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Il sogno

Lettera scritta da Giorgio Floridi

Redazione
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Riceviamo da Giorgio Floridi:

Il sogno

Si narra che San Francesco in sogno abbia visto se stesso come una gallina piccola e nera, che doveva custodire e proteggere molti pulcini; ma la gallina non poteva offrire a tutti un riparo sufficiente sotto le proprie ali.

Da questo sogno Francesco trasse una conseguenza molto ecclesiale: «Voglio mettere me stesso e i miei fratelli sotto la protezione della Chiesa.

Andrò dunque e li raccomanderò alla santa Chiesa di Roma.

In tale modo i malevoli saranno colpiti dalla verga della sua potenza e i figli di Dio, ovunque, godranno di piena libertà, a maggior beneficio della salvezza eterna».

A volte abbiamo l’illusione di riuscire a trovare le risposte alle domande e ai dubbi che la nostra fede ci pone in termini di contraddizioni, di incoerenza, di scarsa missionarietà.

Ma inevitabilmente nascono altre domande, come se il processo tra credere e avere fede fosse un rapporto definibile con una equazione algebrica.

Davvero la Chiesa dona agli uomini e alle donne in ricerca l’esperienza di un Dio amorevole, buono e giusto?

In quale modo noi, uomini e donne di questa Chiesa, diamo volto e forma al nostro essere cristiani, portatori di un dono dello Spirito che è vocazione di semplici testimoni di un Vangelo di Pace e Comunione?

Il dono dello Spirito nasce da un mistero di relazione: relazione tra le Persone divine e tra Dio e l’uomo.

Nella Chiesa non possiamo riconoscerci che come persone in relazione: con Dio e con tutto il creato.

Questa Chiesa è sempre santa e peccatrice, con i suoi doni perenni e le sue contraddizioni contingenti.

Essa si trova nella scia della vocazione di Gesù così come è definita nel Vangelo di Luca 4,18-19: “Lo Spirito del Signore è sopra di me.

Per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore”.

Noi possiamo solo cercare di trasformare in preghiera il desiderio di rendere visibile il dono dello Spirito, dell’Amore di Dio per l’intera creazione, Amore che guarisce e libera.

Noi come membra della Chiesa dobbiamo portare il nostro contributo affinché la Chiesa tutta rimanga fedele alla sua missione come Gesù l’ha vissuta e l’ha lasciata come mandato nell’Eucaristia.

Per aiutarci a riflettere leggiamo la preghiera del Vescovo ortodosso Ignatios:
“Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo resta nel passato,
il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione,
l’autorità sarebbe dominazione, la missione una propaganda,
il culto un’evocazione e l’agire cristiano una morale da schiavi.

Ma con la presenza dello Spirito il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno, Cristo risorto è presente, il vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa la comunione trinitaria,
l’autorità è un servizio di liberazione, la missione è una Pentecoste, la liturgia è memoria e anticipazione, l’agire umano è consacrato”.

Vi aspettiamo con una altra lettera scritta da Voi lettori per Lettera@perta !!!

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