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Avvocato Maurizio Cardona, Il Perry Mason in versione George Clooney con il suo profilo facebook tra i più cliccati nell' web.

Lo Studio Legale Cardona, fondato dalla passione e dall’esperienza dell’Avv. Maurizio Cardona, è da anni impegnato nella soluzione e nella gestione della conflittualità.

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Mi trovo a Torino con l’avvocato Maurizio Cardona, un caro amico esperto nella tutela dei diritti della persona e dei cittadini, da anni impegnato nella soluzione e nella gestione della conflittualità.   Lui avvocato impegnato in processi importanti, autore di poesie, amante dell’arte, 45 anni, vive a Torino, da anni impegnato nella tutela dei soggetti deboli e nei processi di divorzio.
 

Tra una chiacchiera e l’altra nasce questa intervista.

Quanti anni aveva quando ha deciso che da grande avrebbe fatto l’avvocato divorzista? E perché?

Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta precisa. Non so se ho scelto davvero io o se, come succede spesso la vita ha scelto me. Volevo fare il giornalista e sognavo di fare lo scrittore. Pensavo di fare psicologia o filosofia ma poi giurisprudenza fu un percorso di studi che mi era stato consigliato da un funzionario della Rai. Tanti giornalisti avevano studiato giurisprudenza e così fece io. Poi mi accorsi che il diritto mi piaceva sempre di più. Erano gli anni di Mani Pulite e l’idea di diventare un paladino della giustizia mi sfiorò molte volte. Poi arrivò la laurea, la pratica e qualche anno dopo decisi anche di intraprendere lo studio del diritto canonico. Fu in questo periodo che comincia ad occuparmi di vicende familiari anche se in realtà le relazioni umane sono sempre una parte importante della mia vita e al centro dei miei interessi. Mi sono sempre chiesto il perché dei conflitti familiari, cercavo di trovare delle spiegazioni che molte volte non trovavano delle motivazioni razionali. Mi chiedevo se la normativa vigente avesse predisposto adeguate soluzioni per attenuare le conseguenze dei conflitti o per prevenirli. Col tempo e con la frequentazione dei tribunali ho capito le tante disfunzioni che affliggono la giustizia in Italia e in particolare i problemi legati alla separazione e al divorzio e di una normativa che non è stata sempre al passo coi tempi.

Proprio in questi giorni pare che l’Italia sia, infine, giunta all’approvazione del cosiddetto “divorzio breve”. Può spiegarci di cosa si tratta e cosa, a suo avviso, comporterà questa piccola rivoluzione?

Mah, come è noto fino ad oggi il termine per poter procedere al divorzio, e cioè allo scioglimento del vincolo matrimoniale, è fissato in tre anni che decorre dall’udienza presidenziale. Un tempo c.d. di “riflessione” per poterci ripensare ma che storicamente ha perso buona parte della sua ragion d’essere aggravando le tensioni di coppie che nella maggior parte dei casi si sono nel frattempo già rifatte una vita. Il divorzio breve attualmente in discussione in parlamento e che potrebbe già essere approvato nella prossima estate prevede un accorciamento dei tempi, dopo sei mesi in caso di separazione consensuale e dopo un anno in caso di ricorso giudiziale.  E’ un primo passo che potrebbe attenuare la conflittualità familiare garantendo una maggiore libertà di scelta per tutte le persone coinvolte.

Ci può dire qualcosa sulla nuova procedura sulla negoziazione assistita? Sta funzionando? Quali difficoltà stanno emergendo?

