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La legge di Stabilità rivoluziona il regime dei minimi

Il pacchetto lavoro di Matteo Renzi si chiama Jobs Act

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Il popolo delle partite Iva e i giovani si sente tradito da Matteo Renzi, a parole il governo dichiara di voler puntare su giovani, competenze e qualificazione professionale, nei fatti si finisce per affossare proprio uno dei comparti più giovani, innovativi e dinamici del mercato del lavoro italiano. 

Il pacchetto lavoro di Matteo Renzi si chiama Jobs (al plurale) Act, una “esse di troppo” ,  che aveva fatto bene sperare il popolo delle partite Iva, fiducioso che, con il giovane e promettente premier, anche i nuovi lavoratori  avessero maggiori tutele.

Purtroppo  l'unica cosa certa è che ad aumentare sono state le tasse.

La legge di Stabilità rivoluziona il regime dei minimi, uno status agevolato destinato agli under 35. Con le vecchie regole, le giovani partite Iva pagavano il 5% di Irpef, a patto di guadagnare meno di 30 mila euro l'anno.

Dal primo gennaio l'aliquota triplica: passa al 15%, questo  è solo l'inizio, perché 30 mila euro, a quanto pare, sono troppi. Il governo ha introdotto delle soglie differenti a seconda dell'attività svolta.

Per pagare il 15%, i commercianti devono incassare meno di 40 mila euro. I giovani professionisti meno di 15 mila. Una cifra,  al di sotto del compenso medio (18.640 euro lordi, pari a 723 euro al mese) delle partite Iva iscritte all'Inps.

Praticamente chi ha introiti mensili dignitosi, sforerà per rientrare nei regimi tradizionali. In questi casi, un incremento della tassazione dei giovani professionisti stimata intorno al 500%. L'aliquota passerà dal 5% al 22,48% per l’area tecnica, del 23,77% per l’area economico-sociale, del 24,58% per l’area sanitaria e del 25,11% per l’area giuridica.

Il governo ha dato il via libera agli aumenti contributivi Inps per gli iscritti alla gestione separata. Una misura, prevista dalla Riforma Fornero e bloccata dai precedenti governi, che porterà l'aliquota dal 27 al 33% entro il 2018.

Notasi un primo scatto oltre il 29% già dal primo gennaio del 2015.

Gli iscritti all'Inps che rientreranno nel regime dei minimi, vedranno evaporare in tasse il 44% dei loro (bene che vada) 15 mila euro. Chi invece ha la colpa di avere una partita Iva e uno stipendio decente dovrà sopportare una pressione fiscale del 52% nel 2015 e del 56% nel 2018.
Chi potrà, migrerà dall'Inps alle casse professionali.

Per gli altri, sarà dura resistere alla tentazione di chiudere la partita Iva.

L'aumentare dei doveri contributivi non corrisponde a più tutele.

Le partite Iva sono le grandi assenti nel Jobs Act.

I co.co.co avranno un salario minimo.

I dipendenti hanno 80 euro in busta paga.

Gli stessi 80 euro che Renzi aveva promesso sarebbero arrivati anche nelle tasche degli autonomi. E invece, nulla.

 

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