quell’amore in cui un uomo ed una donna diventano un tutt’uno.

Fino a quando, senza bussare alla sua porta arriva un’ospite indesiderato, il cancro. Inizia la sua battaglia, la lotta per vivere, la forza di combattere nonostante le chemio, nonostante un marito che di amore neppure in quei momenti è capace di donarle. E lei vive e combatte per se stessa, per i figli, per il padre, per la sua vita, per un amore che ancora deve incontrare.

E un giorno… l’amore, e nonostante il suo corpo è devastato dalla malattia, decide di viverlo con la voglia assoluta di amare, con la speranza di essere riamata, con la paura di ricevere una grande delusione e di unire il dolore della malattia con quello dell’amore.

Un libro che racconta l’amore assoluto, un’anima spremuta fino all’ultima goccia. Una donna che non chiede altro che sentirsi amata e amare. In ogni pagina si legge l’amore e vivi con Sofia tutto quello che la sua anima contiene, senza nascondersi dietro nessuna vergogna.

Una pagina dopo l’altra, uno scorrere ed un rincorrere l’amore nella sua più totale essenza.

(Raffaella Lamastra)

Buona lettura...

I N   S O S T A N Z A   L'  A M O R E 

        I capitolo

Riprendo confidenza con me stessa. Con quel sano egoismo che non mi sono mai permessa. Partito anche l'ultimo figlio per l'università, resto sola. Da qualche tempo sono la ex compagna del padre dei miei figli. E' stata una mia scelta.

Ho scelto me e non lui. Il mio modo di essere, il mio cervello e non il suo. La mia vita e non la sua. Soprattutto ho scelto te. E ho scelto con la consapevolezza di avere il novantanove per cento di probabilità di restare sola. C'eri e ti ho amato da subito, ma chi poteva affermarlo allora con certezza che anche tu mi avresti amata davvero.

Non convivo con alcun uomo. Non ho un compagno. Non frequento alcun uomo. Nell'apparenza dei fatti. Nella vita dei fatti, non convivo con alcun uomo. Mi accompagno a te che amo sopra ogni altra cosa. E di più. Ti frequento regolarmente da anni. Ci amiamo di un amore totale, assoluto, forte.

Vallo a spiegare alla compagna di mio cugino, che è l'emblema di tutte le mogli e le compagne ed eterne fidanzate. "Non sono mai stata sola" mi diceva Giovanna quest'estate, mentre prendevamo il sole in riva al mare, a Punta Prosciutto.

Lo Ionio si stendeva placido ai nostri piedi. Blu carico e luminoso, come i tuoi occhi, per il mondo mio non compagno. "Non so nemmeno cosa significhi stare da sola. Prima di convivere con Marcello, vivevo con un altro". Insisteva con la cattiveria di chi afferma senza cattiveria alcuna la propria verità.

Affondavo lo sguardo nel blu e tacevo.  Vallo a spiegare agli amici e ai parenti che domandano perché non ci facciamo le vacanze insieme. Perché, dopo tanti anni non abbiamo una vita normale come tutti quelli che si innamorano e decidono di viversi insieme ogni cosa. Quotidianità, viaggi, amicizie.

Alcuni si fanno commiserevoli, dubbiosi: che razza di relazione è, che razza di amore è si chiedono. Lo giudicano una presa in giro, un'umiliazione. E non capiscono che lo so. Lo so bene io com'è stare senza di te. Che oltre ad essere un uomo, sei tutta me stessa. Tutto il mio fiato, la vita mia.

Ma questo nostro povero infinito amore che è bastato a farci stare vicini, a farci stare sostanzialmente, veramente insieme non è bastato finora a farci andare per il mondo liberi e forti affermandoci come compagni di vita.  Paure. Timori. Sotterfugi. Inganni. Menzogne. Reticenze. Imbrogli. Interessi.

Questo amore così vero è vissuto all'ombra di tutta una foresta di necessità altrui, come una tenera radice nascosta tra le mangrovie.   Per mantenersi in vita si è battuto da eroe.  Per mantenersi in vita non ha mai smesso di comprendere, di capire.  Ha supplicato di sapere. Ascoltato tutto il contrario di quello che desiderava ascoltare.  Atteso che la pura verità emergesse dalle volgarità e dalle calunnie.

