FILOSOFIA "HABIBA"

Oasi di umanità in pieno deserto

| di Sonia Serravalli
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Ho gli occhi chiusi e non vorrei più riaprirli, mentre ascolto il sussurro arabo dei bimbi beduini che mi siedono attorno sul pavimento del learning centre. Questo suono, come una formula magica, mi fa viaggiare attraverso le epoche della mia vita, degli spostamenti e mi fa planare nella realtà dell'Habiba (presso l’affascinante Nuweiba, tra sabbia, oasi e Mar Rosso), un progetto talmente giusto e ambizioso da darmi quasi le vertigini, come un cibo troppo buono, come una storia d'amore troppo intensa.

Sentir parlare Maged, guida spirituale del progetto (egiziano, residente con la moglie Lorena, italiana, a Nuweiba, Sud Sinai, Egitto) fa pensare ai grandi sognatori che vogliono cambiare il mondo. In un primo momento, le sue parole sembrano familiari, sembra di averle sentite tante volte. Poi, invece, la comprensione si approfondisce e si scende ad un livello in cui puoi capire che Maged non solo non sta sognando, ma quello che predica è ormai probabilmente l'unico futuro possibile, che sia in Sinai o che sia in Asia, in Svizzera o in Italia.

Il progetto Habiba  - che ha trovato tra i suoi sostenitori anche un’NGO italiana (Econtact) e che è sempre alla ricerca di nuovi partecipanti e volontari - spazia dalla permacultura (rinverdire le aree desertiche) a un’educazione neoumanistica del bambino, dalla filosofia del riciclo a quella dell’agricoltura biologica, dall’apprendimento nel senso più ampio, e privo d’età, al turismo responsabile e allo slow tourism.

Il progetto del learning centre (centro apprendimento) è iniziato, come quasi tutte le cose migliori, un po’ per caso e un po’ per passione, entrando direttamente nelle case delle famiglie beduine di Nuweiba (sud Sinai, Egitto) e proponendo loro una sorta di “dopo scuola” che in parte compendiasse ciò che la scuola non insegna e in parte tenesse occupati i bambini in maniera costruttiva. La famiglia di Maged e Lorena è ben conosciuta, amata e integrata a Nuweiba da ormai vent’anni, per via del loro già avviato impegno nell’agricoltura biologica, introdotta da loro stessi presso la “Fattoria Organica Habiba”, popolare in tutta l’area del Sud Sinai. L’interesse è cresciuto, il numero dei bambini partecipanti anche, e oggi, dopo un anno, queste variegate lezioni si tengono direttamente dentro un’aula della fattoria, dove mi trovo, circondata dai loro disegni appesi ovunque.

Le “lezioni”, sempre gratuite, includono: norme di igiene di base (come lavarsi i denti, ecc.); valori (rispetto del prossimo, non sopraffazione, autocontrollo, condivisione); esperimenti di convivenza pacifica tra diversi (diverse culture, diverse tribù e diverse condizioni di salute - come tra i bimbi sani e quelli diversamente abili); esercizio della propria creatività (disegno, pittura, costruzioni e creazione di oggetti e ornamenti o piccole opere d’arte, che poi si portano al mercatino di Dahab una volta a settimana, a cento chilometri più a sud); concetti intellettuali (quali basi di matematica e di inglese, con apprendimento di vocaboli e lettura); educazione fisica divertendosi sulla musica; gioco libero e addirittura un momento di raccoglimento a occhi chiusi, quello in cui mi trovo, mentre nella mia mente sfila la scrittura di questa storia, e che potrebbe benissimo costituire un’introduzione di base alla meditazione.
Elementi, quindi, di cui sono carenti non soltanto le scuole pubbliche egiziane, ma anche le nostre. Elementi, come tutto ciò che esce dalla mente e dal cuore del grande Maged, che non si inquadrano in un contesto strettamente locale, ma che possono declinarsi in qualunque lingua e in qualunque cultura nel mondo.

Come per gli altri tentacoli di questo grande progetto, che chiamerei ormai scuola di pensiero, sorta in uno dei luoghi più selvatici e vergini del grande paese egiziano, anche il learning centre si propone come obiettivo quello di “seminare germogli” all’interno della singola persona, affinché sia individuo che comunità si rendano autosufficienti. E possano, se lo ritengono utile, a loro volta, contagiare i propri figli o altri abitanti con la filosofia dell’integrated resorce managment (“processo che promuove lo sviluppo coordinato e la gestione di acqua, terra e risorse correlate al fine di massimizzare il benessere economico e sociale che ne risulta in modo equo, senza compromettere la sostenibilità di ecosistemi vitali”). Quindi, no alla beneficienza senza il lavoro e il coinvolgimento personale, a seconda delle proprie inclinazioni. Il fine è quello di garantire un modello di vita sostenibile, uno sviluppo degli skills personali soddisfacente e funzionale a una realizzazione più degna e completa del ragazzo o della donna beduina, così come dell’essere umano di qualunque altro ecosistema odierno ciò si voglia applicare.

Come tutti i sogni che vengono realizzati, ovviamente anche il learning centre di Habiba aspira a “diventare grande” e, al momento, i suoi creatori e volontari stanno lavorando per la costruzione di un piccolo edificio prospiciente la fattoria, che possa ospitare vere e proprie aule, cucina, bagni e addirittura due laboratori per incentivare la ricerca e la formazione professionale dei più “grandicelli” e persino delle donne che volessero partecipare (vocational training centre).

Maged e la sua Habiba sono coloro che stanno operando la vera rivoluzione. Non solo in Egitto: è una rivoluzione che riguarda l’uomo nel suo complesso. Vi consiglio di venire a vedere con i vostri occhi, prendere parte a una riunione coi bambini, farsi guardare dai loro fari neri quando risorgono dall’apatia perché un loro merito è stato riconosciuto. Oppure, assistere a quando un bimbo sordomuto viene lodato per la prima volta nella sua vita, dopo sei o sette anni di emarginazione, “fatto sentire umano”, parte di qualcosa. Non solo non ve ne pentireste, ma vi avverto che se solo uno dei tentacoli della filosofia Habiba vi accende una luce nella mente, anche tutti gli altri si attiveranno in parallelo e tornerete a casa diversi. Con lo scomodo quanto illuminante sospetto che un mondo migliore sia possibile, e non solo: che esso stia nelle vostre mani.

(Si potrà soggiornare, nel caso di volontari impegnati coi bambini e disponibili per almeno un mese, nel pittoresco Habiba Camp, direttamente sul Mar Rosso; oppure fare una scappata in giornata dalla vicina Dahab. Per contattare Maged o Lorena a Nuweiba: habiba@operamail.com; telefono cellulare: +20 122-2176624; sito: http://www.habibavillage.com e http://www.habibaorganicfarm.com; in Facebook: https://www.facebook.com/habibabeachlodge )

Sonia Serravalli

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