CORONAVIRUS: COSA VUOL DIRE “IO RESTO A CASA”

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| di Angel Green eyes. A.
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"La situazione è molto seria. La diffusione del Coronavirus ha avuto un’accelerazione negli ultimi giorni. Tutti noi, io compreso, abbiamo all’inizio pensato che potesse essere un allarme di breve durata. Non è così".  Si apre con queste parole il videomessaggio che il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha rivolto a tutti i suoi concittadini. "La situazione si è fatta sempre più grave. Soprattutto è esploso il problema delle strutture sanitarie", con il sistema "che già oggi è al collasso", ha spiegato Gori.

Tutta Italia 'zona protetta', Spostamenti vietati, scuole ferme fino al 3 aprile, i locali chiusi. Stop alla Serie A. Cresce il numero dei
decessi, cresce (ed è un dato che rincuora) anche il numero dei guariti. 

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Un apporto fondamentale in questa emergenza è stato dato da quegli eroi che hanno camici bianchi o verdi o rosa o rossi o tute spaziali che ogni giorno salvano migliaia di vite, senza poter dormire o prendersi una pausa tra un paziente e un altro. Vuol dire dignità. Vuol dire coscienza. Vuol dire RISPETTO. Vuol dire giudizio. Ecco come fermare il virus.  Semplicemente restando a casa per un periodo di massimo 12 giorni. Questi 12 giorni faranno la differenza. Questi soli 12 giorni salveranno migliaia di vite. Si fermerà la folle corsa del coronavirus di mietere vittime. Mettera fine a un'epidemia che è ancora tutt'oggi presa poco seriamente. Siamo tutti colpevoli e nessuno escluso, diventiamo IMMUNI al coronavirus rimanendo a casa.

Come sconfiggere il coronavirus.

A sconfiggere la COVID-19 (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno di cui si è manifestata) sarà il grande lavoro di organizzazione sul territorio e all’interno degli ospedali, che è già in corso.
A spiegarlo il professor Massimo Clementi, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele, che mercoledì 26 Febbraio è stato ospite di Bruno Vespa alla trasmissione “Porta a Porta” su Rai 1 in una puntata dedicata al Coronavirus.
L’intervento del professore è stato, inoltre, l’occasione per chiarire alcune caratteristiche biologiche del nuovo coronavirus “Sars-Cov-2” e specificare similitudini e differenze rispetto alle influenze stagionali.

«Un caso positivo di Coronavirus - spiega il professor Fabrizio Pregliasco - è un soggetto a cui, a seguito di un tampone faringeo, viene riscontrata la presenza di virus vivo nelle vie respiratorie e che è quindi in una condizione di contagiosità che può andare avanti anche quando c’è la guarigione dei sintomi. Tutti i soggetti positivi, anche se poco sintomatici, vanno considerati a rischio. Le persone che hanno avuto un contatto stretto e ravvicinato con un caso positivo per un tempo superiore a 15 minuti, quindi, devono essere molto attente alla propria salute e potenzialmente isolarsi anch’esse per 14 giorni (tempo massimo di incubazione, che va dai 2 agli 11 giorni con un tempo medio di 5,2 giorni)».

Coronavirus: gli asintomatici
«Tuttavia, essere positivi al tampone non vuol dire essere malati: esistono alcune persone (circa il 5%) che, nonostante risultino positive al test, potrebbero non sviluppare mai i sintomi - chiarisce l’esperto -. È difficile che un soggetto asintomatico, rispetto a uno che manifesta raffreddore e tosse, contagi in modo significativo un’altra persona. Anzi è possibile, ma con minore efficacia e minore probabilità.
Anche in questi casi, è sempre meglio osservare le misure precauzionali disposte dal Ministero e un periodo di quarantena». Caso positivo, quando i sintomi regrediscono 

Essere guariti da un infezione da coronavirus non vuol dire in automatico non essere più contagiosi: «Nei casi di recessione delle manifestazioni sintomatologiche - avverte il virologo -, è sempre meglio che i soggetti restino comunque in quarantena (14 giorni) ed eseguano un ulteriore test che confermi la negatività e la non contagiosità». 

Coronavirus: un problema di sanità pubblica
«Di fronte al coronavirus, molte persone guariscono, altre richiedono assistenza ospedaliera o rianimatoria, altre ancora decedono a causa di patologie concomitanti e di problematiche che possono inasprire l’aggressività del virus - commenta il professore -. Il punto chiave, che si sta attualmente verificando in Lombardia, è l’impossibilità di garantire a tutti l’assistenza respiratoria e i posti di rianimazione. Per questo è fondamentale prestare maggiore attenzione verso se stessi e verso la salute delle altre persone. Queste disposizioni nazionali sono di grande valore perché danno la possibilità alla popolazione di fronteggiare il virus uniti, attuando una serie di misure di buon senso, di riduzione dei contatti sociali, di attenzione nei soggetti malati e di, in caso di sintomi sospetti, autoisolamento per evitare il contagio. Se non si riuscirà a controllare la malattia - conclude Pregliasco - si cercherà almeno di mitigarne la diffusione, diluendo i contagi in modo tale che tutti possano avere l’assistenza necessaria. Credo che dovremmo fare i conti con questo virus ancora per 2-3 mesi».

E io aggiungo, se non ci fermiamo tutti x 12 giorni anche molto di più. Pensate l'arrivo dell'estate barricati in casa con il coronavirus che dilaga in ogni e dove? Altro che vacanze in montagna o mare. Pensateci bene , ma sul serio questa volta.

RESTIAMO A CASA !

Angel Green eyes. A.

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