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Lettera aperta al Presidente della Regione Sardegna.

Francesco Pigliaru

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Gent.mo Presidente, o, se preferisce, senza mancare di rispetto, Francesco,

Sento il dovere di far arrivare a Lei la richiesta di tanti Sardi:

Faccia al più presto le più volte dichiarate riforme.

Per poter vivere dignitosamente, semplifichi e sburocratizzi velocemente la pietosa giostra della Pubblica Amministrazione Regionale.

Siamo imbrigliati, incatenati, stanchi, oberati di adempimenti, impossibilitati a fare impresa. Se veramente vuole sostenere le imprese e, con esse, la ripresa della Sardegna.
In tutto il mondo, o quasi, questo processo è già stato avviato e quasi tutto è stato semplificato.

Non vogliamo che i nostri figli, i nostri talenti, le nostre menti, i nostri giovani, vadano a fare impresa all’estero, dove tutto è semplice e facile: lì si apre un’impresa in 48 ore, la nostra burocrazia, invece, rende tutto difficile, tutto con assurde richieste e tempi biblici.

Governatore, i Sardi sono stanchi: hanno sentito da tutti i Presidenti della Regione sempre belle parole e bellissimi programmi, ma sul pratico e sul versante delle semplificazioni, tutti hanno fallito.

Sa che per fare un semplice passaggio di gestione, un cambio, una voltura, un subentro, si rischia di chiudere e non aprire la nuova attività? Sa che, per sistemare due metri lineari di spiaggia e far giungere un anziano o una persona disabile al mare, si viene denunciati? Sa che, a causa di una recinzione, si rischia di bloccare un intero progetto? O, peggio ancora, che oggi si chiede a bar, pubblici esercizi (nella fattispecie ristoranti e alberghi) di analizzare, a proprio carico, e rispondere dell’acqua di Abbanoa? Una lunga via crucis.
Una volta si usava dire che “piccolo è bello”, ma ora le piccole imprese stanno morendo.

Ne conviene che, fare impresa oggi, è cosa da pazzi!

E allora?

Abbiamo un patrimonio turistico enorme che potrebbe svilupparsi in modo eco-sostenibile, soprattutto nell’interno, dove migliaia di giovani sarebbero pronti ad intraprendere, con un po’ d’inventiva, formazione e qualche incentivo, ma nella situazione attuale è impossibile.
Puntare, insomma, soprattutto, sulla ricerca dell’identità del turismo, dell’agroalimentare, della eco-sostenibilità dell’innovazione culturale, della musica, dell’istruzione, della natura.

Le nostre spiagge sono le più belle, il nostro cibo è il migliore, il nostro patrimonio è unico, il nostro territorio è prevalentemente montuoso e ricco di bellezze che non vanno a configurare una giusta strategia di “destination management” in grado di valorizzare appieno il nostro territorio. Togliamoci dalla testa solo la Sardegna delle spiagge con la conseguenza di un turismo localizzato e prevalentemente estivo (quando ci va bene).

Il nostro patrimonio ambientale e territoriale è di inestimabile valore.

Esso rappresenta l’unica vera grande ricchezza di noi sardi, patrimonio su cui investire per tutelarlo, conservalo e valorizzarlo. La mancanza di una cultura del rispetto dell’ambiente all’interno della classe politica sarda, ha generato disastri ambientali ed ecologici nei territori e povertà tra le comunità che hanno visto, spesso e volentieri, in cambio di qualche posto di lavoro o del miraggio industriale, la distruzione delle risorse naturali e umane.
È da questa consapevolezza che si chiede a Lei un impegno prioritario sulla salvaguardia dell’ambiente, del territorio, delle sue economie e di tutti quelli che giorno per giorno lavorano per difenderla, proteggerla e salvaguardarla.

Si faccia carico del malessere dei sardi.

Questo le manca, di dare l’impressione di farsene carico. La “restituisca”, dopo averla guardata.

