Intervista ad Antonio Pacetti

Yin e Yang

| di Roberto Federella
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Antonio Pacetti ha studiato materie economiche finanziarie frequentando corsi importanti a Milano e Roma per poter svolgere il suo prevalente lavoro di direzione e consulenza aziendale.
Nel 1988 incontra l'indiano Ramprakash Sharma che decide di trasmettergli la numerologia vedica, un metodo di lettura della data di nascita unico e originale perché non esistevano all’epoca e non esistono tuttora dei testi. Antonio ci spieghi meglio che cos'è la numerologia vedica?
La numerologia vedica è un metodo di lettura dei numeri da uno a nove a partire dalla data di nascita. La logica che c'è dietro a questa lettura dei numeri è che ciascuno di noi non è quello che ritiene di essere ma è anima. E’ l'anima che crea una struttura corpo mente di sesso maschile o femminile e attiva degli elementi materiali cosiddetti positivi o negativi poiché siamo nella dualità. L’anima va a inserirsi in questi elementi caratteriali e la lettura di questi numeri offre chiarezza al soggetto. Spesso siamo in confusione e la nebbia si alza perché c'è la luce del sole che porta chiarezza. Questa lettura invita a vivere la vita da un punto di vista spirituale. La spiritualità è vivere quello che si è, conoscere se stessi e accogliere quello che si è senza giudicarsi e senza rimanere ancorati al passato o proiettati nel futuro. Questi numeri sono in definitiva vibrazioni e aggiungo che i numeri giorno, mese, anno, fanno riferimento a:

*Il giorno di nascita corrisponde al settimo, sesto e quinto chakra (sistema endocrino.)
*Il mese di nascita corrisponde al quarto e terzo chakra.
*L’anno di nascita corrisponde al primo e secondo chakra.

Qual è l'orientamento spirituale, è più ti risuona?
Non c'è un orientamento preciso, per me spiritualità è un’etichetta che ci diamo. Il mio percorso è stato molto orientato alla ricerca spirituale personale. Un giorno mi sono accorto che non c'è nulla da ricercare ma unicamente trovare quello che si è. Dal concepimento ci sono semplicemente tanti passaggi.

Hai elaborato dal 1996 al 2015 una pratica che si chiama “la pace del cuore”, ci puoi parlare un po' di questa pratica?
Questa è una pratica che iniziai nel 1996 per risolvere dei problemi miei fisici, psicologici, emotivi sentimentali; in seguito, 7-8 anni fa mi spinsero ad insegnarla. Mi dicono essere molto originale. Consiste nel mettere insieme quattro organi del corpo. Faccio lavorare i polmoni, il cuore, la mente e la colonna vertebrale attraverso quattro attività:
*Si è guidati dal battito cardiaco (cuore.)
*Si inspira ed espira e si osserva il respiro (polmoni.)
*Il terzo organo (mente) invece di essere lasciata a fare la “mente scimmia” è impegnata a sostenere questo dialogo, questa integrazione fra cuore e polmone attraverso una preghiera chiamata “la preghiera dei Padri del deserto”.
*Il quarto organo (la colonna vertebrale) è coinvolta attraverso la camminata. Questa pratica porta la pace interiore e la guarigione delle storture, degli elementi ombra che ci caratterizzano.
Se il cuore è in pace e non è agitato allora si è connessi con il tutto e le cose vanno da sole. Sul tuo sito www.numerologiavedica.it compare anche un seminario che si chiama “la vita la morte una visione diversa”.

Come mai un seminario su una tematica così particolare e un po’ temuta?
Io parlo, faccio, mi relaziono per esperienze personali. Nel 2001 e precisamente a gennaio ebbi un'esperienza di premorte, per una quindicina di ore, e poi come a volte succede, ritornai. Mi sono successivamente ritrovato a fare l'accompagnatore dei morenti. Non è un seminario sulla morte ma è un seminario sulla vita perché solo respirando, si crea lo spazio che permette all’inspirazione e quindi l'ossigeno di entrare. Senza la morte non c'è la vita. Quindi ripeto, è un seminario sulla vita.

A conclusione di questa intervista ti chiediamo una frase, un aforisma cui sei legato da darci?
Una frase che mi viene adesso è un invito che fece il saggio, precisamente krishnamurti che scrisse: “Vi invito nella vita fare una cosa sola, una cosa sola: non vivere una vita presa in prestito”.

Grazie Antonio Pacetti di averci rilasciato questa intervista. Un abbraccio e un caro saluto.

Roberto Federella

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