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LA CRISI IN VENEZUELA di Janet Gloria Perilla

Siamo tutti stranieri

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LA CRISI IN VENEZUELA


Al di là della profonda crisi politica che ha travolto il paese, la fame e la mancanza di medicine, anche di base, hanno causato il caos  per le strade di tutte le città del Venezuela.

La situazione richiede una soluzione urgente che purtroppo è difficile da raggiungere vista la  chiusura del presidente ai canali umanitari ed a qualsiasi forma di dialogo sia con la popolazione sia con l'opposizione, rimanendo indifferente alla situazione reale.

Il sogno del Socialismo del XXI secolo si è trasformato nel peggior degli incubi che persino l’ideatore del termine, il sociologo tedesco Heinz Dieterich, ha ammesso che il modello venezuelano è un vero disastro.

Quello che sta succedendo in questi giorni in Venezuela non è il "risultato del finanziamento di gruppi criminali, violenti e fascisti da parte dell’imperialismo nordamericano”, come ha denunciato il governo, ma la crisi socio economica che ha esasperato diversi settori della società, inclusa la classe popolare delle favelas.

Per 13 anni, il presidente Hugo Chávez ha preso decisioni sbagliate ma le cose sembravano andare bene, aveva a suo favore il prezzo del petrolio a 120 dollari il barile.

Oggi il presidente Nicolás Maduro prende le stesse decisioni sbagliate, ma non ha la capacità economica per contenerne gli effetti negativi.

E 'paradossale che il Venezuela  il quinto paese esportatore di petrolio nel mondo si trovi ad affrontare un'emergenza alimentare e medica.

Gli abusi di potere e la gestione economica disastrosa di Nicolás Maduro hanno causato disordini sociali  che non sembrano terminare a breve infatti nel Paese sudamericano non c’è praticamente più nulla.

A differenza delle rivolte della primavera araba in Egitto nel 2011 cominciate per l’aumento del prezzo del pane, in Venezuela il pane semplicemente non c’è.

Per contenere l’inflazione, il governo aveva deciso di imporre un tetto al prezzo di alcuni alimenti di prima necessità, tra cui il pane, ma in questo modo ha messo in difficoltà i panettieri molti hanno chiuso e quelli ancora aperti sono stati letteralmente presi d’assalto con file di cinque, sei o sette ore per comprare un massimo di due forme di pane a persona,  per risolvere il problema delle code Maduro ha chiuso il rifornimento della farina.

Non c’è farina, non c’è pane e non ci sono code e lo stesso è succede con il latte, con il riso e tutti i generi alimentari e non solo, la mancanza di medicinali hanno causato parecchii decessi specialmente bambini e donne incinte.

La situazione è insostenibile.

Marce pacifiche organizzate in tutte le città sono necessarie, ma non sufficienti per ripristinare la democrazia in  Venezuela.

 Il saccheggio è il risultato dettato dalla fame e alla disperazione  causato dalla cattiva gestione economica del presidente Maduro che governa uno dei paesi più ricchi nel mondo di risorse naturali.  

Nell'ultima settimana, molte persone sono rimaste ferite ed altre sono decedute durante gli scontri.

Alcuni giornalistI come Valentina Quintero ed altri ci confermano, da Caracas, che la dittatura ha trasformato la vita dei venezuelani in una quotidianità ostile.

 “L’ansia prende il sopravvento ogni mattina perché non sappiamo cosa verrà.

L’insonnia è devastante, siamo sempre connessi al telefono, al pc, ascoltando e leggendo finché gli occhi cominciano a lacrimare e non sappiamo se è per la stanchezza o il dolore”, racconta l’autrice televisiva.

 “Cerco di respirare insieme alla natura almeno una volta al giorno basta affacciarsi alla finestra e vedere come la luce del sole cambia, almeno questo non è riuscito a devastarlo la dittatura e nemmeno la volontà di tornare in democrazia”.

Diventa essenziale che la comunità internazionale formalizziun atto contro chi vuole  restare al potere senza il consenso popolare, in caso contrario, la lacrima sociale venezuelana può finire nel peggiore delle ipotesi come possiamo immaginare oggi.

 

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