E’ appena entrata in vigore e nella logica del legislatore di semplificazione dei procedimenti di separazione e di divorzio, consente di evitare l’intervento del giudice e di arrivare più rapidamente ad un accordo che produce gli stessi effetti dei provvedimenti giudiziali di separazione e divorzio.
Una procedura applicabile, sia in assenza che in presenza di figli minori o di figli maggiorenni, incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.
Nel primo caso, l’accordo raggiunto in seguito alla negoziazione verrà poi trasmesso al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, il quale, se non ravvisa irregolarità comunica il nullaosta agli avvocati; nel secondo caso, invece, il pm, cui va trasmesso l’accordo concluso entro 10 giorni, lo autorizza solo se lo stesso è rispondente all’interesse dei figli.
La nuova normativa ha anche previsto la possibilità per i coniugi che non hanno figli minori, né figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, né economicamente non autosufficienti, di concludere l’accordo direttamente davanti al sindaco, quale ufficiale dello stato civile, anche senza la presenza dell’avvocato.
Una volta autorizzato, l’accordo, nel quale gli avvocati devono dare atto di aver esperito il tentativo di conciliazione tra le parti informandole della possibilità di ricorrere alla mediazione familiare, è equiparato ai provvedimenti giudiziali che definiscono gli analoghi procedimenti in materia.
Dopo la sottoscrizione della convenzione di negoziazione, il legale della parte ha l’obbligo di trasmetterne copia autenticata munita delle relative certificazioni, entro 10 giorni, a pena di sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 10.000 euro, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto per tutti gli adempimenti successivi necessari (trascrizione nei registri di stato civile; annotazioni sull’atto di matrimonio e di nascita; comunicazione all’ufficio anagrafe).
Una procedura che attribuisce agli avvocati un ruolo e responsabilità importanti ma che tuttavia sta già trovando difficoltà applicative e molte resistenze in un momento storico dove i cambiamenti faticano a realizzarsi davvero. Ma a parte delle oggettive difficoltà interpretative della normativa quello che manca realmente è una vera cultura della negoziazione e della conciliazione nonostante gli interventi legislativi di questi ultimi anni.

Cosa si potrebbe fare di più per migliorare e snellire il contenzioso familiare?

Sicuramente la negoziazione assistita e il divorzio breve rappresentano un primo passo nel tentativo di migliorare il contenzioso e di riportare l’Italia al passo con gli altri paesi europei.
Ci sarebbe poi da eliminare il c.d. “addebito” della separazione. Per divorziare non è necessario individuare una qualche responsabilità dell’uno o dell’altro coniuge ma è sufficiente il venir meno della comunione spirituale e materiale tra i coniugi. Non è dunque necessario dimostrare una responsabilità causale del partner, come l'abbandono, la crudeltà o l'adulterio. Tuttavia il i tentativo di far accertare davanti ad un giudice l’addebito della separazione, e dunque la sua responsabilità nella crisi coniugale comporta una battaglia le cui conseguenze spesso sono decisamente onerose e non solo in termini economici. Il venire meno dell’addebito nella procedura di separazione potrebbe dunque essere un passo significazione nell’attenuazione della conflittualità. Nello stesso senso si potrebbero prevedere meccanismi di conciliazione preventivi che al momento fanno fatica a trovare applicazione.
 

Come nascono le sue poesie?

Sono semplicemente momenti di intimità che ho bisogno di esternare. Con il lavoro che faccio, vivo tante storie, partecipo della sofferenza delle persone ma non si può sempre sognare. Devo essere concreto e trovare delle soluzioni. Ma io vivo di sogni e così magari alla fine di una giornata ecco che vivo un momento di raccoglimento e frammenti, pezzi di vita, ricordi o riflessioni sulla vita trovano una strana forma. A volte immagino delle cose e scrivo, butto lì qualche frase; nascono così spontaneamente, solo il flusso della coscienza di un uomo che qualche volta si assenta un po’ e pensa.
 

La passione per la scrittura quando nasce?

Non sono mai riuscito ad immaginarmi solo per il lavoro che faccio. Ho sempre avuto la passione per la poesia e da ragazzo mi dilettavo a scrivere piccole composizioni sognando di scrivere un libro, magari un romanzo.
Prossimo step ancora poesie pubblicate sui social network o qualcosa bolle in pentola?
Mah non mi dispiacerebbe pubblicare una raccolta di questi scritti. Sicuramente continuerò sui social network che rappresentano la modernità ma non escluderei una via tradizionale cartacea. Ma il mio romanzo è lì che bolle in pentola, una fiaba avventurosa e colorata come tutte le fiabe.
 

Senza fantasia non posso vivere. Maurizio Cardona

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