Emanuele Cavarra: Non dire il mio nome, un romanzo che veste "noir"!

"Lo scrittore ragusano, alla sua seconda opera letteraria"

| di Concita Occhipinti
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Il numero crescente dei lettori italiani direzionato verso thriller, gialli e noir fa percepire di quanto sia cambiata la passione per altri generi di lettura ... che non saranno certamente novelle per bambini!

A captare tutto ciò è stato l'inarrestabile scrittore ragusano Emanuele Cavarra, che al suo secondo libro, si veste "noir" e tra indagini, spie e passioni in comune ci lascerà col fiato sospeso...almeno per un po'!

Venerdì 5 dicembre, alle ore 18,00 presso l'Auditorium AVIS "Saro Digrandi" via Della Solidarietà, 2 a Ragusa si terrà la presentazione del romanzo di Emanuele Cavarra. Presenterà Saro Distefano

L'Intervista all'Autore

Cosa è per te "scrivere"?

Scrivere mi fa sentire libero di viaggiare nel tempo e nello spazio. Sento forte il richiamo del passato, a cui sempre mi ricollego nei miei romanzi. Il mio primo libro, “La Casualità apparente”, è ambientato in gran parte nel XII secolo. Mi sono letteralmente immerso e fatto rivivere ai lettori (così mi hanno confermato in molti dopo averlo letto) nella misteriosa e affascinante epoca dei cavalieri templari. Anche dal punto di vista geografico, il viaggio che ho raccontato conduce dall’antica Sicilia (allora “Trinacria”) a Malta, ovviamente passando dalla Terra Santa.

Cosa ti spinge a continuare questo percorso letterario?

Quando cominci a scrivere ci prendi gusto e quasi sempre non ti fermi più. Ritengo di essere stato fortunato ad aver incontrato Nulla Die, una piccola casa editrice siciliana, che ha creduto in me, sia la prima che la seconda volta. Oggi chi vuole intraprendere la strada della scrittura si trova molto spesso ignorato dai veri editori, sommersi di manoscritti sui quali non se la sentono di investire, e lusingato da quelli che si spacciano tali pretendendo lauti pagamenti in cambio della pubblicazione. Il consiglio che posso dare agli esordienti è di diffidare da questi ultimi, il cui unico scopo, spesso, è solo quello di incassare dall’autore.

Il tuo primo giocattolo da bambino, qual è stato e quale pensiero ti viene in mente ricordandolo?

Ciò che mi viene in mente è un cavalluccio a dondolo. Forse deriva da esso la passione che nutro da sempre per i cavalli. Uno dei giochi preferiti, sin dalla tenera età, era proprio quello di disegnare cavalli. E non ho smesso, anche oggi che la mia età tanto tenera non lo è più. “La Casualità apparente”, per il quale ho realizzato ben 32 tavole illustrate, è zeppo di disegni di cavalli.

La prima parola che dici "a voce alta" appena sveglio.

“Ciao Maya”. Saluto la mia affettuosa cagnetta, la seconda a svegliarsi in casa dopo di me, che mi viene incontro non appena metto i piedi a terra.

Ringrazieresti qualcuno per il successo ottenuto?

Ancora una volta l’editore e amico Giordano, che mi ha incoraggiato e creduto in me. Poi la mia famiglia: mia moglie, i miei figli. Infine i lettori del primo romanzo che all’unanimità mi hanno chiesto a gran voce di continuare a scrivere.

Cosa non rifaresti "mai" se potessi tornare indietro?

Grazie a Dio non mi viene in mente qualcosa in particolare. A parte qualche stupidaggine giovanile, rifarei in gran parte le scelte che ho fatto.

Mamma e papà, quanto hanno influito sulle tue scelte da adulto?

Devo molto a entrambi che mi hanno sempre lasciato libero di operare ogni scelta. Sono loro grato per la professione che svolgo da oltre vent’anni: il pubblicitario. Ricordo che all’inizio avevo qualche difficoltà a spiegare di cosa mi occupassi esattamente. Forse non erano convinti che un lavoro simile avrebbe potuto darmi da vivere, eppure non hanno mai detto o fatto qualcosa per farmi cambiare idea. Purtroppo mia madre non ha potuto vedere pubblicato nessuno dei miei romanzi, ma sono certo che dal suo angolino di paradiso mi stia sorridendo soddisfatta. Ecco perché le ho voluto dedicare “Non dire il mio nome”, del quale ho scritto molte pagine accanto a lei nei suoi ultimi mesi di vita.

La tua città d'origine qual è e cosa ricordi di lei?

Sono nato a Ragusa da padre netino. Il Barocco scorre senz’altro nelle mie vene. Amo Ragusa e Ibla così come Noto. Non è un caso che molti capitoli del mio ultimo libro siano ambientati proprio in questi centri. Ovviamente ce ne sono altri, da Catania a Messina, da Palermo a Chiaramonte Gulfi, tutti in Sicilia eccetto Brema, la città tedesca da cui tutto ha inizio.

Un pensiero a…

Un personaggio c’è. Un uomo realmente esistito che tutti conosciamo bene, che ho stimato e che ho voluto includere nel libro stesso. “Non dire il mio nome”, il titolo del mio secondo romanzo, è proprio una sua frase, giacché nella storia che racconto lo faccio vivere sotto una falsa identità. Preferisco, però, non rivelare la sua vera identità per non rovinare il piacere della lettura a chi vorrà scoprirlo gustando il libro.

Parlami del tuo ultimo libro...

Difficile inquadrare il mio secondo romanzo in un genere preciso. Potrei dire che c’è un bel po’ di azione, un pizzico di avventura e una consistente dose di ironia. In estrema sintesi, si tratta di uno sparuto gruppo di persone, uomini e donne, accomunati da un ideale tanto elevato quanto difficile da raggiungere. In qualche modo, con una buona dose di sana incoscienza, portano avanti la loro impresa, non senza imprevisti e difficoltà, riuscendo in parte a portarla a buon fine. Non è comunque la classica storia a lieto fine; purtroppo qualcuno di loro non riuscirà a vivere il momento del trionfo.

Sinossi:

Ettore Bonforti e Filippo Florio, due siciliani, s'incontrano per caso in una clinica tedesca. E scoprono di avere molte cose in comune, prima fra tutte la passione incondizionata per la propria isola. Tutti e due costretti qualche anno prima a lasciarla, per motivi diversi seppur riconducibili in entrambi i casi a "Cosa nostra", bramano un modo per vendicarsi. Una missione improbabile e rischiosa in cui riescono a coinvolgere un medico, una spia russa, un pubblicitario, un maggiordomo e tre carabinieri desiderosi di agire senza divisa.

L'Autore:

Emanuele Cavarra (Ragusa, 1971), sposato, svolge la professione di grafico pubblicitario. Ha anche scritto e illustrato  il romanzo “La casualità apparente”, diario di un cavaliere templare siciliano, pubblicato da Nulla Die nel 2014.

Salutiamo Emanuele Cavarra e gli diamo appuntamento sempre qui, su Stelle di Giorno, per un'altra intervista, un'altra emozione!

Concita Occhipinti

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