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Erich Rohmer

L'insostenibile leggerezza dei sentimenti e del desiderio

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Eric Rohmer (1920-2010), vero nome Jean Marie Maurice Scherer, e' stato uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague. Regista, sceneggiatore, scenografo, montatore, critico cinematografico e scrittore francese.

Autore di 23 film, con tre cicli narrativi: Sei racconti moraliCommedie e proverbiRacconti di quattro stagioni. Per Rohmer la missione del cinema << non e' tanto d'inventare ma di scoprire, di catturare la bellezza come una preda >>. Riservato, poco amante delle interviste, cattolico e ambientalista, Rohmer e' stato autore a tutti gli effetti dei suoi film, di cui curava anche la sceneggiatura. Le sue opere erano realizzate con modesti budget, impiegando spesso giovani attori sconosciuti, solo in alcuni casi attori noti, come Jean Luis Tritigant (La mia notte con Maud) e Bruno Ganz (La marchesa Von), pochi fidati collaboratori e produzioni autonome.

Caratteristiche comuni a tutti i suoi film la "leggerezza" della regia, riprese in esterni, azione lenta, dialoghi semplici e attori che si muovono davanti alla macchina da presa con naturalezza come nella vita di tutti i giorni. Le inquadrature appaiono allo spettatore come un quadro dal sapore evocativo, richiamando alla mente le opere degli impressionisti francesi e di Gauguin. Rohmer esplora l'universo dei sentimenti, del desiderio, dei compromessi morali, degli equivoci e dei fraintendimenti amorosi. Fanno da sfondo a questo mondo umano variopinto e cangiante fenomeni naturali eccezionali (il raggio verde, ad esempio), che diventano simbolo, cifra di una epifania, vera e propria rivelazione metafisica di cui interpretare i segni profetici rivelatori del destino dei personaggi.

Protagoniste e animatrici delle sue storie sono principalmente le donne, per Rohmer piu' interessanti per la loro naturale complessita' e sottigliezza, che si traduce spesso in immaturita' e superficialita'. La presenza maschile e' quella spesso di giovani studenti timidi, intellettuali non ricambiati in amore, adulti sentimentalmente immaturi, o seduttori senza scrupoli. Elemento centrale della storia il linguaggio, dialoghi e parole che Rohmer vuole filmare restituendone quasi visivamente il loro potere, anche erotico, dove pero' l'erotismo e' piu' suggerito che mostrato esplicitamente. Fanno da sfondo alla parola i suoni della natura o i rumori cittadini, mentre la colonna sonora quasi scompare per accentuare il realismo dell'azione. Il ruolo del regista e' quello del semplice spettatore, che osserva lo snodarsi degli eventi senza partecipare emotivamente e senza giudicare i personaggi, quasi come se la stessa macchina da presa svanisca dalle sue mani e l'impossibile finzione divenga realta' quotidiana.

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