A BRESCIA PER LA PRIMA VOLTA BAUDICAO, L’ARTISTA DISSIDENTE

Dreaming of Art

| di Chiara Nicolini
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Dal 13 novembre, fino al 13 febbraio Brescia al Museo di Santa Giuliasi prepara ad ospitare una novità per i musei e le gallerie di tutto il mondo; sarà un’occasione unica per vedere dal vivo le opere di Baudicao, artista dissidente di Shangai, Conosciuto anche come Il Bansky cinese per via dei temi di denuncia che affronta nelle sue opere unendo e plasmando arte contemporanea e diritti. Baudicao, classe 1986, una laurea in legge conseguita in Cina, attraverso la mostra “La Cina (non) è vicina” e la collaborazione di Brescia musei, sfida il governo e la censura cinese a colpi di arte critica, esce dai social media per entrare per la prima volta in un museo.

Nel 2018 la mostra che doveva inaugurare a Hong Kong fu cancellata, per “motivi di ordine pubblico” fu la giustificazione del governo di Pechino; l’artista esiliato in Australia ricevette diverse intimidazioni, ma decise di uscire dall’anonimato e togliere la maschera colorata che usava per il suo pubblico “Nel 2018 decisi di continuare a essere artista, scegliendo di mantenere la libertà - racconta -. Da attivista dissidente sapevo che se avessi scelto i diritti umani, la politica e il potere come soggetti della mia arte, mi sarei trovato nei guai e avrei messo in pericolo la
mia famiglia. I social media sono diventati la mia piattaforma, dandomi un’opportunità che invece le gallerie d’arte non mi hanno concesso. L’arte oggi deve cambiare look, uscire da schemi passati e pensare alle persone, alla politica e ai bisognosi”.

“Questa volta - commenta Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei - la mostra dedicata al dissidente cinese Badiucao sarà una vera e propria rivelazione fatta di installazioni multimateriali, tele, opere grafiche e cartoon. L’artista stesso è presente a Brescia per l’allestimento delle proprie installazioni e per il fitting del set up agli spazi che sarà particolarmente originale”. Oltre a sfogliare tematiche di stringente attualità affrontate dall’artista - dalla censura inflitta ai cittadini cinesi sul tema Covid-19 alla repressione del dissenso in Myanmar durante il colpo di stato militare del 2021, dal tema dell’assimilazione culturale forzata degli Uiguri fino al dettagliato racconto in chiave artistica delle proteste degli ultimi anni che hanno visto la popolazione di Hong Kong battersi per contrastare la linea politica governativa – si potrà incontrare anche il mitico orsetto Winnie The Pooh (da qualche anno bandito dalla rete in Cina dopo essere diventato l’alter ego fantastico di Xi Jinping).

Si assisterà alla performance “Tank Man” che risveglia i tragici ricordi di Piazza Tiananmen del 1989, si osserverà da vicino i “Lennon Wall” e ancora guarderemo il racconto delle Olimpiadi invernali attese a Pechino nel 2022, come una "messa in scena di pura propaganda".
Non mancherà un corpo di opere con protagonisti i bambini, vittime della storia, delle guerre e degli abusi.

Chiara Nicolini

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