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La Zona Franca in Sardegna

Considerazioni

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Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero, così parlava il grande Steve Jobs. 

Noi Sardi che pensiamo alla Sardegna come ad un paradiso fiscale  ci scambiano per folli, ma io lo so e ci credo fermamente che la nostra follia cambierà l'Isola. 

Sabato 2 Agosto 2014 convegno Associazione Zona Franca Sardegna,  un gruppo di folli ed io tra loro, follemente convinta di cambiare il mondo.............in un contesto allegro, sincero, convinto, umile, vero.  

Il tema ovviamente Zona Franca, Fiscalità di vantaggio il mio discorso, Sanità il discorso della dott.ssa Paoletta Zolo,  Marketing, internet, esternalizzazione il discorso del Dott. Ing. Giacomo festa. 

Nomi importanti come il Prof. Aldo Berlinguer e il suo bellissimo libro. E poi loro.....Silvio Cambera, Bruno Musu, Mariano Lo Piccolo, ed il nuovo direttivo.

Un grande puzzle che forma la Zona Franca.

Ecco cosa siamo ed ecco cosa meritiamo: 

Cosa vuol dire  fiscalità di vantaggio nella nostra Isola e perché  deve diventare una realtà?

Significa semplicemente che la Sardegna e precisamente tutto il suo territorio diventa zona franca, ossia una zona che può e deve godere di grandi ed importanti vantaggi fiscali, sia per i sardi e sia per gli investitori stranieri.

In questo modo in Sardegna  si avrebbe un nuovo paradiso fiscale, dove finalmente pagare molte meno tasse.
Gli investimenti potranno finalmente avere ragione di esistere  con  vantaggi per tutti.

In parole semplici significherebbe il rilancio dell' isola,  che sarà vantaggioso per molte imprese che invece di delocalizzare al di fuori dei confini italiani potranno investire in Sardegna.

Tutto questo ha un nome: Zona Franca.

Le Leggi che sanciscono il diritto alla creazione della Zona Franca sono contenute nell'Art.12 della Legge Costituzionale n.3/1948, successivamente confermata dal D.L.gvo n.75/1998 rafforzato e ribadito dalla modifica del titolo V della Costituzione all'Art. 117 del 2001, nonché dalla L.R. n.10/2008.

Ad oggi la Regione ha già adottato tutti gli atti amministrativi contemplati e necessari per l'attivazione della Zona Franca.

Al momento attuale l'ultimo passaggio da compiere è l'iscrizione nel Registro delle zone Franche Europee, un compito spettante attualmente al Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano, su esplicita richiesta del Governatore della Regione Sardegna.

La Commissione Europea in data 5 Marzo 2013 ha comunicato che per quanto riguarda l'inserimento della nostra isola fra le Zone Franche europee, non sussiste nessun costo  da parte della stessa, essendo delegati istituzionalmente a questo compito dai due organismi italiani appena citati.

La zona Franca è uno status giuridico riconosciuto a territori  come la Sardegna, situata a metà strada fra il continente Europeo e le coste nordafricane    .

A causa della sua insularità si trova  a rischio spopolamento, considerando che negli ultimi anni dalle zone interne è in atto un processo di decremento demografico accompagnato da un forte fenomeno migratorio, sia verso le zone costiere che sopratutto verso realtà esterne all'isola, creando quindi uno sbilanciamento delle opportunità di crescita interne all'isola stessa unitamente a condizioni di sottoviluppo.

Osservando i parametri essenziali e capaci di darci un quadro esaustivo rileviamo un trend negativo sia in termini di Pil, sempre e costantemente in calo negli ultimi cinque anni, che per quello che riguarda i dati relativi al consumo che mostrano flessioni evidenti, seppur minori, rispetto alle regioni meridionali del Paese.

Infine come ultimo indicatore consideriamo che il reddito pro capite della Sardegna è pari a € 18.800 contro una media nazionale di € 24.400 e una media europea di € 23.500. Questi dati mostrano con certezza un'assoluta debolezza rispetto al resto del continente Europeo.

Pertanto è certo il diritto per la Sardegna ad avere un regime fiscale di favore tale da attivare strumenti e forme di compensazione, che consentano all'isola, " territorio debole", di mettersi alla pari con il resto dei cittadini Europei.

