Partecipa a Sesto Daily News

Sei già registrato?

Accedi con e-mail e password

Le vite interrotte

Per non dimenticare

Condividi su:

Le vite interrotte

Per non dimenticare

«Strano, vero? La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest'uomo non esiste, lascia un vuoto.»

Così dice l'angelo Clarence (Henry Travers) a George Bailey (James Stewart), il protagonista del film La vita è meravigliosa (1946), di Frank Capra, uno dei film più popolari e amati del cinema americano. In questi giorni, in cui scorrono nei notiziari le tristi immagini del terremoto, che ha portato via tante vite e distrutto interi paesi del centro Italia, e al dolore straziante dei sopravvissuti si sommano la rabbia e lo sdegno per le misure di prevenzione degli edifici che ancora una volta, l'ennesima volta, non sono state realizzate; in questi giorni in cui ancora una volta, l'ennesima volta, si torna a piangere bambini, donne, uomini, morti, più che per una fatalità della natura, per l'incuria, l'irresponsabilità e la pigrizia di chi doveva decidere la messa in sicurezza delle strutture, e non ha deciso; in questi giorni in cui ancora una volta, l'ennesima volta, abbiamo riscoperto la parte migliore del nostro Paese, con i suoi angeli della solidarietà, volontari, medici, pompieri, militari, psicologi, sacerdoti, e tutti coloro che hanno dato il loro contributo personale, per aiutare le famiglie vittime del terremoto, alleviare la loro sofferenza, tenere viva la speranza di ricominciare; in questi giorni, le parole dell'angelo Clarence sono più che mai attuali. La vita di un uomo, di ciascuno di noi, è legata a tante altre vite, anche a quelle che oggi non ci sono più. E quando queste persone non esistono più, lasciano un vuoto, anche in chi non le ha conosciute direttamente, perché siamo tutti parte di un'unica grande vita, come le foglie di un albero. Impegniamoci a non dimenticare, e ai politici, agli amministratori, a tutti coloro che sono chiamati all'opera di ricostruzione, diciamo: fate in modo che non si debba mai più piangere dei morti per incuria, perché c'è un limite a tutto, anche alla pazienza.

Condividi su:

Seguici su Facebook