Usi i No alla discarica, all’inceneritore, alla centrale a carbone, alle trivellazioni, al terminale del metano. Molti No, ma non dispersi, senza disegno, senza prospettive, spesso irrazionali, mentre tutto il peggio è qui e ora con le discariche a cielo aperto e con gli inceneritori obsoleti, nella sola regione europea senza metano.
Almeno Lei ci eviti l’ennesimo sfregio all’ISOLA che porterà, penso, questa volta, anche un alto prezzo di morte (vedasi incremento dei tumori e delle malformazioni nella Terra dei fuochi che tutti hanno ben pensato di insabbiare fino al ridicolo, compreso il nostro Presidente della Repubblica.

Spetta solo a Noi, uomini e donne di Sardegna, opporci. Lo dobbiamo ai nostri figli; loro sono il nostro futuro.

NO alle scorie nucleari in Sardegna.

La Sardegna ha la più alta concentrazione di servitù militari rispetto al resto d’Italia, ha il più alto indice di inquinamento ambientale da attività industriali e militari, lo Stato Italiano deve ammette che la parte a mare del poligono di Teulada non è più bonificabile, che nessuna bonifica è stata mai eseguita nei poligoni militari.
Il Popolo Sardo ha espresso la sua contrarietà sul nucleare con il referendum del 13 Giugno 2011;

Governatore, vigili sulla tutela ambientale del nostro territorio e sulla salute dei cittadini, e respinga qualsiasi iniziativa che possa identificare la nostra isola come possibile pattumiera nucleare.

Alzi lo sguardo e incroci quello dell’operaio, del pastore, dell’imprenditore, del pensionato, del disoccupato, dello studente. Incroci lo sguardo con i giovani.

Che il percorso sia lungo e complicato lo sappiamo e lo abbiamo sempre saputo, ma non esiste alcuna alternativa per i sardi che non sia prendersi la responsabilità del proprio futuro.

Chi ancora non l’ha capito o non lo accetta, lo capirà, o accetterà di scommettere sull’unica possibilità rimasta.

Dobbiamo rimboccarci le maniche e impegnarci, ognuno nel suo piccolo, in quella direzione: parliamone con amici, parenti e conoscenti, contribuiamo tutti a creare una coscienza e una consapevolezza civica di popolo che vuole l’indipendenza, la sovranità sul proprio territorio e piena responsabilità sul proprio destino.

Iniziamo da piccoli gesti di civiltà: raccogliere una carta straccia trovata in terra o un rifiuto trovato in spiaggia, rispettare i limiti di velocità, usare cortesia verso coloro con cui abbiamo a che fare per lavoro o per strada, negare il voto a chi ha soltanto promesso e mai mantenuto, a chi continua ad usare i nostri soldi per scopi personali.

È un inizio. Poi il resto verrà.

Siamo diretti verso un baratro senza fondo; dobbiamo assolutamente reagire, ma dobbiamo farlo tutti insieme, con un profondo senso di comunità e verso una direzione unica: l’indipendenza è la nostra salvezza.

Il problema è, sempre, quello che succede quando si deve iniziare a far qualcosa di più che parlare.

Spetta solo a Noi, uomini e donne di Sardegna, opporci, lo dobbiamo ai nostri figli, alla nostra amata Terra, al nostro futuro.

Siamo in fondo alla classifica mondiale per difficoltà di fare impresa. Perché?

Egregio Presidente, al tavolo permanente per la semplificazione burocratica deve subito imporre traguardi e scadenze precise. Ci spaventa molto che già si parli di semplificazioni parziali per le start-up e non anche per tutte le imprese esistenti; questo è già un segno di debolezza. Questa deve essere la sua battaglia e, in questo modo, stia certo che avrà al suo fianco tantissimi vecchi e nuovi imprenditori che produrranno e assumeranno.

E se la Sardegna divenisse Zona Franca?

Caro Francesco, a nome di tanti Sardi la saluto. Sull’ultima domanda non ho scritto nulla, lascio a lei la giusta risposta. Noi Sardi attendiamo, ma non per sempre.

Esmeralda Trogu

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