Difatti, come contemplato dall'Art. 166 del Regolamento CEE N. 2913 del 1992 per le zone Franche, entrerebbe in vigore un regime di "sospensione", che prevede la circolazione e la lavorazione delle merci con diritti doganali, fiscali e per le accise (tasse sui carburanti, gas, energia elettrica, alcoolici, zucchero, caffè, materiale informatico ecc..) tale da determinare vantaggi immediati con la netta riduzione dei costi di produzione.

Inoltre si avrebbe diritto a canali privilegiati per l'ottenimento di aiuti statali ed esteri quali i Fondi Strutturali Europei, per gli investimenti della Bce.

Per quello che riguarda i riflessi economici, possiamo notare che la Zona Franca potrebbe garantire la definitiva uscita della Sardegna dall'attuale situazione di stallo economico determinandosi la ripresa di un ciclo economico positivo come accade in tutte le Zone Franche esistenti nel mondo, che sono circa 2300 e sono uno dei motori dell'economia mondiale. Negli USA se ne contano 253, in Cina 38 e rappresentano il 65% del Pil nazionale.

Le più vicine a noi, Port Said in Egitto e Tangeri in Marocco, hanno creato 150mila posti di lavoro in cinque anni e sono le aree con il più alto tasso di crescita.

Anche in Sardegna si può prevedere un vantaggio competitivo calcolato con riferimento alle altre realtà esistenti, considerando anche possibile, nella nostra fattispecie, il raggiungimento di un turismo che non si concentri nei soli mesi estivi ma si possa sviluppare per dodici mesi all'anno, con il vantaggio di poter garantire e offrire servizi turistici a costi più bassi, oltre allo sviluppo di quello che viene definito turismo da shopping.

Tutti vogliamo la ZONA FRANCA, ma dobbiamo essere uniti e coinvolgere tutti, l'individualismo non ci porta da nessuna parte...
l' obiettivo è ZONA FRANCA.

Invece: Crisi economica, aziende in fallimento, inquinamento, campagne svuotate, crisi sociale, disoccupazione, scioperi, crisi politica, corruzione, peculato.

Questa è la Sardegna, territorio al collasso, che con i suoi 24mila km² è diventata lo specchio d'Italia, forse più di ogni altra Regione Italiana.
Il popolo sardo si trova come intrappolato in un enorme incubo, stretto fra la rabbia per la situazione odierna e la paura per la mancanza di futuro.

La crisi economica, che si è abbattuta sull'Italia e sull'Europa in questi anni, ha mostrato i suoi effetti peggiori proprio sulla nostra terra.

Questo perché sono migliaia le multinazionali e le piccole-medie imprese presenti sul territorio che hanno accusato un forte calo della produzione, avviandosi sulla strada del fallimento. Tra l'altro molte di queste attività sono in mano agli stranieri, a cui poco importa se chiudere i battenti significa "uccidere" migliaia di lavoratori e di famiglie al seguito.

A questo si aggiunge poi il problema inquinamento, specie nell'area del Sulcis, dove tante aziende sono finite sotto inchiesta per emissioni nocive e smaltimento improprio.

E' il caso della Portovesme Srl, della Eurallumina, o della Alcoa, che da ormai  anni è protagonista di un delicato "braccio di ferro" tra lavoratori e padroni, che vorrebbero licenziare e chiudere tutto definitivamente.

Le società Igea e Ifras invece, hanno ricevuto dalla Regione milioni di euro per bonificare le proprie miniere, ma di bonifiche non c'è traccia e nemmeno del denaro pubblico, che sembra sparito nel nulla tra clientelismo e malaffare.

E poi c'è la Carbonsulcis, finita sotto inchiesta per aver speso 17 milioni di euro nell'acquisto di macchinari mai utilizzati.

Fallimenti, corruzione, mancanza di controllo da parte delle autorità, cattiva gestione politica.

Tutto questo ha obbligato la Sardegna a raggiungere il 18% di disoccupazione, una della percentuali più alte d'Italia.
Se poi ci si sofferma sulla disoccupazione giovanile, i dati sono ancor più allarmanti: 1 giovane su 2 è senza lavoro.
Per tale motivo, sempre più giovani abbandonano la Sardegna, preferendo studiare e lavorare altrove.

Il discorso agricoltura è ancora peggio poiché nessuno sembra più volersi occupare della terra.
Le campagne si svuotano giorno dopo giorno e la politica ignora ormai da anni il problema, piuttosto che escogitare piani concreti di investimento nel settore.

Tutto questo è la Sardegna oggi.....domani Zona Franca.

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