THE ELEVATOR, un bellissimo thriller claustrofobico

Lo sguardo indiscreto della settima arte

| di Marzia Scolaro
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Thriller claustrofobico girato con perizia che tiene incollati alla sedia gli spettatori giostrando un perfetto congegno ad orologeria. THE ELEVATOR è il primo film del regista Massimo Coglitore dopo il film tv “Noi due” e i cortometraggi “Deadline” e “Uomo di carta”. Presentato alla stampa il 12 giugno, il film uscirà in sala il 20 giugno distribuito da Europictures. 

Questo film conferma la tesi che c’è necessità di investire su film diversi, inconsueti, come ha fatto Riccardo Neri - produttore indipendente - con la sua Lupin Film. “THE ELEVATOR” non è un film violento, la storia fiorisce con un inaspettato crescendo ed esplosione verso i tre quarti del film. La fotografia, cupa e opprimente, partecipa a non alleggerire mai l’angoscia, che è quasi palpabile. L’ascensore diventa il sito di una sfida mortale fra i due “contendenti”, come dice lo stesso regista. 

Due persone indifese, con segreti mai confessati, che si trovano sole a fare i conti con i propri fantasmi. Ma questo è solo lo spunto che permette al regista di giocare in modo magistrale con la regia, in un veloce e strabiliante approccio visivo e sensoriale. E’ la tensione, tenuta costantemente alta, a rendere affascinante il film riuscendo a immedesimare il pubblico totalmente con i protagonisti e a viverne l’angoscia crescente che stanno vivendo in real time. Il film è la storia dell’incontro tra Jack, noto conduttore televisivo americano, e una risoluta donna misteriosa, che lo immobilizza dentro l’ascensore in un giorno di festa. Inizia una guerra di trincea che metterà a dura prova, per opposti motivi, la resistenza di entrambi i rivali. Già nei corti si era capita la passione del regista ad inseguire il cinema di genere, e qui allestisce, come spazio privilegiato alla sua ricerca, una scacchiera in cui l'interazione dei personaggi è il frutto di una dialettica che privilegia la dimensione psicologica e mentale, frutto anche di un buon script di Mauro Graiani e Riccardo Irera. 

Un thriller girato con perizia che tiene incollati alla sedia gli spettatori, giostrando un perfetto congegno ad orologeria. "THE ELEVATOR", visivamente impeccabile, traduce queste caratteristiche in un meccanismo di grande spettacolarità, in cui tensione ed adrenalina sono veicolate attraverso movimenti di macchina precisi, che oltrepassano in termini di riprese i limiti imposti dagli spazi ristretti dell'ambientazione con carrellate che uniscono con singolari e seducenti soluzione di continuità i personaggi, l’ascensore e l’architettura dell’elegante condominio newyorkese. Decisivo il contributo degli attori con in testa Caroline Goodall che ci regala una performance assoluta, nella sua maschera di paura e determinazione, e man mano che il film avanza sarà costretta a mettere da parte tutte le sue paure per far fronte al suo piano. Protagonista maschile interpretato con una maestria di grande scuola è il calibrato e bravissimo James Parks. Completa il cast - nel ruolo del custode del palazzo - Burt Young popolare al grande pubblico per il ruolo di Paulie nella saga di Rocky. La mano del regista si vede soprattutto in alcuni finezze molto significative, che lasciano il segno. 

La storia, la cui vicenda si svolge in una sola notte, e dentro un ascensore, ha un buon ritmo, merito di un ottimo montaggio e di musiche avvincenti, e riesce a creare una vigorosa tensione narrativa.

MARZIA SCOLARO

Marzia Scolaro

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