ARCHITETTURE CURIOSE, IL PALAZZO DELL’ORECCHIO A MILANO

Dreaming of Art

| di Chiara Nicolini
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Tra il 1925 e il 1927, l’architetto mantovano Aldo Andreani fu impegnato nella realizzazione di uno dei tre edifici da lui progettati a Milano. L’opera che ci interessa è in via Serbelloni, all’angolo con via Maffei; in linea d’aria, il Palazzo Sola-Busca si trova più o meno a metà strada tra la fermata Palestro della metropolitana e Villa Necchi-Campiglio. Si tratta di un edificio monumentale in stile Liberty, a pianta poligonale caratterizzato da una profusione di elementi di coronamento alle finestre (dalle cornici ai timpani) e dall’impiego di travertino e un bugnato fatto di blocchi appena sbozzati, al livello inferiore della struttura. A dispetto del tono di tutta l’opera, però, i milanesi l’hanno prosaicamente ribattezzata Ca’ dell’oreggia, letteralmente “casa dell’orecchio”.

Il secondo ingresso dell’edificio, in via Serbelloni 10, presenta infatti un elemento in facciata quantomeno insolito: un bell’orecchio di bronzo perfettamente formato, con tanto di padiglione e condotto uditivo esterno, anche se il tutto presenta dimensioni decisamente sovraumane. Incastonato in una nicchia a lato del portone, la scultura-orecchio sembra disporsi all’ascolto della città. Anche se oggi come oggi non assolve più alla sua funzione primaria di citofono, resta il fatto che questo strumento nato per collegare la Milano di fuori alla Milano del Palazzo tramite un citofono a forma di orecchio, è un qualcosa che esce fuori dai consueti schemi. Inoltre, è da sottolineare che la sua presenza, testimonia il fatto di essere stato uno dei primissimi citofoni a Milano, oltre che meritare il premio per essere uno dei più originali. In effetti, per quanto strana la realizzazione, questo elemento aveva in origine una funzione pratica: l’orecchio altro non è che un citofono sotto “mentite spoglie”. Trattandosi di uno dei primi esemplari in Italia di questo nuovo apparecchio tecnologico, l’architetto Andreani pensò bene di sottolinearne in un sol colpo la funzione e il prestigio, chiamando nientemeno che lo scultore Adolfo Wildt: il genio simbolista che forni così il citofono (e il palazzo) di uno splendido orecchio finemente realizzato e dall’alto valore estetico.

A tal proposito è, poi, interessante che questo orecchio che caratterizza il serioso Palazzo Sola, venne usato per la copertina l’album del 1993 “Acustica”, di Eugenio Finardi. Ma oltre che rappresentare una originalità stilistica, su questo particolare citofono aleggia una sorta di leggenda. Infatti, si narra che se si sussurra a questo orecchio bronzeo perfetto fin nei minimi dettagli, quelli che possono essere i propri desideri o sogni, questi, un giorno, potrebbero realizzarsi.

Chiara Nicolini

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