"La mia fotografia è spontaneità": Monelle Chiti si racconta...

FOTOGRAFI DA VICINO: INTERVISTA CON MONELLE CHITI

| di antonio giovanditti
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Abbiamo contattato MONELLE CHITI, fotografa toscana di nascita (ma milanese d'adozione) che ci ha raccontato la sua passione per la fotografia e ci ha svelato alcuni piccoli accorgimenti molto interessanti, tra ricordi e tecnica...
Buona lettura.

1.Perchè hai scelto di fotografare? C'è stato un artista/mentore di riferimento? Quando hai capito che non era un hobby ma qualcosa di più?
In realtà non ho mai scelto di fotografare, o meglio, non è stata una decisione in cui mi sono svegliata una mattina e ho detto: “Voglio diventare una fotografa”. E' stato tutto un processo naturale senza cercarlo. Fotografo da sempre da quando sono piccolina, in casa mia ci sono sempre state macchine analogiche, ho iniziato a scattare con quelle, erano di mio padre, scattavo e portavo a sviluppare i rullini. Lo facevo per gioco perchè a 7 anni lo fai solo per quello principalmente. Poi sono cresciuta e ho capito che la cosa mi stava piacendo parecchio e così ho iniziato a studiare fotografia, ma non ho mai avuto un artista di riferimento, quando ho iniziato a studiare c'era a malapena internet e quindi non andavo a cercare spunti online, come adesso fanno tanti (spesso anch'io) per cercare ispirazioni. Penso che “la svolta” da hobby ad un lavoro serio sia avvenuta perchè da un paesino di provincia in Toscana sono andata a vivere a Milano ed ho iniziato a lavorare per il Corriere della Sera che mi chiese delle foto che avevo fatto ad un concerto e per altri giornali e gruppi che avevano apprezzato i miei lavori.

2. Quale soggetto attrae maggiormente il tuo obiettivo?
Le persone mi attraggono tantissimo, ma ai ritratti ho da sempre preferito i movimenti, l'azione. Forse è per questo che ho iniziato a fotografare musicisti, contando anche il mio amore per la musica. Ho unito le due cose ed i primi passi per la fotografia, a livello professionale intendo, li ho mossi stando ai concerti; in realtà ci vado da quando sono bambina, ma l'amore vero e proprio per la musica è nato grazie ad Mtv, non ho avuto genitori musicisti né fissati con la musica, è una passione che ho sviluppato da sola insomma. Ora come ora fotografo più still life che musicisti in effetti, ma è perchè dopo tanti anni che fotografi solo persone hai voglia anche di cambiare un po'. E così sono passata a lavorare con tanti brand grandissimi di beauty e moda e fortunatamente ho perso quell'etichetta che mi dipingeva solo come fotografa musicale. Ma le persone rimangono sempre i migliori soggetti da fotografare. Anche gli animali in realtà. Dipende anche dal contesto comunque.

3. Qual è la foto più bella che hai scattato e perchè?
In 17 anni che fotografo sembrerà strano ma mi sono affezionata quasi più ai gruppi che ho fotografato spesso che alle singole foto. Io per carattere fotografo di pancia, non vado sempre a cercare la tecnica o la foto perfetta perchè la cosa figa, secondo me, è che risalti l'istante o il momento principale di quel live in una foto sola. Ed è proprio questo che cerco nei concerti, di fare uno scatto che rappresenti l'intera serata o il gruppo stesso, ma ovviamente tutto ciò non è sempre possibile per una serie di ragioni (luci, palco, tempo a disposizione per scattare ecc...). Ad ogni modo penso che ci siano tante foto belle che ho scattato, ma la prima che mi viene in mente, che è anche una delle mie preferite, l'ho scattata agli Zen Circus qualche anno fa al Filagosto, uno dei festival estivi più fighi che ci siano in Italia. Mi piace perchè, appunto, rappresenta gli Zen al 100%, la loro voglia di divertirsi e far divertire, il loro fare punk rock e il caos e il divertimento che c'è ad ogni loro concerto. E perchè, soprattutto, penso di averli ritratti in un istante perfetto.

4. Con che kit fotografico hai iniziato e qual è il tuo preferito/desiderato?
Come dicevo prima fotografo da quando sono piccola con le macchine analogiche, non ricordo la marca, ero davvero una bimba. Ogni tanto anche le usa e getta, ma non mi facevano troppo impazzire. Poi mi regalarono una Fujifilm, era la metà degli anni '90. Poi una Philips se non ricordo male, robe digitali insomma. Non ho mai avuto una Reflex professionale fino a quando non ho iniziato a fare questo lavoro, prima avevo solo delle semplici compatte che usavo quasi per gioco. La cosa bella è che le persone mi dicevano che riuscivo a fare delle foto fighe anche con delle macchine di scarsa qualità. Continuo sempre a pensare che il mio punto di forza sia stato anche quello, perchè per fare uno scatto bello a volte non serve una macchina straordinaria, basta l'idea, la posa, il soggetto. Ovvio che con una macchina bella vengono meglio anche le foto - se sai farle - ma non è sempre detto. Ad ogni modo attualmente non ne desidero nessuna in particolare perchè mi bastano quelle che ho, a seconda dei lavori uso sia Nikon che Canon che sono le mie preferite.

5. Quanto tempo dedichi alla preparazione di un set e alla post-produzione?
Dipende dai progetti: per i concerti tante volte arrivi sul posto e non sai neppure com'è, è tutto nuovo e devi ingegnarti sul momento, pose, posizioni, luci, tutto... Fa parte del gioco e va bene così. Quelle dei live non le post produco per niente, ci metto solo la firma e, ogni tanto, un po' di luminosità in più. Quando invece devo fare foto di still life passo molto tempo nella scelta della location che è la parte più
importante per la riuscita di un'ottima foto, e dedico anche molto tempo alla post produzione.

6. Qual è la foto che ti piacerebbe scattare?
Come musicisti mi piacerebbe tantissimo fotografare Jack White, è uno dei pochi che non ho ancora fotografato. Sono stata felicissima di aver avuto l'occasione di fotografare Dave Grohl, da sempre è uno di quei musicisti che stimo tantissimo. Come foto in se per sé mi piacerebbe scattare un bel paesaggio, di quelli da valle incantata, o di strade lunghissime e deserte, tipo quelle in Nevada o di posti incredibili come in California o di quelli che ho visti nei film. Però sinceramente una in particolare non ce n'è, preferisco che avvenga tutto spontaneo, a volte anche da un comunissimo tramonto può uscire una foto strafiga. Alla fine il bello di una fotografia è anche questo.


Monelle Chiti


SITO: www.monellechiti.com
FACEBOOK: www.facebook.com/chitimonelle
INSTAGRAM: www.instagram.com/monellechiti

antonio giovanditti

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