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GUATAVITA E IL MITO DELL'ELDORADO

SIAMO TUTTI STRANIERI

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La laguna di Guatavita è un lago situato nel dipartimento di Cundinamarca, a circa 60 chilometri da Bogotá, capitale della Colombia.

Il villaggio bianco di Guatavita è una tappa gradevole dove passare un weekend lungo ed  è lì che si trova la laguna di Guatavita, che è all'origine della leggenda dell'El Dorado e del mito originale dei Muisca o Chibcha. 

E' un lago di montagna sulla cordigliera delle Ande, con delle caratteristiche che lo accomunano a quelle di un cratere meteoritico, anche se le sue origini non sono ancora state chiarite ha un diametro di circa 1,5 km e un perimetro di circa 5 km.

Sorto nei pressi del lago vi è il piccolo paese Guatavita, meta di turismo, seppur di ridotte dimensioni, il paese è perfetto per sedersi, respirare l'aria pura, andare in canotto, vedere il tramonto, incontrarsi con se stessi e, perché no, riflettere sulle cose buone cattive che stanno succedendo in quel dato momento. Questa laguna ha una storia e perché non fare parte di essa lasciando un poco di noi stessi in lei. 

In un’area che si affaccia sul lago sono presenti i resti dell’insediamento del popolo nativo dei Muisca è ritenuta uno dei laghi sacri del popolo precolombiano.

Un rituale tenuto proprio presso questo lago è unanimemente riconosciuto essere alla base della famosa leggenda dell’El Dorado.

Il termine El Dorado si associa a una città ricoperta d'oro che nel passato ha avuto varie interpretazioni con riferimento a un «uomo d'oro», appunto «l'uomo dorato».

La leggenda si basava anche su racconti "concreti" di alcuni cronisti dell'epoca che avevano assistito ad un cerimoniale della popolazione Muisca,  si trattava della cerimonia de El indio Dorado, in cui il sovrano di Guatavita si faceva cospargere il corpo di polvere d’oro per trasformarsi nel Dorado, l’uomo tutto d’oro, il quale si recava insieme alla sua corte su un lago e qui, navigando su una zattera colma di doni preziosi, offriva il suo tesoro agli dei, vi si immergeva quando il sole era allo zenit; in quel momento i suoi sudditi gettavano nelle acque oggetti votivi di ogni genere, spesso realizzati in oro. 

Il Conquistador Hernan Cortèz, tornato in Europa dopo la conquista del Messico, aveva descritto al re di Spagna la magnificenza dei tesori di Montezuma: “un disco a forma di sole, grande come la ruota di un carro e d’oro finissimo una ventina di anatre d’oro di squisita fattura e vari ornamenti a forma di cani, tigri, leoni, scimmie”. 

Un inventario che sembrava inesauribile e che fece nascere la convinzione che esistesse una terra ove l’oro era comune come le rocce. 

Parallelamente, la notizia di un “uomo d’oro”, l’Eldorado, cominciava a ingigantirsi e ad assumere toni di leggenda. 

Ben presto la voce che in Sudamerica o in America Centrale si trovava un territorio chiamato Eldorado ove le strade e i tetti delle case erano lastricati del prezioso metallo.

Tra il 1529 e il 1616 sei spedizioni partirono alla ricerca della città d’oro. 

Una ricerca affannosa e inconcludente durata secoli, setacciando ogni angolo della foresta lungo il Rio delle Amazzoni: molti gli esploratori non fecero più ritorno a casa.

Nel frattempo, però, venivano saccheggiati i villaggi e il bottino di guerra veniva fuso e trasportato sotto forma di lingotto in Europa.

Soltanto alla fine dell'Ottocento ci si rese conto della preziosità dell’oreficeria precolombiana e nel 1892, a 400 anni dalla scoperta delle Americhe, vennero esposti per la prima volta in Europa i tesori che si erano salvati dalle, fonderie.

Le ricerche sono proseguite anche durante tutto il Ventesimo secolo e nel 2010, attraverso lo studio di immagini satellitari e fotografie aeree sono state scoperte, al confine tra Bolivia e Brasile, un insieme di geoglifi additati come i resti di El Dorado: si tratterebbe di oltre 200 strutture circolari e poligonali, disposte in una precisa rete geometrica che si estende per oltre 250 chilometri. 

Secondo i ricercatori le strutture risalgono al 200 d.C., altre al 1283, ma molte potrebbero essere ancora nascoste sotto la fitta giungla.

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