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L'edificio della libertà

Uno spazio anche per tutti

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“Guarda, là si vede l’edificio abbandonato dell’Impregilo. Lo vedi?”.

Si, lo vediamo bene. A qualche metro di distanza, nei pressi della ex sede dell’Alitalia, troneggia una sconfitta.

Ma siamo allegri; la sconfitta non ha fatto perdurare uno stato d’animo di rassegnazione e amarezza.

La sconfitta ha lasciato il posto ad una conquista.

Forse effimera, con rammarico si potrebbe aggiungere.

Ma è di una conquista che si parla.

È passato poco meno di un mese.

L’edificio era stato occupato e ora si trova nella splendida condizione di una rinascita.

Se si entra da via XXIV Maggio, veniamo accolti da una Reception guarnita di nuova vitalità.

Se si decide di entrare dall’ingresso che si affaccia sulla Piazza Don Mapelli, l’accoglienza è mostrata e indicata da un timido volantino su cui scritto “Aldo dice 26x1, Trattoria Sociale”.

Alzando lo sguardo, zampilla la didascalia “ALDO DICE 26X1” adagiata su un lenzuolo e concretizzata da tocchi veloci di pennarello rosso e nero.

Sono le 12.03 quando un residente del loco apparecchia la tavola, imbandita con tovaglioli di carta rossa, tovaglioli di plastica bianca, posate, bicchieri… tutto l’occorrente per dar il via al pranzo.

Fuori dal piccolo spazio adibito a mensa provvisoria, risplende il sole che accompagna i curiosi di turni durante le loro passeggiate mattutine.

Un signore si accosta all’ingresso, legge quanto scritto sui volantini appesi e chiede gentilmente:

“Fate anche la pizza?”

“No, la può trovare in quel bar più avanti però” risponde cortesemente Igor, il gentile signore con cui mi sono intrattenuta in conversazione questo pomeriggio.

Durante la felice chiacchierata, era facile sorridere per le aspettative che aleggiano su diversi progetti ancora in fase embrionale.

L’edificio dell’Alitalia, alto 7 piani, ha un enorme potenziale; alcune stanze sono tuttora usate da diversi “inquilini, residenti” (sulla trentina); ampi spazi attualmente in disuso che aspettano una destinazione ben più allettante e onorevole di quella vigente ora, ovvero del disuso e disordine totale.

E così, al terzo piano, una superficie di diversi metri quadri attende di adempiere la sua funzione: una mensa sociale.

In altri piani, invidiabili spazi verranno utilizzati per altri scopi: biblioteca, conferenze, corsi…

È tutto un progetto, una speranza.

C’è una nota di poesia in tutto questo; più si sale in altezza, e maggiormente ci si rende conto della condizione latente di possibilità.

E quando si arriva all’ultimo piano, si apre la porta e si approda sulla terrazza, un’ondata di liberazione ti accoglie in pieno viso: lo spettacolo di una città vista dall’alto ti ricorda che è lecito invidiare positivamente gli uccelli.

In quanti avranno desiderato di vivere in un edificio di diversi piani per potere, una volta raggiunto l’ultimo piano, guardare dall’alto la vastità della superficie che si dipana davanti?

Uno degli aspetti stupefacenti, seppure inferiore nella sua importanza tra altri aspetti ben più urgenti, è questa possibilità di visione altra, di vasta scelta; l’evidente libertà genuina e doverosa ti travolge, talmente è semplice nella sua attuazione e rivelazione.

Troviamo la libertà salendo in alto, una libertà allegorizzata; ma questa libertà viene tenuta alla base da diversi progetti, dall’impegno, dal sudore, dalla paura e dalle incertezza.

Ma si eleva…

Salite, salite in alto. Non aspettate nessuno.

Non è solo l’occupazione di un edificio abbandonato. No, racchiude la libertà. È una libertà per tutti.

È una libertà che può continuare ad esistere se sostenuta dalle fondamenta.

L’effimerità del progetto deve diventare solidità per sorreggere una libertà che è un diritto.

Non è solo la libertà di avere una casa, e dunque il diritto di una casa.

È la libertà di potere ottenere una ricchezza morale, estetica, culturale, sociale senza il bisogno (e anzi rifiutandolo) di un lucro dannoso.


Salite al 7° piano di un edificio che, al momento, vi garantisce una visuale unica; prima di salire, soffermatevi alle basi, e comprendetene la magia.

 

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