" La fortuna viene a chi sorride " di Fabio Zaganelli

Racconto di un viaggio straordinario

| di Raffaella Lamastra
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           LA FORTUNA VIENE

               A CHI SORRIDE

Racconto di un viaggio straordinario

"Questo romanzo è dedicato a tutte quelle persone che fanno della vita un'esperienza meravigliosa".

               PROLOGO

C’è ancora da aspettare: Carlo non si sente bene, e d’accordo con Tomas e mia cugina ritorna a casa; nelle sue condizioni non avrebbe potuto fare di più. Non è meningite, questo è il risultato del test; vengo trasportato in una sala adibita per fare una TAC, ormai non riesco più a essere cosciente; il calmante e lo stordimento mi impongono di chiudere gli occhi, lasciarmi andare alla speranza.

La TAC viene eseguita e il responso non è dei migliori: io sono ancora in stato di choc e privo di sensi; usciti dalla sala, il dottore si rivolge a mia cugina che era in attesa di sapere: «Il ragazzo ha un tumore al cervello… dobbiamo portarlo subito al Bufalini di Cesena! Per qualsiasi cosa facciamo riferimento a lei, giusto?». Marzia rimane pietrificata, non sa cosa dire: «Come?! Un tumore?! Oh mio Dio! Sì, va bene, sono a disposizione».

Marzia è sconvolta, è molto sensibile lei, e non può credere a quello che sta succedendo. La notizia si sparge a macchia d’olio: io ho un tumore al cervello e sono l’unico a non saperlo. Mi risveglio in ambulanza, mezzo stordito, non ci vedo ancora, riesco a intravedere a malapena l’infermiera di fronte a me; lei si accorge che ho aperto gli occhi e dice: «Tranquillo, ti stiamo portando all’ospedale Bufalini di Cesena».  

Nonostante le mie brutte condizioni le parlo con un filo di voce: "Che bellezza, è la prima volta che vado là... come sono le infermiere, carine?".

"Sì... delle belle infermiere... sei di buon umore vedo, come ti senti?".  "Ho tanto male alla testa e mi state portando in un ospedale... specializzato in neurochirurgia" sospiro, chiudo e riapro gli occhi "è meglio che sia di buon umore".

L'infermiera sorride. Sono troppo frastornato e la sua voce si allontana; i miei occhi si richiudono, e... lo spirito viaggia... viaggia.

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Più tardi, al ristorante dell’Evergreen, aspetto che mi venga servita la cena, quando mi si avvicina un backpacker e mi chiede se può sedersi al mio tavolo. «Sono iraniano, ma vivo in Germania da molto tempo» dice. «Ah… capisco… ora mi spiego il tuo strano accento! Io mi chiamo Luca, e tu?» . «Io Yousef.

Ti piace l’India, Luca?». «Sì, è un paese molto affascinante e suggestivo, ma è difficile e complicato, devo ancora imparare tante cose». «Se riesci ad andare oltre la facciata, spesso tutt’altro che positiva, potrai apprezzare con gioia la vera energia di questo grande paese». Yousef ha tutta l’aria di essere un tipo interessante. Lo ascolto con attenzione. «Sono scappato dall’Iran venti anni fa, quando sono saliti al potere gli ayatollah… ho vissuto in India per dieci anni, poi mi sono sposato e sono andato a vivere in Germania».

«Hai avuto una vita intensa… sei musulmano?» gli chiedo.

Lui sorride. Scuote la testa. Dice: «Ma che vuoi che m’importi di qualcosa che qualcuno ha detto duemila anni fa… io cerco altro… la ricerca dello spirito è un’altra cosa».

«E cioè?». «Sai amico mio, i luoghi nel mondo con più alta energia spirituale sono cinque: l’India e il Gange, il monte di Mosè nel Sinai, Ayers Rock in Australia, Easter Island in Cile, e Teotihuacan in Messico». Yousef ha ragione. Questa energia spirituale è sempre stata presente nel mio viaggio; non vedo l’ora di andare a Rishikesh, sul Gange, per constatare le sensazioni e l’energia del luogo; e ripensando a Teotihuacan non posso che condividere il suo pensiero.

