Intervista con Bernard Rouch

Yin e Yang

| di Roberto Federella
STAMPA

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Bernard  Rouch, ricercatore, formatore, conferenziere e scrittore. Esperto in terapie egizio-essene, dei corpi sottili e delle realtà di tipo energetico e metafisico. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro “Il gioco del perdono.” Le notizie quotidiane sulla pandemia ci condizionano, creando la paura di non poter controllare la nostra vita. Questa situazione sta creando nelle persone angoscia e tensione con relativa perdita di equilibrio. Da qui nasce l'incertezza per il futuro, ma anche per il presente. Non abbiamo più punti saldi a cui fare riferimento. Come possiamo fare per affrontare questo delicato momento di incertezza? 
Prima di tutto questo confinamento insegna tantissimo ad adattarsi. Siamo andati sulla luna, abbiamo grandi tecnologie a disposizione e poi ci rendiamo conto che questo virus così piccolo è in grado di fermare tutte le società del mondo. Come è stato per l'influenza spagnola nel 1918 e per l'influenza asiatica negli anni ‘50 questa emergenza sanitaria ci obbliga a reinventarci. La chiave che ci insegna la storia è l'adattamento e lo spirito di rinnovamento: questa deve essere la nostra forza davanti ad una situazione nuova, senza precedenti, come quella che stiamo vivendo. Situazione che ci obbliga in una certa misura a tirare fuori il meglio di noi. Questo lo vedo anche a livello delle imprese e personalmente. Se osiamo fare un passo verso l'ignoto tutto diviene possibile. In questo momento tante aziende che non hanno voluto cambiare, pensando che tornerà tutto come prima, stanno sperimentando molte difficoltà. Invece oggi bisogna reinventarsi. Non possiamo più tornare come prima. 

Come si può attuare questo cambiamento, fare questo salto verso l'ignoto quando siamo talmente condizionati dalle nostre abitudini e credenze che hanno formato il nostro carattere?
Abbiamo due tipi di intelligenza, l'intelligenza razionale logico-lineare e l’intelligenza fluida, quella che abbiamo da giovani e che ci fa vedere ogni cosa sempre come nuova, come se fosse la prima volta. Con gli anni, ahimè, la maggioranza delle persone perde l'intelligenza fluida e così l'intelligenza strutturale acquisisce sempre più spazio, fino ad arrivare a una rigidità mentale. Il messaggio che dobbiamo raccogliere da questo confinamento è quello di ritrovare la nostra giovinezza, la voglia di creare e di metterci in discussione.

Bernard, ci dai un consiglio pratico per aiutarci ad attuare i cambiamenti necessari nel caso servisse farli?
Ci sono tanti metodi, per prima cosa disidentificarsi dal proprio lavoro e dai personaggi che ci siamo creati. La domanda fondamentale è chiedersi: “Chi sono io?” Sono medico, avvocato, ingegnere o sono qualcos'altro? Ad esempio in Canada non c'è questa identificazione con il ruolo che abbiamo nella società. Quando faccio un corso qui in Italia e chiedo di presentarsi ognuno si presenta con il rispettivo ruolo che riveste nella società. Quando vado in Canada noto che le persone non si identificano con il loro ruolo professionale o relazionale, perché sono più in contatto con se stessi e con la natura. Come anche in questa intervista ci si può preparare le domande o si può anche far fluire l'intervista, grazie appunto all'intelligenza fluida. È molto importante ascoltare l'altro. Insieme si è più intelligenti che singolarmente.
Ho fatto ricerche scientifiche, ho avuto la fortuna di incontrare ricercatori, scienziati e spesso quello che vedevo era che non ragionavano in modo logico-lineare. Per capire alcuni argomenti di fisica quantistica o di astrofisica devi avere un pensiero non lineare e cercare di mettere insieme tanti elementi che si incastrano. Credo che sia questo che manca oggi. Nella storia siamo stati solidali, nei momenti critici ci siamo aiutati a vicenda. In questa crisi il distanziamento sociale è diventato un distanziamento anche di relazione e affettivo. Oltre ciò dobbiamo pensare che dentro di noi c'è un'anima che vuole manifestarsi che vuole creare. Il messaggio che vorrei passasse in questo articolo è che assolutamente non si può vincere mai in un conflitto con se stessi: se lotti contro te stesso puoi solo perdere. L’insegnamento di questo
confinamento è ritornare dentro di sé. C'era un autore ad Alessandria d'Egitto nel primo secolo che diceva che l’amicizia con la nostra
anima ci porta sempre ad avere nuovi progetti. Consigliamo adesso un bellissimo esercizio per prendere contatto con la propria anima:
- Chiudete gli occhi e sentite cosa vi fa sentire vivi e in che parte del vostro corpo sentite questa sensazione.
Qualunque cosa facciamo, se la facciamo in coscienza la facciamo con l'anima.
E’ quella che ci fa sentire in vita. Quindi c’è un’essenza intorno a te e dentro di te alla quale sei costantemente collegato. Esiste una parte di noi che è più sacra e divina ed è la nostra anima.

Qual è il tuo orientamento spirituale?
Non ne ho uno. Ho avuto la fortuna nell'infanzia di crescere in India. Perciò ho avuto molte influenze indiane. Mia madre è diventata monaca buddista, quindi ho avuto molte influenze buddiste. Tre mesi all'anno, ogni anno, andavo dal monastero di mia madre. Sono cresciuto come un monaco. Mio padre era ortodosso , studioso di teologia, perciò ho avuto un’educazione cristiana molto forte. Ho avuto la fortuna di essere in contatto con maestri musulmani e induisti. Quello che manca oggi è la curiosità spirituale di scoprire sempre di più l'anima. In più ti dirò che quando ero piccolo avevo una definizione di Dio come lontano. Più il tempo passa più lo sento vicino, amico, sento una prossimità con il Sacro, una vicinanza al Sacro.

Chi è secondo te un cercatore spirituale?
Sono tantissimi i ricercatori spirituali che non trovano. Molte persone mi dicono: “Sto facendo esercizi tutti i giorni di meditazione”. E’ vero, ed è una strada giusta, ma la vita spirituale non può mai stare in una scatola a se stante, ogni istante della vita è vita spirituale. E allora è un tuffarsi, come Icaro nel Sole, un lasciare spazio sempre di più all’affidarsi. Non sono più io che cerco una vita spirituale, ma sto cercando di ritrovarmi. Pierre Teilhard de Chardin, dopo trent’anni nel deserto in Algeria ci dice: “Non siamo esseri viventi che ogni tanto vivono di esperienze spirituali, ma siamo esseri spirituali che ogni tanto vivono un'esperienza terrestre.” Solo nella vita spirituale la
vita ha un senso e si rimane curiosi di ogni cosa.

A conclusione dell'intervista ti chiederei di darci una tua frase o un aforisma al quale sei particolarmente legato per congedare i nostri lettori.
La cosa più importante oggi che mi viene in mente è che c'è un tesoro dentro di noi, che la vita è metà fuori e metà dentro di noi, che abbiamo tante ricchezze nel nostro essere interiore, che abbiamo un grande regalo, il silenzio, e siamo costantemente chiamati dall'esterno con Facebook, WhatsApp e tante altre cose, ma l'essenziale si trova dentro di noi. E’ importante mandare questo messaggio di speranza, perché in questo momento non sai quante persone soffrono…

Roberto Federella

Contatti

redazione@sestodailynews.net
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK