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"GOCCE DI EMILIE... Quello che ora sono" di ELENA COPPI

Non c’è ferita che non possa guarire, non c’è lettore che non possa con la fantasia viaggiare in un mondo migliore

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BIOGRAFIA AUTRICE

Elena Coppi è nata a Modena il 17 febbraio 1973, è sposata e vive a Carpi. Laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli Studi di Parma e attualmente impiegata come Assistente di Direzione di una multinazionale tedesca, nel tempo libero si dedica al volontariato come clown di corsia di ospedale e alla scrittura, principalmente di racconti brevi e romanzi, con l’obiettivo di creare e donare al lettore quell’incanto che, con il proprio io bambino, si prova nel meravigliarsi davanti alla semplicità della vita e ai ricordi di famiglia.

Da maggio 2013 ha iniziato a partecipare a molteplici concorsi letterari nazionali, con esiti positivi per la pubblicazione. «La fortuna dell’essere una scrittrice principiante ma continuamente appassionata mi aiuta a mantenere vivo quell’incanto - ci dice Elena con i suoi scritti attraverso uno stile che non ama definirsi di genere - Scrivo perché con le parole riesco ad attraversare spazio e tempo in un unico istante, come se avessi il potere di fare incrociare immagini, significati e destini attraverso la preziosa macchina del tempo che è il dono della scrittura».

 Ad agosto 2015 ha pubblicato la raccolta di racconti Gocce di Emilie edito da casa editrice modenese Eclypsed Word. 



PRESENTAZIONE

Caro Lettore,

I racconti di Elena Coppi sono gocce di vita, distillati al momento, che fanno bene allo spirito. C’è dentro tanta luce: la luce che rischiara l’alba dopo una notte di incubi, la luce di una lampadina che accende un’idea, la luce tiepida di una candela profumata quando fai un bagno rigenerante.

La scrittura è per Elena un elemento naturale.

Forse ancora aspra, acerba a tratti. Ma in lei anche l’incertezza ha un guizzo. Come la sorpresa negli occhi di un bambino che muove i primi passi, come il sorriso di un adolescente innamorato. Non c’è ferita che non possa guarire, ci dice Elena nelle sue storie. Non c’è lettore che non possa, con la fantasia, viaggiare in un mondo migliore.


Buona lettura...

GOCCE DI EMILIE... Quello che ora sono

A mio nonno, avvocato e deputato dell’Assemblea Costituente, un maestro di dignità ed esempio di coerenza nella fede politica e nella vita stessa. Coraggioso, tenace ed altruista, riconosciuto e stimato da tutti come un parlatore piacevole e uno scrittore efficace.

A tutta la mia famiglia che vive nel suo amabile ricordo.

 

 

«Non per presunzione, ma quando io parlo, in linea generale, è difficile che dica delle cose assolutamente inesatte. Può darsi, al massimo, che siano parzialmente inesatte.» (Alessandro Coppi, da Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Discussioni – Seduta pomeridiana del 25 settembre 1951)


Fascio di sangue

Capitolo I

Il castello

Arrivò. Era passato tanto tempo dall’ultima volta. Dal finestrino del passeggero entravano, singolari, voci dal timbro sconosciuto e un rumore vibrante di battere d’ali in lontananza. In una voliera costruita intorno al gran ceppo di un albero abbattuto dalla folgore, i colibrì succhiavano la sostanza zuccherina rossa suggellata dentro una coppa colma del nettare artificiale. Trilli e brevi note acute emesse in volo alternavano la composizione del canto d’amore del maschio dal piumaggio iridescente. Ali acrobatiche sfidavano lo spazio limitato della voliera, antica e priva della freschezza originaria. Man mano che l’automobile avanzava, le immagini della sua memoria scorrevano veloci come la pellicola di bei ricordi racchiusi in fotogrammi istantanei. La stretta carreggiata consumata dal tempo e dalla pioggia procedeva tortuosa e sconnessa. Il rumore improvviso di ferro battuto lo riportò al ricordo ancora vivido del maestoso cancello d’ingresso che, come una persona agitata in attesa del grande ospite, dondolava leggermente da una parte all’altra, ansioso ma allo stesso tempo accogliente, con le ante aperte simili a braccia ospitali ma memori del freddo degli inverni precedenti.

Giulio aveva avvertito una leggera brezza primaverile. I profumi e i suoni provenienti dalla natura facevano pensare a una rinascita. O forse erano le sue aspettative mature a volere che ciò sembrasse tale.

L’autista si fermò appena dopo quell’ultima curva, dietro la quale si apriva un ampio cortile all’aperto rivestito di pietrisco, che contornava in maniera irregolare le fitte aiuole. Queste erano piene di piante e di alberi in attesa di fiorire dopo il lungo letargo invernale. Qui il susseguirsi delle stagioni si era completamente paralizzato. Giulio immaginava che nulla fosse cambiato, nel senso che tutto era rimasto come era stato lasciato, abbandonato. Le pallide descrizioni di Matilde della sera prima avevano scolorito ogni suo desiderio.

Sullo sfondo, il castello era rimasto inerme, intrappolato in un freddo ricordo.

L’autista aprì la portiera aiutandolo ad uscire dalla macchina. Aveva parcheggiato di fronte al vecchio pozzo, Giulio ne sentiva il rumore della carrucola mossa dal vento. A occhi chiusi quest’ultimo rivide il vecchio mugnaio confinante che beveva l’acqua gelida e incontaminata, mentre bambini giocavano a rincorrersi fermandosi ogni tanto ad ammirare i ciclamini appena nati e le movenze dell’uomo nel tirare su il secchio con l’acqua.

Quel ricordo svanì lasciando spazio ad altre rievocazioni che, durante la telefonata con Matilde, lo avevano distratto, anche se per poco tempo, dal quel terribile fatto accaduto nel castello.

Un quarto di luna oscurava il cielo rendendo il castello solitario nel suo canto notturno; ombre ramificate si muovevano convulse in un turbinio di note àfone, il vento della sera aveva creato piccoli vortici di foglie di magnolie che, come scarpette da punta di ballerine vestite di bianco, piroettavano  sullo sfondo di un palcoscenico luttuoso.

I ricordi di Giulio da bambino si unirono alla sua immaginazione matura, ora priva di luce, oltre che ai pensieri espressi ad alta voce dall’autista, compagno da quel suo fatidico incidente. L’immagine del suo passato di un’automobile capovolta sul manto stradale bagnato gli sovvenne nel momento in cui l’autista fece una manovra azzardata nell’evitare un gatto nero che aveva di scatto attraversato il vicolo.


"GOCCE DI EMILIE...Quello che ora sono" di ELENA COPPI - edito da casa editrice modenese Eclypsed Word

profilo Facebook: Elena Coppi

profilo Instagram: milady1805


Caro Lettore, arrivederci al prossimo appuntamento letterario.

 

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