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I furbetti del non profit che evadono le tasse.

Finti circoli culturali.

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I furbetti del non profit che evadono le tasse.

Parliamo oggi di quelle finte associazione non profit, dietro cui si nascondo vere e proprie imprese, che vogliono cercare solamente di pagare meno tasse.

Faccio l’esempio di una sala giochi  che avrebbe come scopo “l’organizzazione del tempo libero dei propri associati”o di un bar  che persegue “la formazione psicofisica e morale dell’uomo”.
Meglio ancora l'esempio di night club e privé che fanno capo alla Federazione italiana per la tutela dei diritti e delle libertà, sintetizzata nella sigla Federsex.

Riporto i dati dei controlli compiuti da Guardia di Finanza e Agenzie delle entrate: su 62 società sportive dilettantistiche controllate, solo 5 sono risultate in regola e sette erano da considerare “evasori totali” con  un’evasione fiscale che oscilla fra i 50mila e i 70mila euro, con punte di 100mila.

Ipotizzando che mediamente ogni ente non profit (spalmando le truffe dei disonesti anche sul numero delle associazioni oneste che nulla hanno di illegale) sottragga al fisco tra i 5 e i 10mila euro. Moltiplicando questa cifra per i duecentomila enti non profit italiani, si può avere un ordine di grandezza delle dimensioni del “nero” prodotto dal privato sociale: 1-2 miliardi di euro.

Altro che volontariato.

Queste associazioni nascono per generare profitto e di fatto lo producono.
Tuttavia, rispetto a qualsiasi altro esercizio commerciale, godono di agevolazioni fiscali non indifferenti.

Infatti nella maggior parte dei casi iscriversi al registro del Terzo Settore è solo una furbata  per aggirare l’imposizione fiscale, in modo da generare sì profitti, ma più “puliti”.
Basta semplicemente  rivolgersi a un buon fiscalista  che fornisca le dritte giuste e il gioco è fatto, rilevante però, è scrivere una buona descrizione dell’oggetto sociale. Ci si deve inserire fini nobili e sociali, ad esempio si può scrivere “l’associazione ha come scopo l’organizzazione del tempo libero dei propri associati, attraverso l’offerta di una vasta gamma di giochi audiovisivi, quali videogames, biliardi, calcetti proiezione di eventi sportivi ecc..” questo per una comune sala giochi.
Oppure “l’associazione si propone di valorizzare la formazione psicofisica e morale dell’uomo” se  si tratta di una palestra.

Se lo Stato e' incapace di assicurare benessere ai propri cittadini si può dire che ci pensano le no-profit.
Pertanto lo Stato ha pensato bene di lavarsene le mani in maniera definitiva, delegando a queste associazioni quello che nei fatti dovrebbe  essere il fine ultimo di uno Stato democratico: assicurare il welfare- ovvero il benessere- dei propri cittadini, non solo per quanto concerne la salute e l’istruzione, ma garantendone il pieno sviluppo come individuo. Ringraziamo dunque lo Stato.

Abbiamo un popolo sempre più altruista, interessato alla promozione della cultura e al benessere della collettività? O un popolo sempre più furbo?

Nel Terzo Settore c’è un’agevolazione fiscale considerevole.
Per alcuni enti si applica la riduzione del 50% dell’Ires, per altri enti (persone giuridiche che svolgono attività nei settori dell’attività culturale, ricerca scientifica o beneficenza) si ha l'esenzione totale, esempio per le attività non commerciali delle Onlus. Altra  agevolazione è data dalla legge 398 del 1991 che consente alle associazioni senza scopo di lucro di calcolare l’imposta dovuta in modo forfettario applicando un 3% (la norma è valida per le attività commerciali che hanno un fatturato inferiore ai 250 mila euro). Inoltre anche l’Iva è dovuta dall’ente con un abbattimento compreso tra il 10 ed il 50 %.
Infine, le associazioni no-profit non pagano l’IRAP (l’imposta sull’attività produttiva) e non hanno l’obbligo di iscrizione alla camera di commercio (con un risparmio di circa 250 euro annui).

Ma cosa c'è di culturale in un circolo nato come night club?

In questi circoli  di culturale c’è ben poco. Basta fare un giro tra le tante associazioni che perseguono fini ben lontani dalla promozione della cultura, del volontariato o quant’altro e troviamo all’interno del Terzo Settore tanti  night club e locali alternativi. Non si fa che ribadire che la cultura in Italia è morta, ma nei fatti poco o nulla si fa per ridarle vita e coloro che dovrebbero assolvere tale compito, usufruendo delle relative agevolazioni.
Così si crede di entrare in un circolo culturale, un gruppo di lettura, un’associazione enogastronomica e si finisce per passare la serata in un pub o in un ristorante come tanti altri, o come un night con signorine che ti fanno spendere il tuo stipendio.
Se le false no-profit truffano, di fatto, lo Stato, più danneggiate ne risultano le VERE no-profit, ossia quelle associazioni che realmente fanno volontariato, assistono i malati terminali, gli anziani, i bambini, i circoli (pochi) che promuovono attivamente la cultura.

In Italia  in cui la pressione fiscale è la più alta d’Europa, a rimetterci sono gli onesti, le piccole e medie imprese  colpite da un fisco che non concede sconti o che li concede senza i dovuto controlli.

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