Ricordo i negozi di Restellone di quando ero piccola e la scuola. Che non c’era.

RICORDI DI UNA BAMBINA DI RESTELLONE (quinta parte)

| di Mariarosa Bugini
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Qualche volta ripenso ai negozi che frequentavo quando ero una piccola bambina di Restellone. Il primo negozio che ricordo, il piu’ vicino a casa mia , era il negozio che vendeva alimentari, all’uscita dal portone, a destra (prosciutto, mostarda e mascarpone fresco confezionato in piccole porzioni erano le cose di cui andavo ghiotta da piccola). Rivendeva anche il pane e cosi’ del negozio del panettiere (che abbiamo sempre chiamato prestinaio), che era piu’ in là, non ho nessun ricordo.

Seguendo il marciapiedi a sinistra della casa, c’era un bar ristorante con una piccola sala dotata di televisore. Noi in casa non l’avevamo, però io potevo andarla a vedere anche da sola, almeno una volta la settimana, per la TV dei ragazzi “Rintintin” e “Gorki il Ragazzo del Circo”, senza uscire dal portone. Mi era consentito di utilizzare la porta del retro del ristorante (che confinava con le scale di casa), e di attraversare la cucina, perché la cuoca mi aveva presa a benvolere e mi faceva passare.

Sul lato opposto al ristorante, al di là di Largo Levrino, c’era il secondo negozio che ricordo: la latteria della Signora Pina. Mi hanno raccontato che quando ero una neonata, tutte le volte che mia madre mi portava in negozio, lei non la finiva piu’ di sbaciucchiarmi. Un poco cresciuta, andavo da lei per comprarmi dei dolcissimi “Cremini”, fatti a mattoncino, al gusto di panna e cioccolato, una bontà, rivestiti da stagnola marrone e oro.

Proseguendo sullo stesso marciapiedi della latteria, c’era un’azienda che si chiamava SACIS. La custode era la mamma di Roberto, un mio compagno di scuola. Sullo stesso lato poi, c’era la rivendita del carbone e della legna “El Sciustrè’“ veniva chiamato in dialetto. Dopo di lui c’erano alcune case dove abitava Nadia un’altra mia compagna di scuola. Due luoghi però mi affascinavano in modo particolare : il primo, il negozio su Viale Gramsci, vicino alla fermata del tram. Era una cartoleria molto particolare perché vendeva di tutto: quaderni, buste, profumi, saponette profumate e, fungendo anche da tabaccheria, oltre alle sigarette, svedesi (fiammiferi di legno), cerini, francobolli e sale, vendeva anche il tabacco da pipa, in buste, entrando ne potevo sentire l’aroma. Quello che però mi intrigava di piu’, oltre alle letterine di Natale, molto belle, variopinte e decorate con brillantini oro e argento, era ammirare incantata le immagini a colori di piccole figure, che non ho mai piu’ ritrovato. Erano la riproduzione di piccole teste di Angioletti sorridenti, con tanti capelli biondi a boccoli , bellissime e morbide ali bianche attaccate in giro al collo e completamente senza il corpo! Ne ero affascinata e turbata nello stesso tempo.

Il secondo posto speciale per me era l’edicola, poco lontana dal cartolaio. Aveva una forma che mi ricordava un’uccèlliera per le sue linee. Dallo sportello per la vendita dei giornali vedevo sporgere con fatica il volto di un piccolo uomo affetto da microsomia. Il profumo della carta stampata mi attraeva in modo incredibile : avrei voluto passare li’ interi pomeriggi per leggere almeno tutte le copertine delle riviste, dei giornali e dei libri esposti. Credo che l’inappagabile sete di lettura che da sempre mi accompagna sia nata proprio da quell’edicola .


La scuola che non c’era
A Restellone non c’era la scuola elementare. Per poterla frequentare tutte le mattine arrivava un autobus ( che noi chiamavamo pullman) che
accompagnava noi bambini di Restellone alle Scuole Giuseppe Rovani, in Via Fratelli Bandiera, e che alla fine delle lezioni ci riportava a casa.
Ero una bambina guardata a vista, dovevo sempre stare con la cartella vicino all’autista, in piedi, aggrappata ad un corrimano metallico, perché mia madre aveva avuto la brillante idea di informarlo che facilmente io avrei potuto dare di stomaco e cosi’ me ne dovevo stare relegata vicino alla porta d’accesso mentre i miei compagni di viaggio, comodamente seduti, chiacchieravano fra loro.

Mancava anche un luogo destinato al Catechismo per la preparazione alla prima Santa Comunione e venivamo ospitati in una cascina vicina a Restellone, forse la Cascina Rabina, su grandi panche di legno in un ampio locale che serbava un odore di buono, forse delle granaglie conservate li’ in precedenza. Il Sacerdote che veniva per il Catechismo era Don Alberto che ho poi avuto come insegnante di religione alla Scuola Media Statale Carlo Forlanini.

Mariarosa Bugini

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