L’iraniano continua a spiegarmi il suo concetto di spiritualità: «Ognuno di noi ha un suo viaggio da compiere… la ricerca della sua energia o percorso spirituale… ma i luoghi dello spirito sono sempre quelli, da oltre duemila anni. Find your way Luca!». Lo ascolto per una mezz’ora buona, alla fine lo saluto calorosamente. «Complimenti uomo, grazie per la compagnia, ci vedremo presto».

Ci diamo appuntamento a Rishikesh.

Find your way. Cerca la tua via: sante parole, la spinta decisiva alla mia ricerca della conoscenza spirituale.  Mi chiedo: perché Yousef si è rivolto a me per dirmi quelle parole? Poteva farlo con un altro, invece è venuto proprio da me come se sapesse del mio viaggio.

Un messaggero sulla mia via segnata dal destino e dalla fortuna.

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Per entrare a Delhi, come in tutte le grandi città, bisogna prima attraversare la periferia: chilometri di bidonville, baraccopoli, catapecchie e sporcizia e miseria. Non ho mai visto niente del genere, e la cosa strana è che la gente è felice, tutti festeggiano l’Holy per purificare e benedire lo spirito con i colori sacri.

La visione di una tale gioia in mezzo a così tanta povertà mi fa riflettere a lungo, e allo stesso tempo mi rallegra: mi fa capire che la vera felicità rende nulla ogni avversità, risiede nello spirito e non nella vita materiale; queste persone non sanno se domani avranno da mangiare ma sono felici. Il mio pensiero va oltre e mi chiedo che cosa ho visto di bello finora?

L’India non è bella, è affascinante, suggestiva, incredibile. Non bella. Ma ti entra dentro.

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Sono al tempio Phra Singh e sto guardando il Buddha; ne ho già visti tanti, ma ogni volta è sempre una bella sensazione: Lui ti sorride sempre, anche Shiva, Pharvati e Ganesh sorridono, il Cristo non sorride mai, evoca solo dolore e sofferenza. Perché la nostra religione è così triste? Ci fanno crescere con un’immagine distorta della vita, la chiesa cattolica ha sempre fuorviato i fedeli sulla vera entità dello spirito.

Perché gli uomini hanno sempre viaggiato tanto per cercare la propria identità spirituale? Quanto rumore per nulla: sono cambiati i tempi, i costumi, i modi di comunicare, e tutto ciò per quale risultato? Mentre sto pensando a queste cose, dei monaci novizi mi donano del cibo. «Tu ragazzo stai pensando molto» mi sussurra un monaco anziano. «Sai forse leggere la mia mente?» gli chiedo.

«La tua mente, il tuo cuore, la tua anima. Tutti noi pensiamo di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore, e questo è il motivo della nostra esistenza».

Il monaco, sorridendo, mi chiede di dove sono, e parliamo un po’; poi con gran cortesia mi saluta e riprende a fare le sue cose. Mi vengono in mente le parole che mi disse il mio amico Fang, giocoliere americano, conosciuto durante il mio primo viaggio in Thailandia: per osservare la vita e il mondo, bisogna viverlo da dentro.

Poche semplici parole per spiegare il più importante principio della conoscenza. Che personaggio Fang, m’insegnò i primi rudimenti dell’arte del giocoliere e che la fortuna viene a chi sorride…. Forse si è chiuso il cerchio, e ho raggiunto la mia conoscenza?

Forse sono alla fine del mio viaggio?

Dove può portarmi ancora la mia gioia di vivere?

Caro Lettore,

sotto lo pseudonimo di Luca, l'autore, rivive le avventure di un grande viaggio, rievoca le terre attraversate, le persone incontrate, i sentimenti e le meraviglie del mondo... Ci porta con sè, e nel silenzio delle sue parole scritte nero su bianco, lascia  alla nostra fantasia la possibilità di intraprendere un viaggio a dir poco straordinario. 

L'autore, nonostante le avversità della vita, non ha perso il sorriso ed ha imparato una grande lezione: "Fortune comes to those who smile"

"La fortuna viene a chi sorride" di Fabio Zaganelli  Società Editrice "Il Ponte Vecchio"

www.fabiozaganelli.com

fabiozaganelli,@gmail.com

Arrivederci al prossimo appuntamento letterario

 

 

Raffaella Lamastra

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