Accettato quello che non potrà mai essere detto. Che da te che mi ami dal profondo vengano: "Bugie. Ma bugie divine" come mi hai detto ridendone.  E solo per questo tuo riderne, sei il più amabile degli uomini.  Eppure ci siamo incontrati proprio cercando la verità. Tu la tua, io la mia...

              II capitolo

Trenta giorni di radioterapia. Conclusi i quali mi tocca salire nella stanza dei bottoni dove il direttore sanitario mi attende per salutarmi. Il professore mi riceve sprofondandosi in inchini accademici tanto da farmi venire una momentanea crisi di identità: non è lui il cattedratico e io una semplice paziente? Sta di fatto che gli devo dei ringraziamenti per essersi gentilmente occupato del mio caso. «Professore, sono venuta per ringraziarla e per salutarla!» dico stringendogli la mano e poi conclusiva: «Non le rubo altro tempo».

«Ma no! Invece accomodati… prego!».  «Grazie davvero! Non interrompa il suo lavoro! Io vado».

Non voglio essere scortese, ma ci tengo a chiarire che è meglio evitare altri inutili discorsi o proposte di collaborazioni le più svariate che già ho rifiutato altre volte anche perché sarebbero mirate a ricompensare favori da parte mia che negli anni e da tanti cosiddetti pezzi grossi mi sono stati richiesti e che non ho mai accordato. Questo è solo l’ultimo della serie e io mi sono stufata persino di incazzarmi.

Si mette tra me e la porta: «Cara, lo sai che per te fermo la clinica!».  Gli pianto in faccia due occhi serissimi e neri e gli dico senza civetteria: «Non mi prenda in giro professore!».  «Ti dico che da me puoi avere tutto! So essere riconoscente!».  «Ha già fatto abbastanza, mi creda! Le sono grata per aver seguito il mio caso clinico, ma non posso sdebitarmi se non con un semplice grazie».   «Ma figlia mia, ti sei vista? Tu non devi dire grazie perché invece per me puoi fare moltissimo!».  

«Mi rincresce dirglielo, ma per lei non posso fare proprio niente, io!» dico secca.  Non accenna ad aprirmi la porta che ha richiuso dietro le mie spalle quando sono entrata. Anzi mette le mani sulle mie braccia, mi attira a sé e avvicina la sua bocca alla mia: «Dammi il sogno, Sofia! Sei piena di vita, sei vita vera e forte, tu!» parla come se fosse in trance mentre io lo respingo, voltando il capo di lato e irrigidendomi al punto da costringerlo a mollare la presa.

Ha abbassato le braccia e chinato il capo sconfitto, ma continua a parlare a voce bassa più a sè stesso che a me: «Dai a un uomo carico di esperienza e cinismo l’euforia della vita!». «Ma quale vita, se ho appena ospitato la morte! Professore, mi lasci passare!».

«La morte ha avuto paura di te! Hai reagito in maniera eccezionale all’operazione e alle terapie, lasciatelo dire, da medico quale sono» dice senza liberarmi il passaggio e rendendosi conto di essere stravolto aggiunge: «Ad ogni modo scusa. Scusami, forse ho esagerato!». Lo guardo dritto in faccia e non gli risparmio un sorriso al veleno: «Professore, io non sento niente per lei!».  «Ma il tuo uomo non è… non ti soddisfa in alcun modo… si vede da lontano un miglio!» tenta ancora di rivendersi. «Un uomo come me può fare molto per te!».

«Adesso mi offende! Lasci che la ringrazi per quel tanto di affetto sincero che da amico ha avuto per me e soprattutto mi lasci andare!». Mi vede guadagnare la maniglia della porta ed è di nuovo fuori di sé: «Ma sento il bisogno di fare qualcosa per te! Qualunque cosa!» si affanna a dire mentre apro la porta e mentre sono sulla soglia mi dice: «Lunedì ci sarà una serata dell’associazione di cui faccio parte. Mi farebbe piacere se venissi. Con il tuo compagno, naturalmente» aggiunge come per tranquillizzarmi. «Da amici».

Lo guardo con commiserazione: «Professore, io sabato vado in chemio. Anche volendo lunedì non sarò in grado di alzarmi dal letto. Lo sa o non lo sa che sono occupata a sconfiggere il cancro?».

«C’è ospite un noto scrittore. Si parlerà di letteratura. Sarà una bella serata, vedrai!».

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" In sostanza l'amore " di Rossella Maggio - Editrice Albatros - Il Filo - Nuove Voci -

Arrivederci al prossimo appuntamento letterario

 

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