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SEMPRE DENTRO LA RUOTA - SONIA SERRAVALLI

Il perfetto connubio tra viaggio e scrittura

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Nata a Ferrara nel 1973, laureata in Lingue e Letterature Straniere, vive tra  le mete dei lunghi viaggi che adora: io l'ho conosciuta a Dahab, Sinai e l'ho poi "ritrovata" e letta in diversi posti posti del mondo, ognuno dei quali ha certamente segnato la sua esperienza. Autrice di "L'oro di Dahab" (vincitore del premio Rhegium Julii, Opera Prima 2007), "Se baci la rivoluzione" (IBUC Edizioni), “Chiedete alla reception” ( Laura Capone Editore, umoristico), e “Palo Quattro - L'Amore Abusivo” (Monetti Ragusa Edit, drammatico)  e due racconti erotici pubblicati come e-book per Lite-Editions, "La turista sul Nilo" e "Senza volere", oltre ad articoli sulla rivista di bordo "Racconti Per Un Viaggio" (Fortuna Editore) e il blog rivoluzionando.wordpress.com, steso giorno per giorno dall’Egitto, durante la rivoluzione egiziana.
Visto che anche io andrò in ferie (se non viaggio poi cosa vi racconto?) saranno i suoi scritti a consolarvi durante la mia assenza, partendo d questo che è solo un assaggio di quanto lei possa essere davvero protagonista del mio MondoRotondo.


SEMPRE DENTRO LA RUOTA
pubblicata da Sonia Serravalli 4 agosto 2011 .....
Nella società in cui vivo la gente si ammazza di lavoro trascurando per questo i rapporti personali più importanti, le persone più care, le cose che non ritornano. Rispondiamo male alle persone a cui vogliamo più bene perché abbiamo un treno da prendere, il cartellino da timbrare, le lavatrici da mettere avanti, il pasto sul fuoco, abbiamo fretta al telefono e tronchiamo i discorsi a metà. Sì, molti si bevono ogni cosa solo a metà. Non sorseggiamo più niente, assaggiamo e sputiamo fuori prima ancora di vivere. E alla fine la maggior parte della gente non si rende conto che tutto questo zelo è per fare le cose che detesta di più e per perdersi quelle che ama più al mondo. Quelle per cui corre, perché nella speranza di qualche ora libera che non arriva mai il sorriso al familiare è negato, il grazie rimandato, il racconto di un evento toccante, divertente o memorabile posticipato a un momento “libero” che poi si riempie solo di altro lavoro, e quello che volevamo dire al papà, al fidanzato, all’amica, è già dimenticato per sempre, nell’infinito dello scopo tradito, del senso della vita che abbiamo perso di vista.
E’ per questo che da quando sono tornata in Italia non ho più il tempo materiale di scrivere le miriadi di riflessioni che ancora mi fioriscono dentro ad ogni passo della primavera araba, ad ogni conflitto nel 2011 italiano, ad ogni intuizione cruciale risalendo alle crisi mistiche dell’adolescenza, mentre rifletto sui sentimenti che mi dà il confronto con la mia seconda terra. Ad ogni articolo letto a morsi voraci e quasi mai per intero perché questo mondo pretende che io corra con gli altri. E’ per questo che ormai da mesi una catena di versi che mi sono venuti in mente in macchina o in bicicletta o sull’autobus si sono sentiti trascurati, e quando si sentono trascurati poi si negano per sempre, perduti nelle pagine non scritte del convoglio umano.
Non so niente tranne che non è così che si vive. Sono diventata ingrata, quest’estate difficile, mentre dovrei dire grazie ogni giorno anche solo per il fatto che il destino mi ha concesso di accorgermene. Che qui si è perso il lume della ragione: è un mondo in cui da mattina a sera devi dimostrare qualcosa a qualcuno. Al capo di essere abbastanza veloce per sbrigare in otto ore più mansioni di quante un essere umano in condizioni normali ne sbrigherebbe in una settimana, ai tuoi conviventi di essere abbastanza veloce da riuscire, nelle poche ore libere, a non lasciar segno del tuo passaggio tra la cucina, il letto e i chili di biancheria da lavare, ai vigili urbani di essere abbastanza veloce da aver cambiato il fanalino rotto, da sbrigare tutto ai cinquanta all’ora e da apparire impeccabile, allo Stato e alle società di servizi di essere abbastanza veloce da avere sempre tutte le carte in regola, e bolli, e documenti, e bollette, e denunce fiscali, e contributi, e timbri, devi mangiare abbastanza veloce, devi fumare abbastanza veloce, devi stare in viaggio un tempo accettabile (dagli altri). E non ti puoi dimenticare niente o qualcuno ti punirà. E la punizione consiste nell’umiliazione davanti agli altri, nel furto di qualcosa che è tuo e che ti strozzerà ancora di più sulla ruota dei criceti, o nel ricevere la rabbia di chi è riuscito a correre più di te – la cosa che mi fa più male.
Sono stata in terre in cui tutto ciò sarebbe parso assurdo.
Sono stata in terre in cui il valore della persona non si dimostra dalla sua rapidità o da quanto riesce a stare in equilibrio nello shangai di una burocrazia impossibile.
Sono stata in terre in cui ti vogliono bene anche se non riesci ad arrivare dappertutto.
Sono stata in terre in cui, con un decimo di quel che abbiamo noi, la gente campa cent’anni perché non deve dimostrare a tutti ogni santo giorno di essere abbastanza veloce, abbastanza bravo, abbastanza abile – non deve dimostrare ogni giorno di essere abbastanza.
Sono stata in terre in cui se non corri non c’è nessuno che ti toglie l’amicizia, il saluto o, peggio, la stima.
Sono stata in terre in cui non si vive così.

(di Sonia Serravalli)

 

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