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SARTIGLIA THRILLER "La maschera d'argento" di ANTONIO TURNU

La loro intelligenza saprà perdonare il frutto irriverente della mia folle fantasia.

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BIOGRAFIA

Antonio Turnu è nato a Oristano nel 1961, ha condotto una rubrica televisiva di segnalazione libraria e attualmente collabora con varie riviste. Le sue opere di poesia sono state tradotte in diverse lingue e incluse in varie antologie e periodici.

PRESENTAZIONE

Caro Lettore,

Questo romanzo, proietta il lettore in uno spazio temporale tra il mondo fantastico popolato da cavalieri medioevali ed i giorni nostri dove si consumano le vite di un paese. Siamo ad Oristano, nei giorni che precedono la Sartiglia, festa tradizionale, nella quale i cavalieri lanciati al galoppo con la spada tesa tentano di infilzare la stella.

La manifestazione che si svolgerà la domenica e il martedì che chiude il carnevale, si macchia dall’assassinio di de su Terzu che viene ritrovato cadavere con una spada, infilata nella bocca sigillata da una stella. Il commissario Guttu, un personaggio fuori dalle righe, ha come unico indizio un biglietto lasciato nella bocca del cadavere, di non facile interpretazione dato che la plastica che lo ricopriva non è bastata ad assicurare l’integrità del messaggio.

I cavalieri della Sartiglia iniziano ad aver paura quando viene rinvenuto un secondo cadavere. Cosa muove questi omicidi, quale folle piano sta inseguendo l’assassino, c’è una relazione tra gli omicidi e le scommesse sui cavalli? In questo romanzo ritroviamo la storia e le tradizioni di un popolo, facciamo un passo indietro nel passato per vedere il nostro presente sotto una luce diversa.

Un libro consigliato a chi ama la storia delle storie e vuole riflettere sulle diverse sfaccettature del vivere e morire per perseguire i propri ideali.

(Stefania Cavasassi)

* * * 

BUONA LETTURA…

Sartiglia Thriller LA MASCHERA D’ARGENTO

1 Capitolo

Che incalzi il vento e latri la tempesta.

_ Ma proprio in questo giorno di grande casino doveva capitare? Mancano tre all’evento, - disse Gattu ispettore in forza al commissariato di Oristano, davanti allo specchio d’acciaio dell’ascensore che non si decideva a scendere bloccato al quinto. Allora prese le scale e imprecò per le strade trasformate in divieto, lo stipendio fermo ma i prezzi aumentavano, mentre i privilegi dei politici non diminuivano, il servizio sanitario che ammalava e la pensione che forse avrebbe avuto quando sarebbe stato nel loculo. Ce li mise tutti, pensando a quella storia scesa come fulmine sulla città.

Arrivò al quinto piano che non riusciva più a parlare: scoppiato. Col fiatone e mani poggiate alle ginocchia, piegato in due di fronte al commissario che chiamò il 118: doveva essere un’angina. Tappò la bocca all’amico che cercava di dire qualcosa, poi lo sdraiò sul pavimento e gli impose un bicchiere d’acqua zuccherata. I polmoni spumeggiarono ossigeno e Gattu riprese colorito. Così in fretta da allontanare il pallone ambu come fosse l’ultimo calice della sua vita e mandare a quel paese l’ambulanza. Chiese un caffè, questo sì. Un sano caffè che la sua ora non era ancora arrivata. Poi si rivolse a Margiani, il suo capo, e si lamentò di “tutta ‘sta sabbia, che nel Sahara sembriamo!”.

_ A me lo dici? Io in centro abito e sono costretto a parcheggiare dove capita. Ma mi domando e dico: inizia fra tre giorni, e ci mettono la sabbia nelle strade una settimana prima? _ Vero. Sarà bella quanto vuoi questa Sartiglia, ma un lavoro! So che il questore ha già richiamato tutti in servizio per l’ordine pubblico, lasciando la questura scoperta. Dopo quella morte… Si riferiva all’anno scorso. Un uomo era entrato in pista agitando le braccia per incitare il cavaliere che montava il suo cavallo. Il sauro l’aveva riconosciuto. Aveva rallentato, piegando e comprimendo i muscoli delle zampe sulle cosce schiumate. Si era imbizzarrito e aveva disarcionato di brutto il cavaliere che era stato schienato sulla sabbia.

In quel momento era sopraggiunto un bambino che misurava sì e no cinque anni. Oltre al sorriso e all’effervescenza, vestiva il costume da uomo ragno e si spogliava però dell’attenzione dei genitori. Il padrone del cavallo se n’era accorto e con un balzo di pancia e una bracciata lo aveva scaraventato sulle bocche spalancate delle persone a bordo strada. Tra loro vi erano quelli che assistevano con lo stesso spirito dei romani all’arena: sperando di vedere sangue e nascondendo dietro le mani con un pietoso ooohhh l’eccitazione della morte. Nell’impennata il cavallo aveva inferto una zoccolata sulla fronte del padrone, che aveva sbarrato gli occhi sul quadrupede come se gli avesse voluto dire “non preoccuparti, tira dritto: meglio a me che al bambino. E tu continua a correre anche per me”.

Era stato difficile staccarlo dal corpo di chi lo aveva allevato: l’animale continuava a leccargli saliva, sangue e sabbia; poi era passato a slinguarsi l’arma del delitto: il suo ferro. Quell’anno tra gli indagati misero anche i responsabili delle forze dell’ordine, perché secondo il sostituto procuratore avevano trascurato certe misure di protezione. Era acqua passata, ma avevano capito che gli occhi, sempre e comunque, dovevano restare aperti, anche se per gli altri “A Carnevale ogni scherzo vale”. Sì, a Carnevale ogni scherzo vale, ma era forse una burla quel sacco abbandonato sulla sabbia? Dormire in un sacco a pelo sotto le stelle a febbraio, era un’impresa. Un sacco a pelo nero, sulla sabbia umida, chiuso fino al petto, piegato sulle ginocchia in posizione fetale. A Carnevale, ogni scherzo non sempre vale.

* * * 

2 Capitolo

Ma quel sacco , che cos’è? Si domandò, dopo aver sorseggiato l’acquavite che lo accompagnava nei turni di notte. D’inverno per il freddo e d’estate perché gli stabilizzava la pressione, così era convinto lui. Si asciugò la bocca con la mano, rimise la borraccia all’interno della giacca, poi se la prese con la gente che buttava i sacchi dell’immondezza e con la Sartiglia, perché “tutti si divertono, ma finita la festa, tocca a me togliere ogni tipo di topo di merda sulla strada”. Era un operatore ecologico che di lì a poco avrebbe concluso il suo turno.

Diede una spazzata al marciapiede e poi pensò di nuovo al sacco e a chi l’avesse portato, ma soprattutto al collega che avrebbe dovuto dargli il cambio. “Lo lascio a lui lo lascio. Tanto non fa un cesso dalla mattina alla sera. Quante volte gl’ho ritirato io quello che lui mi ha lasciato a me. Però non mi sembra un sacco dell’immondezza, sembra più grande”, constatò avvicinandosi. “Mi sembra uno di quei cosi, dove i ragazzi dormono al mare. Un comèche sichiama…? Un sacco al pelo”. _ Vuoi vedere che qualcheduno imbriagu di notte, si è messo a dormire lì nella sabbia.

Finì di bere quel che restava. Un bicchiere contro la sete, un altro contro la paura e il terzo contro la morte, recitava un cow boy in un western. Contò esattamente dieci passi e si trovò ai piedi quel sacco a pelo. Messo di fianco, le ginocchia piegate per sostenere la posizione. E a chiunque fosse lì dentro disse di svegliarsi. Niente. Allora calcò lo scarpone e lo scrollò. _ Oooh! A casa tua vai a dormire, mì! Tra un po’ incomincia la gente, e se ti vedono cosiì, bella figura ‘emmerda fai!

Sentì sotto il piede un corpo pesante. Riprovò con più forza: il sacco si spostò sul dorso. Il netturbino rimase con la bocca aperta in una “O” di completa paura: vide una spada che oscillava infilata nella bocca di un uomo. Si mise la scopa fra le gambe e galoppò, ma inciampò sulla saggina e cadde di petto. Ansante si rimise in piedi e senza scopa continuò la corsa sputando la sabbia. In commissariato un agente entrò nell’ufficio di Margiani e riferì di una telefonata e di un morto.

_ Innanzi tutto: uno, chi ha telefonato e due, dove si trova questo morto? _ In via Duomo. E chi ha telefonato non ha detto il nome, ma aveva la voce di un’anziana. Si masticava le parole, come se gli mancava la dentiera. Comunque l’abbiamo beccata. _ La dentiera? – ghignò Gattu. Invece la domanda sull’identità del morto, cadde in un “bo!” di ignoro. _ Ahiò Gattu! Andiamo subito a vedere, perché mancano tre giorni alla Sartiglia. Era venerdì.

* * * 

SARTIGLIA THRILLER " LA MASCHERA D'ARGENTO " di Antonio Turnu - Edizioni aipsa - www.aipsa.com

Caro Lettore,

arrivederci al prossimo appuntamento letterario.

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